Nuovo Governo: 4 ministeri alla lega e altretttanti ad An. Spuntano Alfano, Prestigiacomo e Meloni

Ormai ci siamo, il terzo Governo Berlusconi è quasi pronto. Oggi il colloquio con Napolitano

Le abituali consultazioni dureranno sino alla serata di domani: si è partiti con i presidenti delle Camere, concluderanno i predecessori di Napolitano al Colle. Il più in realtà è già fatto, si prevede un incarico a Berlusconi immediatamente a seguire. Il prossimo premier e i suoi ministri giureranno prima di sabato, la settimana prossima ci sarà il doppio dibattito parlamentare con annessi voti di fiducia. Prima della metà di maggio il governo sarà operativo.

Il braccio di ferro tra Lega Nord e Alleanza nazionale Berlusconi e Gianni Letta - che sarà sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - hanno scelto di risolverlo assegnando ai due alleati principali identico trattamento: quattro ministeri, due con portafoglio e due senza, a testa. Per la Lega, oltre ai previsti Roberto Maroni all'Interno (Andrea Ronchi di An numero due), Luca Zaia all'Agricoltura e Umberto Bossi alle Riforme, si è creato un posto adhoc per Roberto Calderoli: sarà il responsabile della "delegificazione", una delega senza precedenti che avrà l'obiettivo di semplificare il corpus normativo statale notoriamente, comparato a quello delle altre democrazie occidentali, ridondante.

An si prende la Difesa con Ignazio La Russa - che domenica prossima dovrebbe essere aggiudicarsi anche la reggenza del partito in provvisoria sostituzione di Gianfranco Fini - e le Infrastrutture con Altero Matteoli, con la Lega che non ha arretrato e preteso come numero due Roberto Castelli: troppo importante, per il Carroccio, il raccordo con i lavori pubblici in Lombardia, Tav e Pedemontana su tutti. Due donne per i ministeri "senza" assegnati alla formazione di Fini: Adriana Poli Bortone alle Politiche comunitarie e Giorgia Meloni alla Salute. Alla fine Berlusconi non è riuscito nell'intento di mantenere Lavoro e Sanità all'interno della stessa delega. Nonostante la moral suasion di Napolitano è stato costretto dagli alleati allo spacchettamento. L'altra metà della delega, il Welfare, va alla forzista siciliana Stefania Prestigiacomo. Maurizio Sacconi, dato in testa qualche giorno fa, sarà il suo vice.

Le altre caselle sono praticamente già incardinate: il fuggi fuggi dalla Giustizia - che, visti i trascorsi mastelliani, spaventa un po' tutti - si è risolto con la chiamata di Angelino Alfano, coordinatore del partito di Berlusconi in Sicilia. Michela Vittoria Brambilla andrà all'Ambiente, Mariastella Gelmini all'Istruzione. Distribuiti la Difesa ad An e gli Interni alla Lega, gli altri due ministeri "politici", gli Esteri e l'Economia, sono da tempo assegnati a due di Forza Italia, rispettivamente Franco Frattini e Giulio Tremonti. Per Sandro Bondi ci sono i Beni culturali. Mara Carfagna andrà con tutta probabilità a occupare quel posto che sembrava essere della Meloni, le Pari Opportunità. Saranno sei, alla fine, le donne ministro del governo del Cavaliere. Tra gli altri nomi di Forza Italia, l'astro nascente Maurizio Lupi si prende la Funzione pubblica e Lucio Stanca torna, come nel quinquennio 2001 - 2006, all'Innovazione tecnologica. Elio Vito curerà i Rapporti con il Parlamento mentre l'ex governatore della Puglia Raffaele Fitto sarà agli Affari regionali. Gianfranco Rotondi sarà il responsabile degli Affari sociali, vincente nel dichiarato proposito di mantenere un democristiano nell'esecutivo: lui stesso.








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