Prigioni e situazione detenuti in Francia: critiche da altre nazioni e organismi internazionali

Le prigioni francesi scoppiano, i detenuti si agitano e il personale di custodia è esasperato

Le prigioni francesi scoppiano, i detenuti si agitano e il personale di custodia è esasperato. Il 1° maggio 2008 l'ammnistrazione carceraria ha censito 63.645 detenuti per 50.631 posti, il soprannumero raggiunge le 14.000 unità che vuol dire dormire su materassi disposti sul pavimento di celle già occupate da letti a castello. E non si parla solo di stabilimenti vetusti: la prigione di Meaux (Seine-et-Marne), tre anni dopo essere stata "inaugurata"', ha un tasso di occupazione del 165% e si sono dovuti aggiungere 110 materassi, il che significa che un detenuto su otto dorme per terra. A Bordeaux-Gradignan (Gironda), il tasso di occupazione è del 200%.

Il numero totale di detenuti - 63 645 - sfiora il record raggiunto il 1° luglio 2004, quando era intervenuta l'amnistia che lo aveva ridotto a 58 000 nel successivo mese di agosto. Ma oggi la situazione è diversa: la mancata amnistia del luglio 2007 e la nuova legge sulla recidiva, in agosto, hanno fatto aumentare, in un anno, il numero di 3.000 unità mentre la situazione tende a peggiorare per l'affluenza di condannati a lievi pene e di detenuti con problemi psichiatrici che non sopportano di essere rinchiusi e devono vedersela con una promiscuità problematica per tutti. La ministra Rachida Dati sottolinea che, al 1° aprile, 3 .09 persone scontavano la pena fuori dal carcere (braccialetto elettronico) contro 2.519 dell'anno precedente e che il programma di costruzione e di rinnovo di 13.200 posti nelle prigioni, deciso nel 2002, procede. Ma ministra non dice che nel 2012 le prigioni dovrebbero avere 63.500 posti cioè il numero corrispondente a quello degli attuali detenuti, mentre l'amministrazione carceraria prevede 80.000 prigionieri entro il 2017.

Due anni dopo il rapporto del suo predecessorte, Alvaro Gil-Robles, il Commissario ai Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, in visita in Francia in questi giorni, è fortemente preoccupato dalla situazione delle prigioni, dei minori e degli immigrati, sulla cui condizione dovrebbe pubblicare un rapporto a metà luglio. Hammarberg denuncia l'aggravamento del fenomeno del sovraffollamento nelle carceri francesi e la mancanza di volontà politica di risolvere il problema e stigmatizza il fatto che in Francia la detenzione dei minori è consentita a partire dall'età di 13 anni, sottolineando che i cambiamenti recenti della politica governativa si concentrano sull'aspetto repressivo e poco o nulla su quello educativo. Per quanto riguarda l'immigrazione, il commissario critica duramente la politica delle quote d'ingresso. "Gli immigrati non sono cifre ma esseri umani" sostiene. A suo avviso, questa politica comporta una pressione sulle forze di polizia e porta a degli eccessi. "Sono stato informato di arresti nei pressi delle scuole o all'interno di pubblici uffici, metodi che non dovrebbero esseri impiegati in luoghi di questo genere".

Criticando il modo in cui il ministro dell'Immigrazione, dell'Integrazione, dell'Identità nazionale e dello Sviluppo solidale, Brice Hortefeux, amico trentennale di Nicholas Sarkozy, ha riferito della "soddisfazione" di Hammarberg riguardo alle condizioni delle persone trattenute nei Centri di ritenzione (i nostri Cpt) "fra le migliori d'Europa", il commissario afferma che "la citazione è inesatta. La Francia è migliore riguardo alla durata della detenzione in questi centri, 32 giorni, che altrove è maggiore, ma non lo è su tutto il resto". Allude alla situazione nei commissariati intorno all'aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle e alla promiscuità fra criminali che escono di prigione e famiglie con bambini in questi centri di ritenzione amministrativa.

Alla vigilia del semestre francese di presidenza dell'Unione europea, la politica carceraria della Francia è criticata da parecchie istituzioni internazionali e non soltanto dal Commissario ai Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa: per bocca dei rappresentanti del Canada, dei Paesi Bassi, del Regno Unito e della Svezia, l'Onu ha interpellato la Repubblica francese sullo stato delle sue prigioni.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su