Pa digitale: situazione attuale risultati nulli, obiettivi e piani per svolta entro 5 anni.

Il commissario straordinario per l'Attuazione dell'Agenda digitale parla del sistema dell'identità digitale, dell'anagrafe nazionale e dei pagamenti di PagoPa.

La situazione della Pa digitale non è certo buona al momento, con tante speranze , ma con con quasi nulla di concretamente fatto, anzi con 5 miliardi di spese senza risultati o quasi e spesso i diritti stessi non garantiti e rispettati. Ora si vorrebbe provare la svolta.

C'è un punto su cui Diego Piacentini, commissario straordinario del governo, sembra voler insistere più di altri: la volontà di dare a ciascun cittadino una identità digitale. Anzi l'obiettivo è preso detto: raggiungere l'80 per cento dei cittadini nell'arco di cinque anni. Sono tre i pilastri su cui si basa l'impalcatura: il sistema dell'identità digitale (il cosiddetto Spid), l'anagrafe nazionale e i pagamenti PagoPa. Tutto alla portata di mano purché si intervenga anche sul versante infrastrutturale. Perché, dati delle inchieste e degli approfondimenti alla mano, il digital divide è ancora molto pronunciato se a Milano la quota dei certificati digitali rilasciati è pari al 50 per cento del totale mentre a Napoli sono quasi inesistenti. Da qui bisogna evidentemente partire per dare un nuovo volto al Paese.

Piacentini e la rivoluzione digitale

Intervistato dal quotidiano la Repubblica, il commissario straordinario per l'Attuazione dell'Agenda digitale apre comunque squarci di ottimismo quando spiega che il ritmo di crescita della creazione di identità digitali è pari al 95 per cento all'anno. E se anche PagoPa, il sistema con cui effettuare i versamenti allo Stato e al fisco, sta facendo registrare i primi interessanti risultati ("PagoPa esisteva dal 2012, ma fino a gennaio 2016 c'erano state 92mila transazioni. Ora siamo a 4 milioni, con una crescita annua del 311%", ma "dovremo superare i 100 milioni di transazioni in un anno"), ben diverso è il caso dell'Anagrafe nazionale. Come ricordato da Piacentini, i numeri sono pressoché irrilevanti: solamente 19 Comuni ne fanno parte con la copertura di neanche mezzo milione di cittadini italiani.

I doveri di Amazon nei confronti dello Stato

Di interessante c'è però un'altra rilevazioni: il problema principale non è rappresentato dalla costante carenza di denaro. Quanto piuttosto la reale volontà a imboccare questo percorso tecnico e tecnologico perché la tecnologia cambia rapidamente e le norme fanno presto a diventare obsolete. Lo Stato si paralizza da solo e i decreti sono stati spesso scritti dai fornitori". Altra condizione è la creazione di "una forte leadership". L'imperativo è chiaro: "Il cambiamento radicale deve essere una priorità nell’agenda del presidente del Consiglio dei ministri". Resta poi da scoprire cosa succederà quando Piacentini farà un passo indietro perché terminerà il suo mandato. Il successore ricomincerà tutto da capo o riprenderà i lavori laddove sono stati sospesi? Ma soprattutto, ci sarà un nuovo commissario?

C'è poi un passaggio interessante sull'apparato burocratico dello Stato e in generale sulla cosa pubblica. La sua idea è migliore rispetto a quando ha iniziato e non è vero che non si possono fare le cose. E non manca un riferimento velato ad Amazon: le grandi aziende che hanno un impatto globale hanno un dovere: devono aiutare i Paesi a essere più efficiente - argomenta - e portare valore aggiunto alla cosa pubblica, al di là delle questioni legate alla creazione di lavoro, alla generazione di prodotti e al pagamento delle tasse dovute.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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