Reato di clandestinità per immigrati: contrari i Magistrati italiani. I motivi principali

L'Anm (Associazione Nazionale Magistrati) si pronuncia di nuovo, sempre in modo contrario, sull'aggravante di clandestinità

Riguardo l’introduzione del reato di clandestinità, il presidente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) Luca Palamara ha sottolineato che si rischiano “gravissime disfunzioni per il sistema giudiziario e il sistema carcerario”.

Nella relazione in riferimento al pacchetto sicurezza Palamara ha ricordato infatti di aver espresso al ministro della Giustizia Angelino Alfano “condivisione per gli interventi in tema di circolazione stradale e di accelerazione del processo penale, ma abbiamo espresso perplessità sulla proposta di introdurre un delitto di ingresso illegale nel territorio dello Stato con pena fino a 4 anni di reclusione e arresto obbligatorio in flagranza”.

Al di là delle valutazioni politico-criminali, Palamara ha quindi sottolineato che questo nuovo reato creerebbe gravissime disfunzioni soprattutto “nei piccoli uffici dell’Italia meridionale, maggiormente esposti al fenomeno degli ingressi illegali e sarebbe praticamente impossibile celebrare ogni giorni centinaia di udienze di convalida dell’arresto e processi per direttissima. Tutto ciò –ha aggiunto senza alcun reale beneficio in termini di effettività delle espulsioni e riduzione del fenomeno dell’immigrazione clandestina”.

Ulteriori perplessità sono state espresse anche espresse riguardo l’ aggravante comune “legata alla condizione di irregolarità dello straniero sul territorio nazionale che, ove non diversamente calibrata potrebbe determinare un aumento della pena esclusivamente in ragione della condizione soggettiva del colpevole anche nei casi in cui non si ravvisi alcuna incidenza sul disvalore del fatto determinando in tal modo una eventuale incompatibilità con il principio di uguaglianza”.

Nella relazione introduttiva del congresso nazionale del sindacato delle toghe Palamara ha inoltre invitato i magistrati a evitare derive individualistiche.
“L’Associazione nazionale magistrati è la casa di tutti i magistrati, il luogo nel quale gli stessi dibattono e si confrontano nel rispetto delle diversità delle idee e non un luogo nel quale si realizza un carrierismo giudiziario ed extragiudiziario”, ha detto. Poi, riferendosi alle accuse rivolte al ruolo delle correnti ha aggiunto: “Le correnti devono essere solamente espressione dei diversi modi di intendere il mestiere del magistrato”.


Il presidente dell’Anm ha quindi toccato il tema della separazione delle carriere, sottolineando la sua contrarietà.

L’assetto della magistratura disegnato dalla Costituzione, ha spiegato, è “tra i valori fondamentali e irrinunciabili”. Per questo la magistratura continuerà a “difendere con fermezza l’unità dell’ordine giudiziario e il mantenimento della composizione e delle competenze del Csm, anche con riferimento alla giurisdizione disciplinare”.

La giustizia è “in una gravissima crisi di efficienza” che si sta trasformando in “crisi” della sua credibilità, ha quindi proseguito Palamara osservando che i “rimedi non stanno in nuovi interventi sull’assetto della magistratura”, ma in uno “sforzo per migliorare il funzionamento della giurisdizione”.
A suo avviso, infatti, il “problema centrale” sta proprio nella “durata eccessiva dei processi”.
Il trend, infatti, non smette di crescere e, secondo quanto riportato dall’Associazione, il contenzioso in materia negli ultimi cinque anni è costato circa 41,5 milioni di euro, di cui 17,9 nel solo 2006.

Sulla stessa linea di Palamara si è pronunciato anche un giudice di Milano, Oscar Magi, che ha definito “irragionevole” la nuova aggravante della clandestinità.








Fonte: pubblicato il


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