Finanziamento regioni autonome in Spagna: una grande sfida del nuovo Governo Zapatero

La riforma del sistema di finanziamento delle comunità autonome è uno degli assi portanti della nuova legislatura di Zapatero e sta risultando essere un obiettivo di non facile soluzione.

La riforma del sistema di finanziamento delle comunità autonome è uno degli assi portanti della nuova legislatura di Zapatero e sta risultando essere un obiettivo di non facile soluzione.

Anzi, di scontro all'interno dello stesso partito socialista spagnolo, che non sembra avere apprezzato il rinsaldarsi delle relazioni tra Barcellona e Valencia -i cui governi, tra l'altro, sono di segno opposto- in vista del confronto più generale con l'esecutivo spagnolo e all'interno del Consiglio di Politica Fiscale.

Né è bastata una cena organizzata dallo stesso Zapatero alla Moncloa, con i leader socialisti che presiedono otto tra le autonomie spagnole, a placare gli animi. Il governo ha cercato di rassicurare tutti, sui contenuti e i tempi del negoziato, ma le differenze di valutazione e di proposta permangono. Perché, in principio si discute del nuovo sistema di finanziamento, però in realtà ci si confronta ancora e di nuovo sui contenuti dell'Estatut catalano e sui tempi da questo indicati per la sua applicazione.

Ciò che è infatti in ballo in questa partita, è stabilire quale sia il livello di solidarietà che deve essere assicurato nel rapporto tra le diverse autonomie e quale il rapporto tra questo ed il grado di autonomia finanziaria di ciascuna comunità per il soddisfacimento dei bisogni dei propri cittadini.

Attualmente, il sistema funziona con un fondo di perequazione statale che copre la differenza tra necessità di spesa per ciascuna comunità ed entrate fiscali (da imposte cedute dallo Stato, o condivise), riconoscendo un maggior sostegno economico alle comunità che riscuotono meno tributi. Una situazione squilibrata, secondo la quale, ad esempio, l'Estremadura riceve maggiori risorse per abitante (2.500 euro) della Catalogna (1.920 euro).


La Generalitat propone quindi di definire un nuovo meccanismo di perequazione che distingua -e quindi garantisca a tutte le comunità- le risorse economiche destinate al finanziamento dei servizi essenziali del welfare (educazione, sanità e servizi sociali) che realizzano l'eguaglianza tra tutti i cittadini, dal resto; e che consideri, come variabile di fondo, la popolazione corretta dal flusso migratorio e dal differenziale inflattivo. Secondo questa ipotesi, il nuovo fondo statale coprirebbe tra il 65% e il 75% delle spese.
Concretamente, perciò, la discussione interessa sia la qualità del nuovo fondo perequativo sia il suo grado di copertura.

C'è da dire che il dibattito è partito male sin dal principio, con una provocazione lanciata dall'ex-presidente del governo spagnolo Felipe González che, in un articolo pubblicato all'inizio di maggio su El País, accampando ragioni legate al rallentamento del ciclo economico, metteva in discussione la riforma del sistema di finanziamento come prioritaria per il paese.

L'ipotesi del rinvio dell'applicazione dell'Estatut è subito stata rigettata dalla società catalana e dai suoi agenti economici e sociali.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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