Anti-infiammatorio Vioxx di Merck e i suoi danni alla salute nascosti ritornano alla ribalta

Troppi soldi sono in ballo quando si parla di industria farmaceutica senza scrupoli, la cui espansione è appesa soprattutto ai risultati dei test per l'immissione sul mercato: la manipolazione dei dati è la via più facile per ottenere il via libe

Nel 2004 il farmaco fu ritirato dal mercato con la "consolazione", solo per alcuni, che solamente dopo l'uso continuativo per 18 mesi si presentava il rischio di insorgenza di ictus e problemi cardiovascolari importanti.

Sono passati quattro anni da allora, un lasso di tempo in cui, più o meno in sordina, le sorti del Vioxx e della Merck hanno seguito i tempi imposti dalla legge. Ma oggi la prestigiosa rivista New Scientist riporta il famigerato farmaco, e con esso il colosso farmaceutico americano, all'onore delle cronache. Secondo quanto riportato dalla autorevole pubblicazione scientifica, la Merck è accusata da illustri ricercatori di aver tenuto nascosti i risultati di studi effettuati su pazienti trattati con il Vioxx che già nel 2001 ne evidenziavano la pericolosità. La notizia pone il colosso americano al centro di quello che si potrebbe definire il più grande scandalo farmaceutico degli ultimi anni.

Il Vioxx è stato per 5 anni sul mercato, fruttando alla Merck ingenti guadagni. Era infatti un medicinale molto popolare. Ma dopo l'evidenza del rischio di ictus e infarti collegati al suo utilizzo la casa madre fu costretta ritirarlo dal mercato quattro anni fa con grave danno economico. Quest'anno, in seguito alla condanna comminata in sede processuale, la Merck si è decisa a pagare a titolo di risarcimento quasi 5 miliardi di dollari ai pazienti danneggiati dal farmaco. Fin qui tutto bene, si fa per dire. Finché il testimone al processo, Richard Kronmal, docente di Statistica all'università di Washington a Seattle, non rende noto che l'analisi dei documenti prodotti durante il processo, da lui stesso eseguita, ha evidenziato che gli scienziati della compagnia farmaceutica erano al corrente della pericolosità del Vioxx ben prima del suo ritiro nel 2004.

In particolare, Kronmal e il suo collega Bruce Psaty, hanno focalizzato l'attenzione su un rapporto interno all'azienda stilato nel 2001, in cui venivano descritti due test portati avanti su un campione di 1000 pazienti trattati con Vioxx e altrettanti trattati con un placebo. Tra quelli trattati con il farmaco furono riscontrati 34 decessi, contro i 12 avvenuti tra coloro trattati con il placebo. Ma nello stesso anno la Merck si guardò bene dal comunicare i risultati, nella loro interezza, alla Fda: il rapporto consegnato all'autorità competente, infatti, sembrerebbe deprivato della parte riguardante le morti avvenute dopo la fine del trattamento, benché gli effetti collaterali possano verificarsi a distanza dall'assunzione.

Alla domanda formulata allora dalla Fda riguardo al grado di rischio associato all'uso del medicinale, e se questo rendesse necessaria l'interruzione degli studi in merito, la risposta della Merck fu negativa, anzi giustificò l'aumento della mortalità rilevato nei test come "conseguenza di fluttuazioni casuali e comunque di entità numerica trascurabile". Ma la Merck fece di più: in un comunicato stampa definì che dalle ricerche effettuate "non è stata dimostrata alcuna evidenza che colleghi le morti con l'uso del Vioxx; alcuni decessi sono stati causati da incidenti d'auto, avvelenamento, infezioni ed altre cause non in relazione con l'assunzione del farmaco". Ad aggravare la posizione del colosso farmaceutico, le evidenze risultanti da un attento esame del dossier relativo al processo, che secondo gli esperti contiene dettagli che fanno sospettare della onestà dei dipendenti della compagnia. 

Secondo quanto riportato da David Egilman della Brown University di Attleboro, Massachusetts, ascoltato come esperto nel processo, sarebbe stato occultato un ulteriore studio, nominato "Protocollo 906", mai reso noto alla Fda, in cui si metteva a confronto il Vioxx con un altro farmaco della stessa fascia, il Celebrex della Pfizer, utilizzati entrambi su 450 pazienti sofferenti di artrite. Nel confronto entrambi i medicinali diedero buoni risultati, con la differenza che gli effetti collaterali sofferti dai pazienti trattati col Vioxx sono stati percentualmente il doppio rispetto a quelli provocati dal farmaco concorrente. Dunque il Celebrex garantiva maggiore sicurezza. 
Le conseguenze in termini di strategia aziendale sono riassunte nello scambio di e-mail avvenuto tra dipendenti della Merck, di cui è entrato in possesso Egilman, che definivano la questione "molto seria, da tenere assolutamente nascosta per il momento". Ma non è finita qui. Sembra che la Merck abbia addirittura reclutato ricercatori di prestigio perché apponessero la propria firma in calce alle ricerche, effettuate in realtà dalla compagnia, al fine di documentare l'efficacia e la non pericolosità del Vioxx.

Inutile precisare che i vertici della Merck hanno respinto tutte le accuse bollandole come "false" e "fuori contesto". Troppi soldi sono in ballo quando si parla di industria farmaceutica senza scrupoli, la cui espansione è appesa soprattutto ai risultati dei test per l'immissione sul mercato: la manipolazione dei dati è la via più facile per ottenere il via libera dalle autorità.





Fonte: pubblicato il


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