Libia e Medio-oriente contrari a Calderoli ministro. Tutta la vicenda e i possibili sviluppi

Il figlio di Gheddafi solleva delle critiche verso l'Italia e verso il possibile inserimento di Calderoli nel nuovo Governo

"Se Calderoli avrà un ministero nel nuovo esecutivo le conseguenze per i rapporti tra Italia e Libia saranno catastrofiche." Questo è quanto dichiarato dal figlio di Gheddafi, Saif Al Islam.

La Lega, soprattutto per voce di Borghezio, risponde gettando benzina sul fuoco, usando una retorica aggressiva da guerra santa. Maggioranza e opposizione, oltre a Massimo D'Alema in rappresentanza del governo uscente, stigmatizzano compatte l'intrusione del libico nelle italiche questioni, ma nessuno sembra in grado di mettere la museruola alla Lega. Solo il ministro della Difesa Parisi, il giorno dopo le scaramucce diplomatiche, fa la voce grossa con Bossi, ma solo per chiedergli come si possono conciliare i doveri da ministro con la sue reiterate dichiarazioni anti-italiane. Nessun cenno ai rapporti con la Libia e con l'Islam.

Di cosa si lamenta Saif Al Islam? Cosa lo autorizza a ficcare il naso nelle faccende nostrane? Era il 17 febbraio 2006, quando veniva assaltato il consolato italiano a Bengasi, in Libia. Il bilancio fu di 11 morti, oltre a feriti, auto bruciate e lanci di pietre, scontri e spari causati da una manifestazione di protesta davanti al consolato italiano. A scatenare la folla fu la brillante iniziativa dell'allora ministro Calderoli di indossare, alcuni giorni prima, una maglietta dove erano stampate le vignette satiriche su Maometto. A suo dire, era un modo per perorare la causa della libertà d'espressione, facendo seguito alla vicenda delle controverse vignette danesi. In realtà una sortita tanto pittoresca quanto evitabilissima, proprio per il polverone appena sollevato dalle illustrazioni del profeta. Un gesto, quello del ministro leghista, contro il quale la "Fondazione Internazionale Al Gheddafi per le Associazioni di Beneficenza e Sviluppo" aveva esortato a protestare, dando appunto il là alle manifestazioni.
In Italia, i riflessi politici dell'incidente di Bengasi furono immediati, con il premier Berlusconi costretto (supponiamo molto a malincuore) a sfiduciare il ministro invitandolo a dimettersi «subito». Analoga richiesta dall'opposizione, mentre fu sconcertante la replica di Calderoli, che si dimostrò non proprio costernato per l'accaduto: «Il problema non sono i morti di Bengasi o il governo italiano, qui c'è di mezzo l'Occidente» fu la sua acuta arringa.

Ecco per quale motivo il figlio del colonnello Gheddafi ha espresso seria preoccupazione per l'ipotesi che un irresponsabile come Roberto Calderoli possa venire nuovamente premiato con un ministero, incarico per il quale, del resto, si è già dimostrato sommamente inadatto.
Visto il precedente, l'affermazione di Saif Al Islam si presta ad essere letta non come una minaccia, come un diktat, secondo la definizione datane anche dall'opposizione, ma come l'enunciazione di un fatto. Ma che dichiarazioni ha rilasciato, in effetti, Al Islam? Non suona particolarmente minacciosa la nota diramata venerdì sera dall'agenzia ufficiale Jana, nella quale si precisava che Al Islam "fa presente la gravità della questione, anche se la decisione del nuovo primo ministro è considerata un affare interno che riguarda l'Italia". Questa è una minaccia? Oppure è una constatazione? Con Calderoli ministro i rapporti italo-libici hanno la prospettiva di migliorare o quella di peggiorare? Più pesanti, invece, le dichiarazioni libiche che Calderoli sia da considerarsi il vero assassino delle vittime di Bengasi, ma almeno l'estrema inopportunità di quella bravata dovrebbe essere incontestabile. Il fatto che atteggiamenti del genere gettino benzina sul fuoco dello scontro di civiltà, anche. E da parte libica è comprensibile la richiesta di non ripetere un errore, che sull'altra sponda del Mediterraneo è associato a una carneficina.

Tanto per "alleggerire" la tensione, ha pensato bene di dire la sua Mario Borghezio, con il suo inconfondibile tatto diplomatico: "le terribili minacce che giungono da Tripoli dimostrano che avevo visto giusto indicando la Libia come regista della strategia di invasione delle coste meridionali del nostro Paese» ha dichiarato Borghezio, compendiando in poche battute le sue avanzatissime teorie in materia di immigrazione «Per fortuna - aggiunge - grazie agli elettori, vi sarà finalmente nel nuovo governo la presenza significativa dei crociati della Lega Nord, in grado di combattere fermamente il pericolo del terrorismo jihadista ed i suoi palesi e occulti sostenitori. L'Italia, grazie anche alla Padania, è un grande Paese e non si farà intimidire da chi semina sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà».








Fonte: pubblicato il


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