Fallimento Socialisti di Boselli e Sinistra Arcobaleno: Bertinotti si dimette. Ricostruire da zero

I risultati delle elezioni lasciano qualche domanda in sospeso: è veramente finita per la Sinistra ed il PS o c'è ancora qualche speranza di ricostruzione?

Sinistra critica, arcobaleno e Partito Socialista di Boselli, il quorum è stato mancato per entrambi sia alla Camera che al Senato e oggi, lo zoccolo duro dei reduci del PCI e del PSI non esiste più.

Il discorso per il Partito Socialista appare molto semplice. Obiettivamente in pochi avrebbero scommesso su un buon risultato di Boselli. Certo, veder scomparire un simbolo come il garofano dal parlamento fa un certo effetto, ma la via battuta dal partito, insistere solo sulla laicità e la contrapposizione allo “stato clericale” non ha pagato.

Il partito dal canto suo, ha già trovato il colpevole: Walter Veltroni. Per Villetti, la decisione del leader del PD di non allearsi con i socialisti resta un enigma. Non una dispersione di voti quindi, semplicemente un elettorato che non ha creduto in una sinistra storica, laica e riformista, ma priva di una grande forza trainante.

Discorso diverso per quel che riguarda la Sinistra radicale. Bertinotti si è dimesso, il suo percorso politico alla guida di Rifondazione Comunista prima e Sinistra Arcobaleno poi finisce in un piovoso (per lo meno al nord) giorno d’Aprile.
Le domande che mi sorgono spontanee sono queste: dove sono finiti i voti di Rifondazione Comunista? Chi doveva votare per Sinistra Arcobaleno? E visto che non ha votato per Bertinotti, cosa ha fatto?

L’elettorato mancato dell’ex-presidente della Camera, potrebbe essere individuabile in tre grosse categorie. La prima sono naturalmente gli “inglobati” al PD. Una grossa fetta di persone che ha votato Rifondazione nel 2006, si è fatta convincere dal voto utile. Pur di non essere “colpevole” della riconsegna del paese a Berlusconi, questa gente si è “turata il naso” e ha dato il suo voto a Veltroni.


La seconda sono gli astenuti. E’ evidente che l’astensione è stata un’astensione di sinistra. Probabilmente gran parte dei lavoratori, della cosiddetta “classe operaia”, dei pensionati, della gente di Piazza, ha optato per l’antipolitica. “L’effetto Grillo” e l’invito al non-voto potrebbero aver colpito in maniera più pesante proprio la sinistra estrema.

Del resto queste sono le categorie che hanno sempre visto in Fausto Bertinotti il loro leader politico. Bertinotti, dal canto suo, è stato per due anni la terza carica dello Stato e ha dovuto allontanarsi un po’ dalla Piazza, dalle lotte, dalla gente. Gente che forse si è sentita abbandonata e non riconoscendosi nel PD, ha preferito non votare.

La terza, e qui forse azzardo, potrebbe essere localizzata al nord Italia e consiste in una folta schiera di ex-bertinottiani che si è buttata sulla Lega. Ieri notte anche Maroni ha “rassicurato” Bertinotti con uno “stai tranquillo, perchè gli operai li rappresentiamo noi”. Già, proprio gli operai del nord, quelli della Fiat e delle grandi fabbriche di Lombardia e Veneto, forse stanchi di non essere rappresentati dai sindacati e dalla sinistra, hanno preferito dare spinta al partito di Bossi, forte anche della battaglia per Malpensa.

Dunque, un dato certo uscito dalle urne (oltre alla vittoria schiacciante di Berlusconi) è la fine di un’epoca per una certa sinistra. Visto che Veltroni ha definito il PD la “nuova” sinistra, mi viene da dire che finisce la sinistra “storica”. Falce e martello e garofano rosso, scompaiono da Camera e Senato dopo 60 anni di Repubblica.








Fonte: pubblicato il


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