Lavoro in nero sostiene l'economia italiana: secondo e terzo lavoro indispensabili per le famiglie

Dallo scenario disegnato dall'Eurispes, circa l’analisi del tasso di inflazione nel nostro Paese e sulla realtà del lavoro in nero, emerge che il sommerso nel nostro Paese va ad integrare i redditi delle famiglie

Dallo scenario disegnato dall'Eurispes, circa l’analisi del tasso di inflazione nel nostro Paese e sulla realtà del lavoro in nero,  emerge che il sommerso nel nostro Paese va ad integrare i redditi delle famiglie che, in seguito alla perdita del potere d'acquisto e alla forte inflazione che hanno caratterizzato l'economia italiana negli ultimi anni, si mantengono su livelli ben al di sotto della media europea e non tengono il passo con l'aumento del costo della vita.

Vale a dire, il costo della vita aumenta ma con lui non aumentano i salari e quindi le disponibilità da parte dei cittadini di andare di pari passo con la vita che cambia. E allora il lavoro in nero in Italia sembra essere diventato una specie di sostegno al buon andamento delle famiglie meno abbienti, o almeno il mezzo che consente loro di arrivare a fine mese.

L'Eurispes stima che l'economia sommersa nel nostro Paese ha generato nel 2007 almeno 549 miliardi di euro, corrispondenti al 35% del Pil ufficiale che è di circa 1.500 mld di euro. Si tratta di un'altra economia che va ad integrare i redditi delle famiglie.

E così, rileva l'istituto, il sommerso italiano finisce per equivalere al Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi insieme. Questi numeri sono il sintomo che cresce, e in maniera piuttosto diffusa, la povertà dei ceti e cresce l’allarme per l’insolvenza dei mutui per la casa insieme. Così il lavoro sommerso arriva come ‘ammortizzatore’ della crisi.

Marianna Quatraro





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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