Taiwan migliorare rapporti con Cina, ma lavorare con Usa e Europa per il nuovo presidente eletto

Dichiarazioni discordanti quelle fatte dal nuovo Presidente di Taiwan. Tutti i dettagli

Nel dichiarare di voler riprendere il dialogo con la Cina, il nuovo Presidente di Taiwan Ma Ying-jeou, ha espresso l'augurio che i due lati dello Stretto, quello che divide Taiwan dalla Cina continentale, colgano questa storica opportunità di pace e comune prosperità e, a tal fine, il neo Presidente ha rimarcato il fatto che il suo governo accantonerà la disputa sulla sovranità per cercare di creare una situazione vantaggiosa per entrambe le parti.

Ed ancora un'apertura, quasi un'inattesa accettazione delle tesi di Pechino con il dichiarare che la sua politica si ispirerà al principio di "una Cina, con diverse interpretazioni", a cui ha fatto seguito la riaffermazione dell'intenzione di collegamenti tra la Cina continentale e Taiwan con voli charter diretti, al fine di permettere ai turisti cinesi di visitare Taiwan a partire dal prossimo luglio.

Il fatto è che Pechino ha sinora rifiutato l'ipotesi di collegamenti diretti stabili e regolari, in quanto dalla sua ottica appaiono come un indiretto riconoscimento di sovranità o, almeno, che il controllo del territorio dell'Isola, su quale rivendica giurisdizione, viene esercitato dal Governo di Taipei.

Per quanto riguarda la politica interna, il presidente ha promesso di rispettare la Costituzione e costruire un governo efficiente e libero dall'influenza della corruzione. Il suo approccio sarà "Taiwancentrico", nel senso che avrà come obiettivo primario il benessere di Taiwan, invece di inseguire le tradizionali ambizioni del Kuomintang volte a realizzare una "grande Cina", che però era nell'ottica di riunificare le due entità annettendo a Taiwan la Cina continentale in un'ipotesi solo apparentemente speculare a quella di Pechino che ritiene che sia Taiwan a dovere rientrare nella madrepatria.

Di fatto sembra che la scelta "taiwancentrica" sia solo una variante più blanda per perseguire, sia pure nel lungo periodo, l'indipendenza giuridica universalmente riconosciuta nel consesso mondiale della Nazioni, l'ONU. È probabile che, dopo i problemi che il forzoso ricongiungimento di Hong Kong e di Macao ha comportato e comporta, la classe dirigente della Cina continentale non sia più così determinata e monolitica nel rivendicare l'Isola. Certo i militari, che in Cina hanno un potere vasto, forte e dirimente, sono ancora legati all'idea di usare la forza per portare Taiwan sotto giurisdizione di Pechino quale provincia della Cina, ma il pianeta Cina è in fermento e l'impatto delle prossime Olimpiadi potrebbe lasciare un segno più marcato di quello che pure ottimisticamente si può auspicare.


Emblematico di questa "schizofrenia" nei rapporti tra le due sponde dello Stretto è il fatto che, nonostante secondo quanto denunziata dal "Libro Bianco della Difesa 2008" di Taiwan, reso pubblico lo scorso 12 maggio, Pechino schieri puntati contro l'Isola dai 1300 ai 1400 missili balistici a corto raggio del tipo "Dong Feng", il cui numero verrebbe incrementato di 70÷100 vettori all'anno, Taiwan è il maggiore investitore estero nella Cina continentale. I reciproci interessi economici possono unire più di quanto possono dividere diverse centinaia di missili. Quello dell'economia, di un suo rilancio con politiche a favore dell'impresa privata, è uno dei temi su cui si è imperniata la campagna elettorale che è stato ribadito nel discorso inaugurale.








Fonte: pubblicato il


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