Vincitore elezioni in Serbia 2008: è Tadic e l'Europa e l'entrata nella Ue sono più vicini

Una vittoria, quella di Tadic, in contraddizione con i pronostici che davano per vincenti i radicali di Nikolic con il solo restringimento della forbice che li separava un anno fa dai democratici.

Una vittoria, quella di Tadic, in contraddizione con i pronostici che davano per vincenti i radicali di Nikolic con il solo restringimento della forbice che li separava un anno fa dai democratici.

Invece le ultime stime danno al 38,7 per cento il DS, che conquisterebbe 103 seggi su 250, seguito a distanza dal Partito Radicale Serbo (SRS) di Nikolic che ha ottenuto il 29,1 per cento delle preferenze per un totale di 77 seggi. Un risultato a sorpresa in cui "I serbi hanno senza alcun dubbio confermato un chiaro sentiero europeo" ha dichiarato Tadic a caldo, aggiungendo che il suo governo "non riconoscerà l'indipendenza del Kosovo", territorio a maggioranza albanese la cui perdita, nello scorso febbraio, non è andata giù a tutte le formazioni politiche serbe.

Tant'è che l'attuale coalizione di governo del nazionalista Kostunica (Partito democratico di Serbia-DSS), di cui fa parte anche il DS, ha esteso le consultazioni alle enclaves serbe in Kosovo, non limitandosi alle elezioni parlamentari ma estendendole anche a quelle amministrative che si sono tenute ieri in concomitanza. Una operazione ritenuta "illegale" dall'Onu, ma che per evitare incidenti le autorità internazionali hanno deciso di non ostacolare, addirittura utilizzando i blindati dell'Alleanza per proteggere la minoranza serba da eventuali azioni albanesi in occasione del voto.

Ma la coalizione di Tadic ha messo al primo posto l'Europa scavalcando il problema del Kosovo ed è stata premiata dall'elettorato che con il voto ha dimostrato come il desiderio di una vita migliore "ha superato l'oltraggio della perdita territoriale", riporta il quotidiano serbo Politika; mentre il giornale Danas evidenzia una dichiarazione dell'ex ministro degli Esteri, Svilanovic, che individua nella scelta dei cittadini la voglia di "crescita economica e certezza sociale".

Il Partito democratico di Tadic ha puntato tutto sull'Europa, che ha contraccambiato aiutando questa virata con la concessione gratuita di visti ai cittadini serbi, e incassando la firma di Belgrado all'Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa), che costituisce di fatto l'anticamera dell'entrata nella Ue, avvenuta il 29 aprile scorso.


Ma la formazione del governo, che si prevede avrà tempi lunghi, non sarà facile. La coalizione uscita vittoriosa dalle urne dovrà creare nuove alleanze per avere una maggioranza in parlamento. Il Partito socialista serbo (SPS), orfano di Milosevic, appetibile sia per la coalizione ultranazionalista che per quella europeista, rappresenta l'ago della bilancia con il suo 7,9% di preferenze corrispondente a 20 seggi, e con esso Tadic potrebbe allearsi, tanto più dal momento che la formazione a lui più vicina, il Partito liberal democratico (Ldp) di Cedomir Jovanovic , ha appena superato al soglia di sbarramento conquistando al massimo 13 seggi con un 5,2 per cento.

Tra le varie alternative di governo gli osservatori trovano altamente improbabile una rinnovata alleanza di Tadic con Kostunica, che ha orientato la sua campagna elettorale verso i radicali allontanandosi sempre più dai democratici e che diffida di quanti non assicurino di ostacolare l'indipendenza del Kosovo. Fra l'altro il suo 11 per cento, corrispondente a 30 seggi, non pare spendibile se non sul fronte nazionalista.

In tutto questo, malgrado i 10 punti di vantaggio attribuiti al Ds, Nikolic ha annunciato che oggi incontrerà la coalizione di Kostunica e i Socialisti per formare un governo, suscitando così la reazione di Tadic che ha affermato che non intende permettere ai nazionalisti di prendere il potere, e che procederà a nominare un nuovo primo ministro. "Dobbiamo essere consapevoli che occorre formare un governo"- ha affermato Tadic - e che "La Serbia ha indubbiamente confermato che vuole intraprendere un percorso europeo" conclude mettendo in guardia gli avversari. In ogni caso il presidente gode di consistenti vantaggi che riguardano sia il suo ruolo di capo dello Stato, che gli consentirà di gestire le consultazioni, sia il fatto che il Ds è il primo partito del Paese e quindi ad un suo rappresentante spetterà il primo tentativo di formare il nuovo esecutivo. Consistenti sono anche gli interessi legati all'ingresso della Serbia nella Ue.

La Fiat, per dirne uno, ha firmato il 30 aprile scorso un memorandum con la casa automobilistica serba Zastava che sancirà la nascita di una joint venture tra la casa torinese per il 70 per cento e il governo serbo per il 30. Il tutto è stato reso possibile grazie alla firma dell'Asa, accordo che però entrerà in vigore solo quando la Serbia avrà dimostrato piena collaborazione con il Tribunale penale dell'Aja. Ma un eventuale esecutivo radicale non renderebbe possibile la ratifica dell'accordo.





Fonte: pubblicato il


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