Berlusconi e Putin: società energetiche, Alitalia e altri settori per nuove alleanze

Ancora non sono ufficialmente premier ma gia Putin e Berlusconi tessono trame per creare nuove alleanze tra i due Paesi

Il nostro timore che una volta al potere Berlusconi avrebbe svenduto l'Italia si sta avverando. Il Cavaliere non perde tempo.

Il primo leader straniero a omaggiare il Silvio nazionale sarà il quasi ex presidente e prossimo premier russo Vladimir Putin, che si ferma oggi in Sardegna di ritorno da una visita di stato in Libia dove è andato a mettere sul tavolo il credito che la Russia vanta verso il paese nordafricano (eredità del debito libico verso l'Urss) come strumento di ordinaria pressione per far riavvicinare la Libia alla Russia (come ai tempi dell'Urss) e privare l'Occidente di una fonte alternativa e diversificata per l'approvvigionamento di idrocarburi rispetto a Gazprom e alle compagnie petrolifere russe.

Putin non ha ancora abbandonato l'idea di un cartello dei paesi produttori di gas naturale guidato dalla Russia e in Libia si sta svolgendo un braccio di ferro degno della guerra fredda tra le compagnie occidentali e quelle russe per ottenere concessioni di sfruttamento del sottosuolo.

La sosta in Sardegna dal viaggio "energetico" libico è inoltre l'aggiunta di un ulteriore tassello al progetto putiniano di dominio energetico dell'Europa. Gazprom ha sempre agognato (perlomeno da quando c'e' Putin) a penetrare nel mercato energetico occidentale fino all'utente finale. Per far ciò ha bisogno dell'accesso alla rete europea di trasporto e distribuzione gas, dai grandi gasdotti magistrali fino alle reti cittadine.

Nel maggio 2005 l'Eni (erano le ultime settimane della gestione di Mincato dell'azienda del cane a sei zampe e l'accordo fu ratificato alcune settimane dopo dal nuovo ad, il fedelissimo servitore berlusconiano Paolo Scaroni che, misteri della politica italiana, il governo Prodi si è ben guardato dal rimuovere) cedette a una strana società registrata a Vienna, controllata da Gazprom e da Bruno Mentasti, un tirapiedi del Cavaliere, transiti sul gasdotto (all'87% di proprietà ENI) che dal confine austro-slovacco (Baumgarten) conduce all'Italia (passo del Tarvisio) per due miliardi di metri cubi annui. I transiti per importare il gas in Italia sono la conditio sine qua non per tutti gli operatori privati e Eni deve (dovrebbe) venderli pubblicamente per asta, cosa che per altro fa, ma a lotti così spezzettati (20 milioni di metri cubi) da impedire la nascita di veri concorrenti e conseguentemente di un vero mercato.


Ma per Berlusconi ed amici, russi ed italiani, le procedure furono diverse. Importanti municipalizzate come AMGA oil consorzio HERA, non potevano accedere ai transiti se non acquisendo "frattaglie" da pochi milioni di metri cubi, quando il Cavaliere e i suoi, pur non vantando nessun retroterra nell'importazione e distribuzione del gas si trovavano a gestire un pacchetto uguale al 2,5 % di tutto il fabbisogno di gas italiano per un valore di almeno 500 milioni di dollari annui.
Grazie ad una campagna di stampa di "L'Espresso" e di "La Repubblica" il pactum sceleris fu bloccato, né il governo Prodi si guardò bene dal resuscitare tale oltraggio alla liberalizzazione del mercato energetico (o meglio: liberalizzazione per pochi eletti).

Ma la di là del fatto economico e della sfacciata violazione delle condizioni di pariteticità dell'accesso al trasporto delle risorse energetiche, la mossa di Berlusconi a favore di Gazprom apriva sostanzialmente le porte al nemico. Nel quadro della politica del randello energetico brandito dal Cremlino da quattro anni a questa parte, controllare il mercato del gas, dalla estrazione al trasporto fino all'utente finale in Europa è il sogno di Gazprom. Ben sapendo che in altri paesi europei non ce l'avrebbe fatta (e non per capriccio discriminatorio, ma perché la Russia non consente l'accesso al proprio sistema di trasporto delle risorse energetiche, cioè le reti di gasdotti e oleodotti, ma lo pretende invece per sé in Europa), Putin ha attaccato su quello che un grande politico chiamava il ventre molle dell'Europa: l'Italia.
E dove meglio, visto che oltre ad una cronica debolezza degli esecutivi, allo scarso orgoglio nazionale che si risveglia solo in occasioni calcistiche, c'e anche un caro amico, il Silvio nazionale, pronto ad aprire le porte ai nemici ?

Questo sarà l'argomento clou della conversazione tra Vladimiro e Silvio: il rientro o meglio l'entrata di Gazprom sul mercato finale italiano, ivi compresa la vendita di pacchetti azionari del sistema di SNAM Rete Gas al gigante russo (si parla insistentemente di scambi di pacchetti azionari tra ENI e Gazprom).
Il Cavaliere, che in passato molto ci ha fatto dubitare della sua fedeltà agli ideali europeistici, dimentica però che nell'autunno del 2007 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che vieta la vendita a società non UE di  infrastrutture nel settore risorse energetiche. E ciò fu fatto non tanto per bloccare Gazprom, ma soprattutto i fondi di investimento americani, non meno pericolosi.
Fatta la legge trovato l'inganno. I cervelli giuridici al soldo del Cavaliere si metteranno al lavoro per aggirar l'ostacolo, ma sarà un ulteriore allontanamento dell'Italia dall'Europa e questo è solo l'inizio della deriva italiana dal Vecchio Continente.

Al di là della svendita energetica dell'Italia a Vladimir Putin, che si è affrettato a venire ad omaggiare il suo amico ed ora collega (tra due settimane saranno entrambi premier, poveri noi!), sta a cuore un'altra questione, l'Alitalia.

La mala gestione della questione Alitalia è un punto di vergogna per tutta la classe politica ed imprenditoriale italiana. Il mai abbastanza compianto, ma al quale non abbiamo mai risparmiato critiche aperte e a volte pesanti, governo Prodi non ha fatto in tempo a svendere la compagnia di bandiera a Air France (per 139 milioni di euro), pur potendo adottare provvedimenti (e aveva diverse scelte) che avrebbero portato al risanamento. Ma non è questa la sede per riaprire il discorso Alitalia.








Fonte: pubblicato il


Torna su