Energia: le PMI pagano 51% in più rispetto alla media europea

E' quanto emerge da un'analisi condotta da Lapam Federimpresa, che ha esaminato i fattori che ostacolano la competitività delle aziende italiane

In Italia l'energia elettrica costa alle imprese dal 16,4% al 51,7% in più rispetto alla media europea.

Colpa anche del peso del fisco che nel nostro Paese incide per circa il 29% sul prezzo finale dell'elettricità. Rispetto alla media Ue, le tasse sul chilowatt/ora in Italia sono superiori di una percentuale che oscilla tra il 5,4% e il 7,3%.

E' quanto emerge da un'analisi condotta da Lapam Federimpresa, che ha esaminato i fattori che ostacolano la competitività delle aziende italiane.


Per esemplificare l'impatto del costo dell'elettricità, Lapam ha esaminato il caso di un'impresa con un consumo medio di 358.017 chilovattore/anno, vale a dire una delle innumerevoli piccole-medie imprese energivore che hanno fatto grande in tutto il Paese l'economia modenese.


Questa tipologia di impresa paga l'energia elettrica 10.300 €/anno in più rispetto ad un competitor europeo, dei quali 5.160 €/anno (il 50,1%) dovuti alle imposte.


Per questo profilo di imprese, il divario dei prezzi dell'energia (al lordo delle imposte) rispetto alla media europea, tra il 1999 e il 2004 è più che raddoppiato, passando da 13,7% al 27,6%.


"Abbiamo rilevato – afferma il vice segretario generale di Lapam Federimpresa Giuliano Tollari - che l'impatto delle tasse locali sul costo dell'elettricità per le imprese, oltre ad essere aumentato, è ripartito in modo sperequato sulle diverse classi di consumo.

Infatti, l'attuale normativa italiana delle imposte addizionali degli enti locali sui consumi di energia elettrica per usi industriali, prevede l'applicazione di un'aliquota soltanto per i consumi inferiori a 200.000 chilovattore/mese (vale a dire quelli delle piccole e medie imprese).

Essa è pari a 0,93 centesimi di euro (18 lire) per chilovatt/ora ed è incrementabile a discrezione di ciascuna amministrazione provinciale fino a 1,13 centesimi di euro (22 lire) per chilovattora".

Per i consumi superiori a 200.000 chilovattora/mese (vale a dire quelli delle grandi imprese), invece, è prevista l'esenzione totale dall'addizionale.


"Si tratta di un trattamento fiscale iniquo – commenta Giuliano Tollari - che penalizza ulteriormente le piccole imprese italiane rispetto ai grandi consumatori industriali.

Ancora una volta ad essere maggiormente penalizzato è quel tessuto di piccole – medie realtà imprenditoriali che hanno fatto la fortuna di una Nazione costituita da tanti distretti e che proseguono nel tenere a galla l'economia modenese in una situazione congiunturale ormai da troppo tempo in difficoltà".

L'analisi della distribuzione territoriale dell'addizionale enti locali sul consumo di energia elettrica, realizzata a livello nazionale da Confartigianato, mostra che questa accisa, da sola, incide tra il 7% e il 9% sul costo totale della bolletta elettrica finale dei consumatori industriali con consumi mensili inferiori ai 200.000 chilovattore.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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