Comunisti e socialisti non ci sono nel Parlamento italiano cancellati dalle elezioni 2008

Rivoluzione nel Parlamento italiano, con una netta riduzione dei gruppi presenti

Dei 16 candidati premier soltanto tre sono stati eletti in Parlamento: Silvio Berlusconi, Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini.

Si tratta di una semplificazione brutale rispetto alla precedente legislatura quando a Montecitorio erano rappresentati circa 26 gruppi politici.

Una rivoluzione. "Il compimento della fuoriuscita dal '900", come spiega secco Nichi Vendola. Per la prima volta in Parlamento non ci sono rappresentanti comunisti e socialisti. Il dato della sconfitta di Sinistra Arcobaleno è secco, senza se e senza ma, è tanto più sorprendente perché fotografa una mutazione genetica della società italiana.

E' tanto più negativo perché sottolinea l'assenza di comunicazione reale tra gli elettori storici della sinistra e le loro rappresentanze: non c'è enclave che abbia tenuto, in politica contano i programmi, le scelte, i rapporti di forza nella società e la sinistra è stata percepita come un residuo privo di profilo programmatico e progettuale rispetto alla configurazione del bipolarismo.
Vendola indica però una strada aperta per il futuro affermando: "Il tema oggi è quello di far convergere tutte le forze che non sono disponibili a seppellire l'esperienza storica della sinistra politica in Italia".

"Pdl e Lega hanno vinto le elezioni - riconosce Walter Veltroni - e spetta a loro governare, anche se penso che il peso accresciuto della Lega possa creare più di un problema". Veltroni ha fatto terra bruciata alla sua sinistra, ma non ha sfondato verso il centro dell'elettorato. Di qui forse una delle cause della sua sconfitta, dal momento che pure il voto del nord - quello di regioni come Veneto e Lombardia - non premia l'investimento fatto in quelle realtà dal Partito democratico. Anche L'Italia dei Valori "rosicchia" qualcosa a sinistra e Antonio Di Pietro, supera il 5% alla Camera e al Senato. Ma di fronte alla fotografia del parlamento c'è poco da stare allegri.


Pdl e Lega sembrano infatti poter contare su una solida maggioranza al Senato oltre che alla Camera. Discutibile è invece la previsione che Lega sia decisiva con i suoi senatori (il Pdl potrebbe avere i numeri da solo).

Esce quindi sconfitta l'ipotesi di un pareggio e di una instabilità al Senato, che era l'obiettivo del Pd. A Silvio Berlusconi il compito di preparare la lista dei ministri e decidere se una delle presidenze di Camera e Senato andrà all'opposizione. A lui tocca anche affrontare molte emergenze: dalla vicenda Alitalia alle nomine negli enti pubblici, dalle questioni economiche a quelle che riguardano più direttamente i salari.








Fonte: pubblicato il


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