Lavoro dei politici: orari e giorni della settimana prolungati. Meglio o peggio?

Gianfranco Fini ha proposto di prolungare i giorni lavorativi dei parlamentari dal Lunedi al Venerdi, per poi ottenere una settima di riposo al mese.

di Marina Magistrelli, Senatrice del Pd

Gianfranco Fini ha proposto di prolungare i giorni lavorativi dei parlamentari dal Lunedi al Venerdi, per poi ottenere una settima di riposo al mese.

Questo modello, che rischia di imporsi, del "politico di professione", contribuisce ad incrementare il solco e la distanza che già esistono fra la classe dirigente, le istituzioni e la società civile. Di fatto si perde il contatto con la vita reale e con il mondo reale, con l'attività politica che finisce per essere un regno parallelo distante dalla gente comune. Per non parlare della conseguenza più semplice da prevedere che questa stessa professionalizzazione comporterebbe: la fine di ogni sano turn over, la morte di ogni possibilità di ricambio tra le classi dirigenti, con una elite che difende il proprio ruolo e il proprio posto in Parlamento perché questo diventa una necessità per sopravvivere, l'unica professione di cui vivere. Anche la qualità della rappresentanza ne risentirebbe perché la politica dei professionisti privilegerebbe dipendenti pubblici o funzionari di partito, escludendo gli artigiani, gli imprenditori, i liberi professionisti, diciamo le persone comuni.

La politica dovrebbe essere un servizio a tempo determinato dove una persona viene chiamata a rappresentare una parte sociale o un territorio e poi, quando ha concluso il suo mandato se non viene rinnovato, torna ad occuparsi di ciò di cui si occupava prima. Invece spesso avviene la cosa contraria, il percorso inverso, con un cursus honorum paradossale: magari si ricopre una carica come assessore o come sindaco per due mandati, quindi per dieci anni, poi si conquistano altri due mandati in Regione, e, alla fine, si approda in Parlamento per altre due o tre legislature. Il che significa che nell'acro della vita non si lavora mai, non si è mai vissuto della propria occupazione. Come si può dunque valutare positivamente tutto questo?

La proposta di Fini agevola dunque soltanto questa idea di politica professionalizzata impedendo a chi riveste un ruolo parlamentare di coltivare la propria occupazione, anche se parallelamente e in modo ridotto per via dello stesso impegno istituzionale, rendendo ancora più elitaria e reificata la rappresentanza.


La riforma del presidente della Camera sembra andare nella direzione di un nuovismo non necessario. Il problema dell'assenteismo nelle aule parlamentari, che pure esiste ed è per altro tipico del centrodestra, come hanno dimostrato le diverse legislature di Berlusconi, così come la necessità di una maggiore produttività delle istituzioni, non si risolvono nel modo in cui intende farlo Fini.








Fonte: pubblicato il


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