Schede bianche o nulle o non andare a votare: non hanno nessun peso sull'esito finale del voto. Anzi

Il voto di protesta che non dovrebbe far ottenere nessun premio di maggioranza ed è un segnale di protesta chiaro che influsisce sull'esito del voto sono spiegate in queste ore su diversi siti web, ma sono assolutamente falsi.

Il voto di protesta che non dovrebbe far ottenere nessun premio di maggioranza ed è un segnale di protesta chiaro che influsisce sull'esito del voto sono spiegate in queste ore su diversi siti web, ma sono assolutamente falsi.

Secondo alcuni questo voto di protesta, dovrebbe concretarsi nel rifiuto di ritirare la scheda elettorale, seguito dalla richiesta al presidente di seggio di verbalizzare le motivazioni della protesta stessa.

Il punto di appoggio normativo che i protestatari hanno saputo trovare a favore della loro tesi consisterebbe nell'obbligo, gravante sul segretario del seggio, a mente dell'articolo 104 del Tu del 1957, di verbalizzare "proteste o reclami di elettori". Il rifiuto del segretario sarebbe punito (addirittura) "con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a 4 milioni di lire".

La seconda parte della leggenda metropolitana è data dalla convinzione che il suddetto comportamento di rifiuto sarebbe l'unico modo con cui opporsi al conteggio dei voti bianchi, nulli o di protesta (un nuovo tertium genius) tra quelli che contribuiscono all'ottenimento del premio di maggioranza.

Ci sono almeno sei leggi che permettono di argomentare che il presunto diritto di reclamo o protesta da parte degli elettori, inteso come rifiuto di votare, cioè di esprimere un voto (anche con scheda bianca o fatta annullare) o di astenersi pretendendo di verbalizzare le ragioni di tale protesta non esiste, se non per il limitatissimo spazio concernente lo svolgimento delle operazioni elettorali (ad esempio eventuale mala gestio da parte del presidente, degli scrutatori o cose simili).


L'altra leggenda metropolitana che circola su Internet è la seguente: occorrerebbe seguire determinate, specifiche modalità per il voto di protesta, per evitare che il voto, non espresso a favore di alcuna lista ma nemmeno formulato nella modalità ritenuta necessaria, contribuisca a far assegnare il premio di maggioranza a una lista o coalizione.

Quali siano esattamente tali modalità è un dato che varia secondo i boatos che si agitano sul web: presentarsi al seggio e rifiutare la scheda, oppure ritirare la scheda ma non restituirla, oppure lasciarla in bianco, oppure lasciarla in bianco e fare verbalizzare la circostanza, eccetera.

Talora, si aggiunge - quasi per dare una vernice di tecnicismo e attendibilità - che il meccanismo si baserebbe su qualche cavillo annidato nei "regolamenti" sulla ripartizione dei seggi.

È opportuno allora chiarire che, nel vigente sistema elettorale, contano ai fini della ripartizione dei seggi solo i voti attribuiti a una lista determinata. I voti nulli e le schede in bianco non hanno alcun rilievo, a questi effetti, sebbene ad altri e più limitati fini la legge distingua le due categorie (per esempio: vanno verbalizzati separatamente - articolo 68, co. 7, Dpr n. 361/57).








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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