Condoleezza Rice una delle persone più esperte di politica estera ma sempre o quasi senza successi

Una grandissima esperienza quella di Condi. Tutta fallimentare. Da esperta di relazioni con l'Unione sovietica non ne previde il crollo.

Nonostante la relativamente giovane età (56 anni) ha un curriculum sicuramente imbattibile.

Negli anni '70 è allieva di Henry Kissinger, insegna alla Stanford University ed è una esperta di relazioni russo-americane. Alla fine degli anni '80 viene chiamata da Brent Scowcroft a far parte del Consiglio per la sicurezza nazionale.

Nel corso della prima campagna presidenziale di Bush figlio è il capo del suo staff di politica estera. Dopo la vittoria viene nominata a capo del Consiglio per la sicurezza nazionale e nel 2004 segretario di stato, carica che occupa tuttora.

Una grandissima esperienza quella di Condi. Tutta fallimentare. Da esperta di relazioni con l'Unione sovietica non ne previde il crollo (per la verità al pari di molti) e fu costretta ad una rapida riconversione.

Da principale consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, al centro del complesso réseau dell'intelligence, non sa nulla, non anticipa la minaccia del fondamentalismo islamico e, nonostante le numerose avvisaglie, non previene gli attacchi dell'11 settembre.


Nei mesi successivi è tra i più convinti sostenitori e propagandisti della guerra all'Iraq (sua è la famosa affermazione secondo la quale è necessario intervenire prima che la "pistola fumante" si trasformi in un fungo atomico).

Da ministro degli esteri continua a difendere la guerra nonostante i fallimenti e la mancanza di obbiettivi o motivazioni convincenti. Parimenti fallimentare o inconcludente è la sua azione per risolvere il conflitto israelo-palestinese, per portare la pace e la democrazia in Medioriente, per porre fine ai massacri nel Darfur.

Unico "successo": i tardivi accordi con la Corea del Nord per convincerla ad interrompere il suo programma nucleare, peraltro riprendendo la politica di Bill Clinton degli anni '90 bruscamente interrotta dalla presidenza Bush.

L'esperienza, la propria o quella altrui, qualche cosa insegna, qualche volta. Quella pessima di Donald Rumsfel nella conduzione della guerra ne ha provocato il licenziamento; lo stesso dicasi per i vertici dei servizi segreti e militari.

Le bruttissime esperienze dei ministri della giustizia John Ashcroft e Alberto Gonzales e del loro consulente, il professor John Yoo, nell'autorizzare la tortura dei prigionieri di guerra ne hanno, alla fine, provocato l'allontanamento.

Non così per Condi Rice. La "principessa nera dai tacchi a spillo" (definizione di Maureen Dowd del New York Times) è stata tra i principali protagonisti di tutto quello che è successo nei sette anni di presidenza Bush: la guerra, le torture, la perdita di credibilità degli Stati Uniti nel mondo, il montante odio del mondo islamico, la débacle del Pakistan, il pantano dell'Afghanistan, la frattura della Nato sull'ammissione di Ucraina e Georgia, le pessime relazioni con l'America latina...

E tuttavia, nonostante tutti questi fallimenti, il suo nome è stato fatto circolare (sembra anche da lei stessa) come possibile candidato alla vicepresidenza in un "dream ticket", un'accoppiata da sogno, con John McCain.

E' stata l'ultima trovata degli strateghi repubblicani, che sembra fatta apposta per stimolare una campagna elettorale che ha un po' stancato il pubblico: cosa di meglio che contrapporre ad Hillary Clinton, che è donna, un'altra donna più giovane e di un eleganza più raffinata?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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