Prodi esce dal Pd: era già tutto deciso. Spazio ai giovani, ma qualche piccola polemica esiste

Prodi si dimette da presidente del PD. Il Professore rimarrà comunque un 'supporter forte e leale del partito'.

Prodi si dimette da presidente del PD. Il Professore rimarrà comunque un "supporter forte e leale del partito" ma, come ha spiegato conversando con i giornalisti a New York, dove si trova per la riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, "i ruoli di responsabilità all'interno del Pd adesso spettano ad altri".

Voci di possibili dimissioni, per la verità, circolavano già da qualche tempo negli ambienti vicini al Pd: secondo i più maliziosi, le motivazioni del ritiro prodiano erano da addebitare ai dissidi con il segretario Walter Veltroni, iniziati con la famosa affermazione dell'ex sindaco di Roma sulla corsa in solitaria del suo partito, e culminati con la disfatta del 13 e 14 aprile scorsi. Ma il presidente del Consiglio uscente ha azzerato ogni retropensiero: quando è caduto il governo, ha detto, "ho preso una decisione molto chiara, molto semplice, molto ferma e molto coerente: non mi sono presentato alle elezioni perché ritenevo e ritengo sia necessaria una nuova leva, un nuovo gruppo dirigente per portare avanti la crescita ed il rafforzamento del Pd. Una scelta coerente esige scelte coerenti successive". E la comunicazione a Veltroni è stata fatta in anticipo proprio "perchè fosse chiaro che [il ritiro, ndr.] non sarebbe dipeso dal risultato elettorale".

Se la notizia in sé, dunque, non stupisce più di tanto, non altrettanto si può dire della tempistica e della modalità con cui il Professore ha ufficializzato la propria scelta. E allo stupore, tra gli inquilini del loft di Piazza S. Anastasia, si unisce anche una certa irritazione per un annuncio che, in questo particolare momento, certo non agevola Walter Veltroni nella gestione di un difficile risultato elettorale. Ci si domanda come mai Prodi abbia deciso di uscire allo scoperto proprio ora: nella lettera, sottolineano ai piani alti del Pd, il Professore spiegava la propria intenzione di rinunciare ad ogni responsabilità politica, coerentemente con la decisione presa di non ricandidarsi alle elezioni, "ma si era rimasti d'accordo che della questione avrebbero parlato insieme Veltroni e Prodi dopo il voto".

Insomma, Veltroni pensava che l'annuncio sarebbe stato concordato assieme a lui, e magari anche annunciato in una conferenza stampa congiunta, in modo da evitare che la scelta del premier dimissionario potesse essere strumentalizzata e letta come polemica. Per questo, una nota dell'ufficio stampa del Partito democratico torna a ribadire che a giorni ci sarà un incontro tra Veltroni e Prodi, nel quale si discuterà della volontà del Professore di lasciare l'incarico di presidente del Pd: "Di questo - sottolinea la nota - avevano concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto. L'incontro, previsto a breve, avverrà nello spirito di coesione e di grande unità che si è visto in questi mesi e che è confermato dalle parole di oggi di Prodi".

In quell'incontro, Veltroni cercherà di convincere Prodi ad un ripensamento. Ma se le dimissioni dovessero trovare conferma, si aprirà una nuova partita per la presidenza del Pd. Anche se c'è chi fa notare che nello Statuto del partito su questa figura non è previsto alcun automatismo nè obbligatorietà. Ma è questa seconda ipotesi ad apparire la più probabile, e le posizioni espresse da Prodi a New York suonano proprio come un addio definitivo: "Il mio impegno per il Partito Democratico - ha sostenuto - stava per terminare e sarebbe terminato il giorno delle elezioni". Comunque, ha aggiunto, "rimarrò un supporter forte e leale del Partito democratico anche se non in un ruolo di responsabilità in quanto questo spetta ad altri, affinché il Pd possa nascere forte e guardare al futuro".

Il Professore ha poi riconosciuto che la campagna elettorale di Veltroni è stata "estremamente coraggiosa e forte" e che "c'è stata una buona performance" del Partito democratico che adesso però "deve rafforzarsi e continuare ad essere l'unica seria alternativa riformista per l'Italia, perché in futuro ce ne sarà estremamente bisogno".





Fonte: pubblicato il


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