Diritti dell'uomo in Italia a rischio secondo denuncia Amensty International. Per rom,romeni e altri

A Roma si è tenuta la relazione annuale di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani

A Roma si è tenuta la relazione annuale di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani.

A introdurre la relazione ci pensa Riccardo Noury, direttore della comunicazione di Amnesty International Italia, che dopo i consueti rituali iniziali lascia la parola a Paolo Pobbiati, presidente dell'associazione. "Questo anniversario del sessantesimo anno della Dichiarazione universale dei diritti umani deve essere celebrato senza retorica stucchevole -sono le sue parole-, perché in un momento così delicato di tutto avremmo bisogno tranne che di questo".

Il presidente poi, sciorinando dati riguardanti molti paesi, tra cui la Russia attesa alla prova del nuovo leader Dmitrij Medvedev, e la Cina che si presenta al mondo ospitando le prossime Olimpiadi, tiene a ricordare l'articolo 28 della Dichiarazione, che recita: "Ogni individuo ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente enunciati". Ecco perché, secondo Pobbiati, "i diritti umani devono essere universali: altrimenti di trasformano in privilegi, e basandosi sui privilegi il mondo non andrà da nessuna parte".

Il presidente lascia quindi la parola a Daniela Carboni, direttore dell'ufficio campagne e ricerche di Amnesty International Italia. Un intervento puntuale e molto dettagliato, che parte da Giovanna Reggiani, la donna ucciso sul finire dello scorso anno nella zona dei campi rom di Tor di Quinto. "Chi si ricorda più di lei, dei suoi familiari, adesso?", domanda retoricamente alla platea, giudicando l'Italia "un paese fortemente a rischio, per i rom e i romeni soprattutto, ma potenzialmente per tutti noi".

I temi affrontati dalla Carboni riguardano infatti il nostro paese in particolare, con riferimento ai provvedimenti previsti o paventati dal governo italiano. "Le nuove norme di reato di cui si è discusso nel primo Consiglio dei Ministri di Napoli, come ha ribadito lo stesso Water Veltroni, in parte coincidono con quelle pianificate nel corso della precedente legislatura: ed è proprio questo coro unanime su delicate questioni a preoccuparci". I toni e i contenuti assunti in quest'ultimo periodo da maggioranza e opposizione sono infatti "fortemente discriminatori"; come ha recentemente sottolineato anche il rapporto dell'Osce, che ha esplicitamente parlato di uno "sdoganamento del linguaggio razzista" nella dialettica politica italiana.


I fatti, purtroppo, sono lì a dimostrare la veridicità di tali allarmi, con episodi di violenza di carattere ideologico e xenofobo oramai arrivati ad essere registrati pressoché quotidianamente. Una costante e progressiva "erosione dei diritti", che potrebbe essere arginata in vari modi, dal ritorno a uno "standard internazionale" sui diritti umani, da noi attualmente non rispettato, al riconoscimento di alcune misure cautelative importanti, come l'identificazione degli agenti di polizia attraverso riferimenti numerici affissi sul casco, al riconoscimento del reato di tortura, che permetterebbe di fare maggior chiarezza su avvenimenti accaduti di ancora dubbia verità, come il caso Abu Omar e i fatti di Genova nel G8 del 2001.





Fonte: pubblicato il


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