Legge italiana contro P2P per togliere Internet agli utenti che scambiano files. Presto proposta?

Utilizzi internet per scaricare contenuti in modo illegale? Addio alla connessione!

Il presidente della Fimi ha rilanciato sul Corriere della Sera la proposta di disconnettere dalla rete gli utenti che condividono illegalmente file d'autore. Proposta anche detta "à la Sarkozy", dal momento che Oltralpe è un'iniziativa di legge appoggiata dal presidente che verrà discussa a maggio. Ma la Francia non è il solo Paese e nemmeno il primo ad adottare simile radicale strategia: Giappone e Nuova Zelanda sono capostipiti in materia, Svezia e Regno Unito hanno lasciato capire che seguiranno presto. Non un fatto isolato quindi, ma una vera e propria nuova fase della lotta a difesa dell'economia basata sul copyright, promossa dalla lobby di cinema e musica.

Ma come funziona la soluzione transalpina che molti Paesi vogliono prendere a modello? In poche parole, verrà istituita un'apposita authority che riceverà le segnalazioni delle presunte infrazioni dai detentori dei diritti d'autore: l'organo di sorveglianza, dopo analisi della denuncia, inviterà i fornitori di connessioni internet (i cosiddetti Isp) ad ammonire il proprio abbonato. In caso di recidiva, alla terza segnalazione si rischia la sospensione a tempo indeterminato dalla rete. Gli utenti colti in fallo per tre volte vengono inoltre iscritti in una lista nera (Lista nazionale dei pirati) e non possono sottoscrivere abbonamenti con altri fornitori di connettività.

Che sia questa la direzione auspicata anche in Italia lo lascia pensare una frase di Mazza: «Se uno non paga l'abbonamento internet o telefonico gli viene tagliata la linea. Perché non deve succedere lo stesso quando non si vuole pagare musica e film?». Interpellato da VisionPost, Mazza precisa: «La frase è frutto di una estrema sintesi del giornalista. Era la replica provocatoria agli Isp che lamentano l'incostituzionalità della sospensione dal servizio. Loro però in caso di mancato pagamento sospendono il cliente».

Peccato però che quando gli internet provider disconnettono il cliente dal proprio servizio, "gli espulsi" possono sottoscriverne uno nuovo con un altro operatore. Nel caso della proposta francese invece no. Bandito da uno si è banditi da tutti.

Insomma, l'industria, che in questi anni ha cercato in ogni modo di sconfiggere il fenomeno della condivisione tra utenti, sta alzando il tiro. Malgrado le campagne antipirateria e il tentativo di criminalizzare il file sharing, il traffico generato tra chi si scambia file continua a essere alto, superiore a quello dei servizi online legali. Per questo ora si prova a coinvolgere direttamente i fornitori di connessione.


Per porre un argine a questa offensiva, al parlamento europeo i deputati Marco Cappato e Marco Pannella (Lista Bonino) hanno avanzato un emendamento a un progetto di legge, approvato dall'assemblea, secondo il quale internet «costituisce un ampio spazio per l'espressione della cultura, l'accesso alla conoscenza, la partecipazione democratica alla creatività europea» e dunque la sconnessione forzata è «in contrasto con le libertà civili e i principi di proporzionalità, efficacia e dissuasività». Ma da solo l'emendamento non basta a fermare le legislazioni nazionali. E dunque le azioni di lobbying dei signori dell'intrattenimento proseguono.

Nell'epoca dell'information society, e della lotta al digital divide tutto ciò appare paradossale. E suona anche irrealizzabile. Risulta difficile capire come potrebbe essere adottato il sistema francese in Italia, dove il garante della privacy ha chiaramente sostenuto l'illegalità di meccanismi di monitoraggio del traffico da parte di privati. Le società che detengono i diritti d'autore non possono né indagare per conto proprio né tanto meno appaltare all'esterno un'attività di controllo sui servizi p2p.

Senza contare che nemmeno all'industria dell'intrattenimento farebbe comodo espellere gli utenti, i quali non avrebbero modo di pentirsi e di alimentare l'industria dei contenuti online legittimi. Una boutade quindi? No, l'ennesimo tentativo di trovare un deterrente.





Fonte: pubblicato il


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