Infortuni, malattie e morti sul lavoro: oggi giornata mondiale. Non è un problema solo italiano

Situazione preoccupante quella della mancata sicurezza sul posto di lavoro, non solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa e del mondo

In Europa la situazione è mediamente migliore che nel resto del mondo, sia per l'azione incisiva del movimento sindacale europeo, sia perché lo sviluppo di una serie di normative comunitarie in materia di sicurezza ha permesso negli anni una significativa riduzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Secondo i dati dell'Eurostat, per il periodo 1995-2005 gli infortuni sono diminuiti infatti del 17%, e la frequenza degli infortuni mortali si è ridotta del 35%, portando il tasso d'incidenza da 3.7 per 100.000 lavoratori a 2.3.

Tuttavia, ogni anno, soltanto nei 15 vecchi paesi membri dell'UE si contano ancora circa 4 milioni di infortuni e oltre 4.000 morti per incidenti sul lavoro. E gli stessi dati Eurostat testimoniano di altri fenomeni preoccupanti:

Innanzitutto l'Italia è il Paese UE15 con il maggior numero di morti sul lavoro: oltre 900 nel 2005, ossia quasi ¼ di tutte le morti per incidenti sul lavoro nell'Europa dei 15. È vero che anche da noi il fenomeno è in costante diminuzione (-27.5% dal 1995 al 2005), ma nella tendenza generalmente positiva l'Italia ha registrato una diminuzione degli incidenti inferiore alla media europea (-35.6%) e molto più bassa di Paesi come la Grecia (-64.8%), la Germania (-54.4%), il Belgio (-41.5%) e la Spagna (-39.2%).

Un altro dato preoccupante riguarda la maggiore esposizione al rischio dei lavoratori anziani. Nella vecchia Europa dei 15, la probabilità di cadere vittima di un infortunio sul lavoro è 2.5 volte maggiore della media tra i lavoratori anziani (55-64 anni) e 4 volte maggiore tra gli ultra 64enni.


La nuova Strategia comunitaria per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (periodo 2007-2012) si propone quindi di ridurre del 25% gli infortuni, in maniera omogenea e costante in tutti i 27 paesi dell'UE, attraverso una serie di interventi legislativi, a livello europeo e nazionale.

Tale strategia non soddisfa però i sindacati europei. L'obiettivo che l'UE si è prefissata per il 2012 è infatti solo apparentemente ambizioso. In realtà, secondo Laurent Vogel dell'istituto sindacale europeo per la salute e la sicurezza sul lavoro, "si tratta della strategia più povera e più scarsa d'iniziative concrete formulata negli ultimi venti anni".

La nuova Strategia definisce infatti come obiettivo centrale soltanto la riduzione degli incidenti sul lavoro, sottovalutando di fatto i rischi più generali dovuti all'insorgere di nuove e vecchie patologie legate al lavoro. Inoltre il testo della Commissione europea parla soltanto di "malattie professionali" in senso stretto, ossia quelle che appaiono nelle statistiche ufficiali, senza tenere conto del fatto che queste sono solo una piccolissima parte delle patologie legate al lavoro. "In Europa - ricorda ancora Laurent Vogel - meno del 5% dei tumori causati dal lavoro sono riconosciuti come malattie professionali".

L'interesse generale dei lavoratori per un ambiente di lavoro più sano e più sicuro non coincide quindi del tutto con l'approccio della Commissione e del Consiglio, che considera la sicurezza sul lavoro soprattutto un "costo", e dunque un problema di produttività, di competitività e di sostenibilità dei conti pubblici.





Fonte: pubblicato il


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