In vigore il protocollo di Kyoto: una scomessa che si può vincere

Il 16 febbraio entrerà ufficialmente in vigore il protocollo di Kyoto, l'accordo firmato nella città giapponese nel 1997 con cui 160 Stati si impegnavano ad attuare politiche industriali e ambientali tendenti a ridurre il surriscaldamento del pia

Il 16 febbraio entrerà ufficialmente in vigore il protocollo di Kyoto, l'accordo firmato nella città giapponese nel 1997 con cui 160 Stati si impegnavano ad attuare politiche industriali e ambientali tendenti a ridurre il surriscaldamento del pianeta. Tutti i Paesi aderenti, fra cui l'Italia, l'Unione Europea, la Russia e il Giappone, ma non gli Usa, dovranno controllare e ridurre le emissioni di gas inquinanti nell'atmosfera, soprattutto quelle di derivazione industriale. Sanzioni economiche sono previste per quegli Stati che non rispetteranno le regole.

L'accordo di Kyoto si è dato obbiettivi impegnativi: ogni singolo Stato infatti entro il quinquennio 2008-2012 dovrà ridurre, in proporzione, il totale di emissioni inquinanti prodotte nel suo territorio, avendo come base di calcolo le emissioni prodotte nel 1990. Con il protocollo di Kyoto prenderà perciò il via a livello mondiale un gigantesco e costoso processo di riconversione delle tecnologie industriali che dovrà essere completato nel 2012. C'è in ballo la salute del pianeta e anche quella dei suoi abitanti, sempre piu' stretti nella morsa dell'inquinamento atmosferico, cui si aggiunge il cosiddetto effetto serra, cioè il surriscaldamento dell'atmosfera che produce effetti negativi a catena sull'ambiente e sul clima in particolare.

L'accordo di Kyoto potrà essere attuato solo a costo di una radicale revisione dei sistemi di produzione industriale, dell'apparato che sovrintende alla produzione energetica, ai trasporti pubblici e privati, alla chimica. Non saranno escluse da questo processo le nostre abitudini domestiche: i condizionatori d' aria, i frigoriferi, gli impianti di riscaldamento delle abitazioni, le automobili tanto per fare degli esempi sono anch' essi protagonisti, in negativo, dell'emissione di gas inquinanti che andranno ridotti significativamente, modificando altrettanto significativamente le nostre abitudini di vita.

Insomma, grandi rivolgimenti ci attendono e grandi saranno i costi economici e sociali che le collettività dovranno sostenere. Ad esempio per gli investimenti nella ricerca e nella produzione di energia pulita. Da questo enorme processo che coinvolge tutto il mondo industrializzato e anche buona parte dei Paesi in via di sviluppo, saranno assenti, almeno per ora, gli Usa che nel 2001 hanno rinunciato ad aderire all'accordo di Kyoto.

Secondo l'Agenzia europea dell'Ambiente, l'anidride carbonica, che è il gas maggiormente responsabile dell'effetto serra, risulta in costante crescita: 15 anni fa era di 250 ppm (parti per milione), nel 2000 era di 360 ppm e tra 50 anni arrivera' a 500 ppm. Livelli giudicati insostenibili per la salute umana e per quella del pianeta. Nello stesso periodo le temperature della terra sono aumentate di un grado, e crescono al ritmo di 0,1 gradi a decennio e i livelli dei mari sono cresciuti di 20 centimetri. In Europa si producono ogni anno più di 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2), di cui 4 miliardi provengono da camini, ciminiere, autoveicoli. Nel 2050 si prevede che, in assenza di contromisure, le attuali emissioni raddoppieranno su scala planetaria.


Il protocollo di Kyoto prevede una riduzione media del 5,2% delle emissioni per i principali paesi industrializzati. La Ue dovrà ridurre le sue emissioni mediamente dell'8%, l'Italia del 6,5%. Gli Usa, in caso di adesione, dovrebbero ridurre del 7% le loro emissioni di gas nell' atmosfera. L'accordo raggiunto a Kyoto nel 1997, in particolare, prevede una drastica riduzione dell' emissione di gas nocivi nell'aria, attraverso tutta una serie di misure: ammodernamento degli impianti industriali, riduzione dello smog da autoveicoli, abolizione dell'uso di alcune particolari sostanze nel confezionamento di prodotti per l'industria chimica e l'igiene; modifica delle componenti chimiche impiegate nella produzione di impianti refrigeranti ed elettrici; innovazione nella gestione del settore agricolo e zootecnico, nell'industria energetica, metallurgica e dei trasporti e altro ancora.

Data la complessità delle iniziative e il loro rilevante costo economico, le nazioni firmatarie decisero di rendere vincolante il protocollo solamente quando lo stesso avesse ottenuto la ratifica da parte delle nazioni industrializzate che emettono complessivamente più del 55% dell'anidride carbonica. Quel limite è stato raggiunto e superato nel novembre 2004 con l'adesione definitiva da parte della Russia, che porta in dote il 17,4% delle emissioni, e così il totale di emissioni dei Paesi aderenti è arrivato al 61,6%. Se la Russia avesse continuato a dire di no, invece, l'accordo non sarebbe mai entrato in vigore, e a poco sarebbe servita l' adesione già ottenuta da parte di 126 Stati, compresa l' Italia (che ha aderito nel 2002) e tutti i Paesi Ue, e dal Giappone.








di Chiara Compagnucci Fonte: pubblicato il


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