Slitta la riforma del Tfr e il Ministro Maroni minaccia di dimettersi

Maroni ha parlato anche di 'forti pressioni', provenienti anche dal mondo economico e finanziario, e di percorso che, se 'non è compromesso', subisce oggettivamente uno stop preoccupante.

Slitta la riforma del Tfr. Oggi il Consiglio dei ministri - contro il parere del reponsabile del Welfare Roberto Maroni, e degli altri ministri leghisti - ha deciso di rinviare al Parlamento il parere già espresso dalle commissioni delle due Camere, contestandone alcuni passaggi.

Ad annunciarlo è stato lo stesso Maroni, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Aggiungendo che, se la situazione non si sbloccherà, ci "saranno problemi rilevanti sul piano politico".

Insomma il ministro - pur precisando che comunque con la decisione scatta una proroga, nei tempi di approvazione della delega - non ha nascosto tutto il suo disappunto: a suo giudizio, la decisione di rinviare la riforma è "dannosa, ingiustificata e controproducente".

Maroni ha parlato anche di "forti pressioni", provenienti anche dal mondo economico e finanziario, e di percorso che, se "non è compromesso", subisce oggettivamente uno stop preoccupante.

"Mi auguro che Parlamento sappia resistere a queste pressioni", ha aggiunto. A questo punto, per il responsabile del Welfare, "bisognerà lavorare ancora più duramente" perchè il testo "torni in Consiglio dei ministro entro 30 giorni". Cioè entro il tempo previsto previsto dal rinvio alle Camere.


Questo sul piano tecnico. Su quello politico, invece, c'è da registrare un ennesima spaccatura del governo su un tema importante come quello delle liquidazioni dei lavoratori.

 Mentre, da parte sua, il premier Silvio Berlusconi al momento del voto è uscito dalla sala, per evitare - questa la spiegazione ufficiale - conflitto di interessi.

Quanto al perché della decisione di rimandare la riforma alla Camere, è stato lo stesso Maroni a entrare nel merito dei due pareri emersi all'interno del Consiglio dei ministri. Il ministro ha infatti spiegato di aver votato contro perchè il rinvio "riguarda questioni a lungo dibattute con le parti sociali e il Parlamento, che sono state già risolte nel modo più equilibrato; mi riferisco alla portabilità del contributo del datore di lavoro.

Nel provvedimento abbiamo scritto che è limitato ai fondi negoziali, non può essere portato nei fondi assicurativi; il Consiglio dei ministri è stato di diverso avviso". L'altro punto che non ha superato il via libera del Cdm è quello "sulla moratoria delle piccole e medie imprese che non possono avere l'accesso al credito.

Abbiamo previsto, come richiesto dalle stesse pmi, il differimento del silenzio-assenso: il Consiglio dei ministri è stato di diverso avviso". Adesso la parole passa di nuovo al Parlamento.
(AGE) ANDREA NUNZIATA








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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