Nucleare in Italia e nuove centrali: i motivi del no spiegati anche con la recente linea UE

Ci sono ragioni obiettive per tornare al nucleare in Italia? Scajola dice che lo chiede l'Europa e che l'alto prezzo della bolletta energetica

Ci sono ragioni obiettive per tornare al nucleare in Italia? Scajola dice che lo chiede l'Europa e che l'alto prezzo della bolletta energetica, che costa circa 60 miliardi di euro l'anno, è la conseguenza dell'uscita dell'Italia dal nucleare, a seguito del referendum del 1987. In entrambi i casi si tratta di affermazioni senza fondamento che vengono utilizzate come slogan di una battaglia tutta ideologica.

Non solo l'Europa non ci chiede il nucleare ma anzi punta su un percorso virtuoso basato sulla regola dei tre "20". Un anno fa, il Consiglio Europeo ha definitivamente approvato un piano di azione per il dopo Kyoto che prevede, entro il 2020, di ridurre le emissioni di gas serra (-20%), agendo su efficienza energetica (+20%) e su un incremento delle fonti rinnovabili (+20%).

Per avere energia "a costi competitivi" sarebbe meglio utilizzare proprio la ricetta europea. Ipotizzando un aumento di risparmio energetico e di rinnovabili di circa il 2% per anno, si guadagnerebbero circa 2 miliardi all'anno, arrivando a dimezzare la nostra bolletta energetica entro il 2020

Di fronte a queste grandi sfide, la situazione in Italia è preoccupante: invece di ridurre le nostre emissioni del 6,5%, le stiamo aumentando di oltre il 15%. Per le sole penalità, dovute ai ritardi di applicazione degli accordi di Kyoto, lo Stato italiano dovrà pagare circa 13 miliardi. Su questi temi il governo italiano dovrebbe dare risposte concrete all'Europa.

Sul secondo punto c'è bisogno di uscire dagli slogan e fare chiarezza: elettricità non è sinonimo di energia. La produzione elettrica è una parte modesta della produzione totale di energia, in Europa costituisce solo il 6% dei consumi finali. La gran parte dell'energia viene utilizzata nei trasporti, nel riscaldamento e per la produzione industriale; tutte aree dove l'energia atomica non può rimpiazzare il petrolio. Il dibattito nucleare si restringe, dunque, ad un'area specifica - la produzione elettrica - che rappresenta una frazione minima del problema energetico.


Anche se il nucleare fosse in grado di fornire energia a costi competitivi - cosa tutta da dimostrare di fronte alla scarsità di uranio arricchito e al conseguente aumento dei prezzi - questo presunto risparmio potrà, al massimo, valere per il 5-6% della spesa totale (3-4 miliardi) ed i benefici si vedranno non prima di 10 anni, quando le centrali saranno operative. Intanto, per realizzare gli impianti si dovrebbero investire 4-5 miliardi per ogni gigawatt di energia prodotta con il nucleare. A proposito dei costi del nucleare, i cittadini italiani dovrebbero sapere che, a 20 anni di distanza dalla chiusura, stiamo ancora pagando il costo dello smantellamento degli impianti nucleari (componente A2 nella bolletta ENEL).





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su