Detassazione degli straordinari lavoro dipendente aziende private. Dipendenti PA inclusi?

Il Governo Berlusconi è al lavoro per detassare gli stipendi: arriva dai sindacati la richiesta di estendere il provvedimento alla PA

Questa mattina (venerdì) il vertice tra il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e i cinque sottosegretari per parlare dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. I vari punti dei provvedimenti sono ancora in via di definizione e la prima bozza sarà pronta martedì.

Da definire sono anche le ipotesi di copertura finanziaria, le prime stime sul costo del pacchetto di sgravi fiscali si aggirano attorno ai 4-6 miliardi di euro. Gran parte della copertura verrebbe assicurata da tagli alla spesa corrente dei ministeri e dal blocco parziale di alcune misure della scorsa Finanziaria rimaste inapplicate, il resto della torta verrebbe invece coperto aumentando la tassazione delle banche e intervenendo sulle assicurazioni, previa un'intesa con i soggetti interessati.

L'abolizione dell'Ici costerebbe complessivamente circa 2,5 miliardi di euro. Questa sarebbe la cifra necessaria per compensare i Comuni del gettito che perderebbero a partire dal prossimo giugno, cifra che comprende anche gli 800 milioni di sgravi già varati dal governo Prodi nell'ultima Finanziaria. Una via possibile per reperire queste risorse sarebbe il blocco di alcune norme di spesa contenute nel decreto prodiano ‘milleproroghe' e nella Finanziaria 2008, che andrebbero ad alimentare un fondo da cui i Comuni stessi attingeranno.

Il provvedimento di Tremonti sarebbe esteso a tutta la platea dei possessori di prima casa, mentre le misure del governo precedente si rivolgevano soltanto al 40% della stessa. Saranno escluse solo le abitazioni che rientrano nella categoria degli immobili di lusso, ville e castelli.

Più complesso il percorso per la definizione del provvedimento sulla detassazione degli straordinari, a cui sta lavorando soprattutto il ministero del Welfare di Maurizio Sacconi. Continuano le simulazioni per stabilire il costo dell'operazione, che oscillerebbe tra 1 e 1,8 miliardi di euro. Uniche misure certe una cedolare secca e definitiva del 10%, che sottrarrebbe le voci dello stipendio dall'imponibile Irpef, e l'introduzione di una soglia di reddito al di sopra della quale il beneficio decadrà.


Ma sul tetto di reddito non si è ancora arrivati a un numero preciso, secondo le prime indiscrezioni sarebbe compreso tra i 30 e i 45 mila euro. Deciso un periodo di sperimentazione semestrale, da giugno a dicembre 2008, per la versione permanente si dovrà invece aspettare la Finanziaria del prossimo anno. Altri punti su cui si discute sono l'eventuale introduzione di sgravi fiscali per i premi di produttività e l'estensione della norma ai lavoratori del pubblico impiego, in un primo tempo esclusi. Particolarmente caldo quest'ultimo nodo: la platea potenziale dei beneficiari del provvedimento si aggirerebbe attorno ai 20 milioni di lavoratori, la sua estensione ai dipendenti pubblici comporterebbe costi maggiori e quindi un minor gettito per l'erario.

Motivo per cui si sta prendendo in considerazione l'ipotesi, caldeggiata in particolare dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, di applicare la misura solo al personale di Polizia. Sacconi pare spingere per l'inclusione degli statali, consapevole che la loro esclusione darebbe il via ad uno scontro diretto con i sindacati, prospettiva invisa al ministro, che dal suo insediamento insiste per la costruzione di un clima di dialogo con le organizzazioni sindacali.

L'opinione di Cgil, Cisl e Uil, come si legge in una nota congiunta, è che "la detassazione degli straordinari è un provvedimento di dubbia utilità: non produrrà alcun effetto per la categoria dei quadri, ai quali oggi non viene infatti riconosciuta la prestazione straordinaria". Il segretario della Funzione Pubblica Cgil, Carlo Podda, sostiene che "si creerebbe una disparità tra i lavoratori pubblici e i privati", e dato che la misura dovrebbe servire anche a rilanciare i consumi e i redditi, "non si capisce perché non debba valere per i lavoratori pubblici visto che equivalgono a 3,5 milioni di famiglie, pari a 10 milioni di persone".








Fonte: pubblicato il


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