Grandi riforme e modifiche istituzionali: Veltroni e Pd pronti ad accordi con la maggioranza

Antonello Soro annuncia che il Pd farà “opposizione con serenità e nel rispetto dell'orientamento degli elettori”

Ora come ora sarebbero 162 i senatori del Pdl, contro i 141 del Partito Democratico. Ecco i numeri del Pd, a metà strada degli scrutinii e nel momento in cui Walter Veltroni chiama Berlusconi come aveva annunciato nei giorni scorsi, per congratularsi per la vittoria oramai certa.

Poi, un passo davanti ai maggiori esponenti del Pd, rilascia la sua prima dichiarazione da capo dell'opposizione in pectore, poi non resiste al pianto. “Io non condivido i toni pessimistici sulle valutazione dell'affluenza: abbiamo chiesto agli italiani di tornare al voto dopo due anni e ha votato l'80%”, ha detto, riferendosi al dato sull'affluenza alle urne.”Faremo un'opposizione costruttiva. ” ha subito annunciato, difendendo la scelta di aver corso da soli.

“La nostra decisione di andare da soli ha aperto una nuova stagione. Non so dire quanto questa maggioranza potrà durare nel tempo, il Pdl dovrà sciogliere la contraddizione di non aver voluto scegliere se essere un partito o solo una coalizione elettorale”.  

A fianco del leader del Pd, Walter Veltroni, nella sala stampa allestita a pochi metri dalla sede del partito in Piazza S.Anastasia, tutto lo stato maggiore del partito, dai ministri D'Alema e Fioroni, all'ex segretario Ds Piero Fassino, al vice Dario Franceschini, fino al coordinatore Goffredo Bettini. Sul palco anche alcuni volti nuovi della sfida del Pd, come il capolista alla Camera in Lombardia 1, Matteo Colaninno.
“Abbiamo ottenuto un risultato importante - ha poi sottolineato Veltroni - Rispetto alle previsioni del Senato un incremento di 6-7 punti percentuali, e alla Camera spero possa andare meglio. Abbiamo ottenuto il voto giovanile”. E, come previsto, apre al dialogo: “La nostra sarà un'opposizione sul programma di una grande forza riformista ma rinnoviamo sin da subito la piena disponibilità ad affrontare immediatamente le riforme istituzionali necessarie di cui il Paese ha bisogno", ha detto ancora Veltroni.

I dirigenti del Pd si sono chiusi per ore in un silenzio intriso di delusione, un no-comment che fa rumore nella sala stampa allestita per le dichiarazioni, affollata solo dai giornalisti e cameramen. Secondo quanto si apprende, i dati in possesso al partito non sarebbero diversi dalle proiezioni degli istituti di sondaggio e, quindi, come sussurra a mezza bocca un dirigente del Pd, “non bellissimi”. “Speravamo di poterci candidare al governo. Se questi risultati vengono confermati, dico che non è compito nostro governare l'Italia oggi. Domani”. Sono le parole con cui il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, commenta l'ampliarsi del distacco del Pd a rispetto al Pdl.


Ma arrivano anche le prime critiche, con Marco Pannella che recrimina: “Peccato, Veltroni non ci ha permesso di replicare il miracolo del 2006”, sostiene, riferendosi a quando l'Unione prese un milione di voti in meno di Berlusconi, ma aggiunse il milione della Rosa nel Pugno (radicale ben più che socialista) grazie alle centinaia di migliaia di voti direttamente tolti al centro-destra.

Comunque vada “penso che abbiamo fatto la scelta giusta”, quella che ha un valore “nel futuro. Abbiamo battezzato nel fuoco un partito che ha la fiducia di un italiano su tre, che avrà un gruppo unito, e valori”, dice invece il ministro Barbara Pollastrini. Le fa eco il capogruppo uscente del Pd alla Camera, Antonello Soro che annuncia che il Pd farà “opposizione con serenità e nel rispetto dell'orientamento degli elettori”.








Fonte: pubblicato il


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