Difesa pensioni ed età pensionabile in Francia: grandi sciopere e proteste di piazza

Il primo cittadino francese propone di aumentare gli anni di contributi per la pensione. Scoppiano le rivolte

Aumentare gli anni di contributi nell'attuale situazione della Francia dove i giovani accedono sempre più tardi ad un'occupazione stabile e dove le imprese licenziano spesso e volentieri i dipendenti che hanno raggiunto la cinquantina, equivale a costringere i lavoratori dipendenti ad accontentarsi, se tutto va bene, di pensioni ridotte in un contesto economico nel quale neppure il potere d'acquisto dei salari è adeguato alle necessità delle famiglie.

Il disegno del governo francese, come quello di tutti i governi neoliberisti di destra o di "sinistra", è lo stesso: ridurre il monte salari, prima i salari diretti e poi le pensioni, per destinare la cifra sottratta ai redditi da lavoro ai dividendi degli azionisti e aprire il settore delle pensioni e quello dell'assistenza sanitaria alle compagnie assicuratrici e ai fondi privati.

La riduzione del welfare, dal servizio sanitario alla previdenza sociale, corrisponde a una quota inferiore di ricchezza socializzata e a una massa enorme di risorse da mettere a disposizione della finanza mondiale, con la certezza che prima o poi una bolla speculativa scoppierà provocando una gigantesca crisi con conseguenze inimmaginabili per le classi lavoratrici. La capitalizzazione delle pensioni è una truffa: le pensioni non possono dipendere dalla Borsa e dalle sue oscillazioni, orchestrate dai pochi, grandi gruppi finanziari che la dominano. Le risorse per finanziare le pensioni ci sono: in Francia, il fabbisogno aggiuntivo per il loro finanziamento - con 40 anni di contributi - sarà dell'1,3% del PIL nel 2020 e del 2,3% nel 2040 (ben poca cosa se si considera che, nel solo 2007, gli esoneri contributivi per le imprese sono stati 1,4% del PIL).

Per difendere le pensioni occorre contrastare l'aumento del periodo contributivo e difenderne nello stesso tempo il potere d'acquisto: l'obbiettivo di passare dall'indicizzazione delle pensioni sui prezzi (dove esiste) a quella sui salari è ormai irrinunciabile se si vuole ostacolare il processo di impoverimento dei pensionati. I pensionati attuali, che nel maggio di 40 anni fa avevano 20-25 anni, non pensavano allora di doversi battere, oggi, in un mondo in cui i tumulti dovuti alla fame sono il corollario di un arricchimento indecente di una minoranza di privilegiati, dove le crisi finanziarie si succedono e una catastrofe ecologica si profila sempre più netta, dove il totalitarismo di mercato strangola la democrazia.

In Francia il sarkozysmo deve vedersela con la resistenza di vasti settori della pubblica opinione, dei dipendenti delle imprese private, dei lavoratori di pubblici servizi, trasporti, scuola e una crescente mobilitazione del movimento sindacale che esprimono la volontà, ancora confusa e senza un progetto preciso di alternativa, di cambiare le cose. Le gravi incertezze presenti in quella che fu la sinistra storica sono state evidenziate, proprio nella recente mobilitazione dall'assenza dalle piazze del Partito Socialista - o per meglio dire dei suoi dirigenti - che seguono ostinatamente l'esempio fallimentare dei Blair e dei Prodi.


Neoliberismo e bipartitismo hanno condotto a un disastro di cui il risultato delle recenti elezioni in Italia è un esempio, mentre l'esperienza della Die Linke in Germania prova che esiste in Europa uno spazio per una politica diversa, capace di raccogliere il messaggio dei movimenti emergenti, di battersi per la redistribuzione delle risorse, interpretare i bisogni dei migranti, dei precari, dei giovani, di coniugare l'urgenza sociale con quella democratica e quella ecologica, l'uguaglianza uomo-donna con una produzione e un consumo ecocompatibili.





Fonte: pubblicato il


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