Agevolazioni fiscali all'estero: in Repubblica Ceca unica aliquota comprensiva di sanità e pensioni

Ad un anno di distanza dall'introduzione della 'flat-tax' ceca, ci si prepara ad una nuova rivisitazione della stessa

Il varo recente della flat tax, l’imposta sui redditi delle persone fisiche con aliquota unica al 15 per cento, entrata in vigore lo scorso gennaio, non ha esaurito le ansie di riforma fiscale che da almeno un anno contraddistinguono le politiche adottate dall’attuale governo ceco. Non stupisce quindi che Praga si stia preparando all’inaugurazione dell’ennesima svolta in tema d’imposte, tasse e, questa la vera novità, di oneri sociali e contributi sanitari.

Allo studio la flat-tax modello extra-large In pratica, i responsabili economici guidati dal ministro delle Finanze in carica, Miroslav Kalousek, hanno elaborato un modello ulteriormente innovativo di flat tax che, a meno d’un ripensamento a fine 2008, dovrebbe comportare il prossimo anno il varo d’un regime fiscale unico da applicare sia riguardo il calcolo dell’imposta sia in riferimento alla determinazione delle quote di reddito che ogni singolo contribuente indirizza sui capitoli degli oneri sociali e delle spese sanitarie. In altre parole, il modello extra-large della flat-tax, presentato recentemente dall’Esecutivo ceco, comporterebbe l’applicazione d’una sola imposta, peraltro già definita, su di una base imponibile anch’essa unificata.

Spetterebbe inoltre all’Amministrazione fiscale la riscossione dell’intero ammontare che, soltanto in una fase successiva, sarebbe ripartito tra i diversi capitoli di spesa relativi alla sicurezza sociale, ai servizi, alla sanità e alle altre aree d’intervento pubblico. Dunque, l’intero sistema fiscale e contributivo ceco verrebbe completamente unificato e sottoposto ad un prelievo standard. Una novità questa che non avrebbe riscontro, né termini di raffronto, con nessun altro Paese ad economia-avanzata. Ragione questa che sembra all’origine dei segnali di cautela fiscale che le organizzazioni internazionali di cui la Repubblica ceca fa parte, soprattutto Ocse e Unione europea, hanno già provveduto a notificare ai responsabili economici di Praga.

Quanto costerà la riforma? Più di 1 miliardo di euro di minori entrate fiscali

L’unificazione generalizzata dell’attuale regime fiscale e la sua fusione con il sistema contributivo determinerà, almeno secondo le stime pubblicate recentemente, una perdita netta per l’erario ceco di oltre 1 miliardo di euro l’anno. Peraltro, al venir meno di questa quota di gettito dovranno anche sommarsi le minori entrate legate alla riduzione progressiva dell’imposta sui redditi delle persone giuridiche. Infatti, l’aliquota sui profitti delle società si ridurrà dall’attuale 24 per cento al 21 per cento nell’anno in corso, per poi scivolare ulteriormente al 20 per cento nel 2009 fino a concludere la sua corsa verso il basso al 19 per cento, ma nel 2010. La ricetta sul come finanziare questi tagli continui d’imposte e tasse è incentrata sull’aumento duplice dell’Iva, la cui aliquota minima salirà dal 5 fino al 9 per cento.


I dubbi dell’Ocse: a rischio euro e pensioni

La riforma fiscale in corso di definizione da parte del governo ceco è stata accolta con scetticismo da parte dell’Ocse. Due le ragioni che hanno indotto l’Organizzazione di Parigi a suggerire a Praga maggiore moderazione sul versante tributario. Innanzitutto, il buon andamento registrato dalle entrate fiscali, all’incirca 25 miliardi di euro l’anno, non costituisce affatto, secondo gli esperti dell’Ocse, un indicatore sul quale poter avviare ampi programmi di riduzioni d’imposte e tasse. Infatti, nei prossimi anni il livello della spesa sociale da destinare a pensioni e sanità è destinato ad aumentare in modo progressivo. Il rischio quindi di frenare la crescita delle entrate fiscali potrebbe avere un impatto decisamente critico sul versante delle risorse da destinare sul bilancio del welfare. Un secondo motivo d’allarme, oltre a quello a relativo allo squilibrio dei conti relativi al finanziamento dei servizi sociali, riguarda invece l’ingresso nell’area dell’euro fissato per il 2010.








Fonte: pubblicato il


Torna su