Export - «Basta demonizzare la Cina, è anche colpa nostra»

Non è la Cina ad aver messo in crisi i settori del tessile-abbigliamento e delle calzature italiani. Ad affermarlo è l’Ufficio studi dell’associazione degli Artigiani Cgia di Mestre

Non è la Cina ad aver messo in crisi i settori del tessile-abbigliamento e delle calzature italiani. Ad affermarlo è l’Ufficio studi dell’associazione degli Artigiani Cgia di Mestre.

Tra il 2000 e il 2004 - osserva infatti la Cgia - le esportazioni italiane di questo macro settore sono diminuite del 4,1%. Gli addetti, sempre nello stesso periodo, si sono ridotti di quasi 274.000 unità (pari al -29,4%), mentre il numero delle imprese, tra il 2001 e il 2004, è diminuito di oltre 10.300 (-9,1%).

E’ possibile, allora - chiede l’associazione degli artigiani di Meste - che tutto sia da addebitare alla concorrenza sleale dei prodotti cinesi se l’accordo Multifibre - che prevedeva un contingentamento delle esportazioni in Europa - è scaduto lo scorso 31 dicembre 2004?
Secondo la stessa Cgia, la risposta è molto chiara: non può essere la Cina la principale responsabile dei mali di questo comparto.

«Chi si ricorda - commenta il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - quando i cinesi eravamo noi? Quali tecniche hanno usato negli anni ’70 i nostri imprenditori per mettere in crisi, ad esempio, il tessile o l’abbigliamento tedesco? Semplice. Un basso costo del lavoro, una grande capacità di copiare i prodotti migliori e un ricorso abbastanza diffuso al lavoro nero. Insomma, le stesse misure che in dosi molto più massicce stanno facendo, oggi, i paesi emergenti».

«Pertanto, basta con questa caccia alle streghe - conclude Bortolussi - i problemi sono strutturali e sono legati al profondo cambiamento tecnologico che sta vivendo da anni questo comparto, sempre più caratterizzato da un forte aumento della robotizzazione e dall’applicazione delle nuove tecnologie nel processo produttivo. Questo mix ha contribuito, da un lato, ad aumentare la produttività e, dall’altro, ad incentivare l’espulsione di manodopera mettendo in crisi le aziende marginali. Certo, chi come la Cina o l’India fa dumping va combattuto ed accelera il processo di crisi di molte imprese, ma non può essere la causa di tutti i mali».








Fonte: pubblicato il


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