Israele e Palestina: pace con Hamas possibile e vicina secondo Carter

L'ex presidente americano Jimmy Carter sceglie di tornare a Gerusalemme per comunicare all'opinione pubblica internazionale i risultati dei suoi otto giorni di tour in Medio Oriente

L'ex presidente americano Jimmy Carter sceglie di tornare a Gerusalemme per comunicare all'opinione pubblica internazionale i risultati dei suoi otto giorni di tour in Medio Oriente. Non è una scelta causale, e Carter va subito al cuore della questione, illustrando al pubblico che affolla la sala conferenze dell'Hotel King David il contenuto degli incontri che ha avuto nei giorni scorsi con i tre gruppi di leader di Hamas, dirigenti di Cisgiordania, di Gaza (incontrati al Cairo dopo il rifiuto israeliano di concedere a Carter l'ingresso nella Striscia) e dell'ufficio politico all'estero.

Incontri che hanno portato a una dichiarazione del movimento islamico, che Carter ha letto in diretta da Gerusalemme, in cui si afferma l'impegno di Hamas "all'autodeterminazione nazionale" e alla costruzione di "uno Stato palestinese entro i confini del 1967".

I leader del movimento, in sintesi, sarebbero pronti ad accettare un accordo di pace con Israele negoziato dal presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), a condizione che l'intesa sia approvata con un referendum dai palestinesi. Vale a dire, ha aggiunto l'ex inquilino della Casa Bianca, "che Hamas non saboterà gli sforzi di Abu Mazen di negoziare un accordo a condizione che sia approvato dai palestinesi con un voto libero".

Nel documento letto da Carter, il movimento di resistenza islamico si dice anche disposto a formare un nuovo governo con il presidente Abu Mazen, leader del partito laico Fatah, costretto a riparare lo scorso giugno nella Cisgiordania occupata, dopo il colpo di mano degli integralisti islamici nella Striscia di Gaza: un esecutivo, vi si legge, "di coalizione, non di esponenti di Hamas o di Fatah, ma di tecnici e la costituzione di una forza professionale di polizia".

Carter per parte sua ha sottolineato che è opinione quasi unanime che non vi sono stati progressi nei colloqui di pace israelo-palestinesi, ripresi lo scorso novembre nella conferenza internazionale tenutasi ad Annapolis sotto gli auspici degli Stati Uniti. Così come sul fatto che i palestinesi sono sempre più disillusi, mentre gli israeliani continuano ad estendere gli insediamenti e a mantenere centinaia di blocchi in Cisgiordania.


Ma il tasto su cui ha ripetutamente battuto l'ex presidente Usa è stato sempre lo stesso: Hamas - ma anche la Siria - deve essere coinvolta in qualsiasi tentativo di soluzione del conflitto mediorientale: "La strategia attuale, che esclude Hamas e Siria, non sta funzionando. Sta esacerbando il ciclo di violenza, creando equivoci e animosità", ha detto Carter. "Credo che il problema non sia il mio incontro con Hamas in Siria, ma che sia Israele sia gli Stati Uniti non vogliono incontrare queste persone", ha aggiunto.

Il tour mediorientale dell'ex presidente, premio Nobel per la Pace 2002 - famoso in Medioriente, e soprattutto in Israele, come negoziatore del trattato di pace tra Israele ed Egitto nel 1978 che normalizzò le relazioni tra i due stati dopo le guerre del '67 e del '73 e portò al ritiro israeliano dal Sinai - non ha incontrato i pieni favori del governo israeliano, che ha a più riprese osteggiato i suoi tentativi di incontrare i capi politici di Hamas.

Al punto che lo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, con uno "schiaffo" senza precedenti, ha negato assistenza all'ex-presidente, che si è dovuto affidare per la propria sicurezza agli agenti della CIA venuti con lui da Washington, mentre è costume che presidenti in carica ed ex-presidenti americani in visita in Israele siano protetti dai servizi locali e lo stesso reciproco trattamento viene riservato a personalità israeliane in visita in USA. Un motivo in più, dunque, per tornare proprio a Gerusalemme a tirare le somme di un viaggio che ha visto Carter passare per Cisgiordania, Egitto, Arabia Saudita, Siria e Giordania.

Dopo aver visto il presidente palestinese Abu Mazen, Carter ha incontrato a Ramallah Naser Shaer, ex vicepremier del deposto governo di Hamas, con cui ha discusso della possibilità di un cessate-il-fuoco e della ripresa del dialogo intra-palestinese tra Hamas e Fatah. Determinato ad incontrare i dirigenti di Hamas a Gaza, Carter ha cercato di accedere alla Striscia, ma gli è stato impedito; così l'ex presidente è volato al Cairo per incontrare Mahmoud az-Zahar, leader dell'ala radicale di Hamas nella Striscia di Gaza.

L'aspetto più importante del viaggio di Carter, tuttavia, è stato senz'altro il meeting con Khaled Meshal a Damasco: il primo contatto tra establishment americano e leader di Hamas dal 2006, quando Jesse Jackson fece visita a Meshal.





Fonte: pubblicato il


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