Legge sulle 35 ore: sarà presto eliminata in Francia che continua a fare decise riforme sociali

Altra dura batosta dal Governo francese per i suoi cittadini, dopo la miriade di riforme sociali, ora tocca al numero di ore lavorative

Dopo aver risposto alla grande mobilitazione degli insegnanti per opporsi alla riduzione annunciata dei posti nella pubblica istruzione - 11.200 dall'inizio del prossimo anno scolastico - con la legge che prevede un "servizio minimo" nelle scuole i cui insegnanti sono in lotta, una legge che assesta un duro colpo al libero esercizio del diritto di sciopero, dopo aver varato l'ennesima "riforma" delle pensioni, che aumenta puramente e semplicemente gli anni di contributi per ottenere una pensione piena in una realtà, come quella francese, dove la carriera lavorativa dei giovani inizia sempre più tardi e il licenziamento dei "vecchi", appena cinquantenni, sempre più presto, il governo ha fatto un ulteriore passo avanti nel cammino che porta diritto allo scontro con i lavoratori dipendenti e i loro sindacati.

E' di questi giorni, infatti, l'annuncio che una legge svuoterà di fatto la storica riforma delle 35 ore di durata legale del lavoro settimanale, annualizzando l'orario di lavoro e, soprattutto, autorizzando la trattativa sulle ore di lavoro straordinario impresa per impresa, senza il tetto previsto finora per ogni categoria professionale, andando con questo ancora oltre la situazione attuale, nella quale già moltissimi lavoratori dipendenti, in vari settori , lavorano molto di più di 35 ore settimanali grazie alle numerose deroghe previste nella stessa legge, per la necessità di mettere insieme il pranzo con la cena mentre i prezzi aumentano e i salari reali diminuiscono.

Tutto questo mentre, ancora qualche giorno fa, il presidente giurava e spergiurava a radio RTL - dopo aver provato di essere dalla parte dei "Francesi che si alzano presto" con una visita-lampo di primo mattino al mercato all'ingrosso di Rungis in compagnia della sua affascinante consorte - che non aveva nessuna intenzione di toccare la legge sulle 35 ore perché si trattava di un punto non facente parte del suo programma elettorale, dopo avere affermato esattamente il contrario all'inizio dell'anno provocando una levata di scudi che gli aveva imposto, allora, di fare smentire precipitosamente sé stesso.

L'atmosfera generale è pesante: la perdita del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni - il cui sistema di indicizzazione appare ogni giorno più inadeguato a contrastare l'impoverimento progressivo di milioni di anziani - non accenna a ridursi ma si aggrava anche come conseguenza dell'aumento dei prezzi dei carburanti, dunque dell'energia e dei trasporti, che agiscono da moltiplicatori di tutti gli altri prezzi, in particolare di quelli dei prodotti agroalimentari, essenziali nel bilancio delle famiglie di condizione più modesta.

Nel settore ferroviario, la privatizzazione del trasporto delle merci su rotaia avanza inesorabile con l'altrettanto inesorabile riduzione dei salari, riduzione e precarizzazione dei posti di lavoro ed i due più importanti sindacati dei ferrovieri, la CGT e SUD, hanno già annunciato un programma di mobilitazione per il prossimo mese di giugno, mentre continua la lotta dei pescatori, alle prese con l'aumento dei prezzi del carburante e la concomitante difficoltà a vendere il pescato ad un prezzo remunerativo.


I ferrovieri non saranno i soli a scendere in lotta il mese prossimo: tre sindacati della funzione pubblica hanno annunciato per martedì 10 giugno una nuova giornata di sciopero e di manifestazioni per difendere l'occupazione e le pensioni e per denunciare l'atteggiamento provocatorio del governo che, oltre a non dare alcuna risposta alla protesta del 15 maggio, minaccia l'esercizio del diritto di sciopero instaurando il servizio minimo nelle scuole.

Si tratta, per la CGT, FSU e Solidaires, che rappresentano il 40% dei pubblici dipendenti, di denunciare il progetto di legge governativo sulla mobilità dei funzionari, che comporta "disposizioni gravide di conseguenze per il personale, per il suo statuto e per il servizio pubblico" e la RGPP (Revisione Generale delle Politiche Pubbliche) che facilita le "soppressioni di posti di lavoro" e costituisce uno strumento senza precedenti per distruggere i pubblici servizi.





Fonte: pubblicato il


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