Zapatero votato primo ministro in Spagna con difficoltà e apre all'opposizione su grandi temi

Il leader spagnolo Zapatero ha ottenuto la fiducia della Camera dei Deputati. Ora starà a lui formare un nuovo Governo.

Il leader spagnolo Zapatero ha ottenuto la fiducia della Camera dei Deputati. Ora starà a lui formare un nuovo Governo.

Il dibattito d'investitura, iniziato l'8 di aprile, è stato inusitatamente ampio in questo caso, dal momento che alla prima votazione è mancata al leader socialista la maggioranza assoluta dei voti (176); sono perciò dovute passare ulteriori 48 ore - secondo quanto prescritto dalla Costituzione - per poter celebrare una nuova votazione, nella quale fosse richiesta la maggioranza semplice. E così è stato: Zapatero è stato eletto con i voti favorevoli del solo gruppo socialista (169); contro la sua candidatura si sono espressi i parlamentari del PP, più i tre di ERC e l'unica rappresentante dell'UPD (una nuova formazione con caratteristiche "spagnoliste", capeggiata da una transfuga del PSOE), per un totale di 158 voti; in 23, a rappresentare gli altri gruppi di sinistra e nazionalisti (PNV, CiU, IU-ICV, BNG, CC e NaBai), si sono invece astenuti.

Un risultato che i socialisti avevano messo nel conto, fin quasi all'indomani del risultato delle elezioni del 9 marzo, preferendo affermare un'eccezione storica, piuttosto che sentirsi vincolati nell'operato di governo da complicati patti di legislatura. 

Nella storia della democrazia spagnola, era infatti capitato solo un'altra volta, e in tutt'altre circostanze, che il capo dell'Esecutivo venisse eletto in seconda votazione: fu il caso di Leopoldo Calvo Sotelo, nel 1981, succeduto, senza elezioni, al dimissionario Adolfo Suárez nella carica di Presidente del governo.

Ciò non di meno, Zapatero ha lanciato un appello alla collaborazione tra tutti i gruppi politici, offrendo di realizzare veri e propri "patti di Stato" su alcuni tra i temi più rilevanti per il futuro del paese, dalla riforma del potere giudiziario, alla lotta contro il terrorismo, dal futuro dell'Unione Europea al sistema di finanziamento delle autonomie. E Mariano Rajoy, leader del PP, ha risposto raccogliendo la sfida e definendo l'accordo come "una necessità nazionale".

Si direbbe essere emerso un cambiamento di clima tra governo e opposizione, in queste prime battute di legislatura, rispetto al passato; anche se è troppo presto per dire se e quanto esso reggerà alla prova del governo concreto del paese. Zapatero, d'altra parte, può avvalersi di una riserva di voti non indifferente che gli deriva dall'astensione dei gruppi di sinistra e nazionalisti alla sua investitura, se saprà conquistarne volta a volta il consenso sulle singole politiche. Di certo, secondo tutti gli osservatori nazionali, è cambiato il tono e il merito del discorso d'investitura pronunciato da Zapatero in quest'occasione, rispetto a quattro anni fa.

L'incipit scelto per affermare gli obiettivi di politica sociale da conseguire in tutto il territorio dello Stato ed espresso nelle parole "La mia idea di Spagna", sembra aver sostituito, anche da un punto di vista lessicale, quello della "Spagna plurale" del 2004. Con l'intento politico di ancorare la politica del prossimo governo ai problemi concreti del paese, Zapatero ha dedicato gran parte del suo ragionamento alla necessità di predisporre un piano anti-crisi per far fronte alla difficile congiuntura economica che ha investito i mercati finanziari di tutto il mondo ed i cui effetti cominciano già a manifestarsi in depressione dell'economia reale: il FMI prevede che, in Spagna, la crescita del PIL subirà la battuta d'arresto più significativa, tra i paesi avanzati. Una risposta che, secondo il leader socialista, andrà ricercata nel dialogo sociale, tenendo ferma la strategia del sostegno ai redditi bassi e dell'allargamento ed eguaglianza dei diritti sociali.

La questione territoriale, che nella passata legislatura era stata protagonista della politica del governo, oggi appare inscritta nel tema della cooperazione tra le autonomie e al loro finanziamento, con l'annuncio di rendere pubblici i bilanci fiscali tra le comunità autonome (antica rivendicazione dei partiti catalanisti).

Anche lo spazio dedicato al terrorismo è cambiato nelle argomentazioni del futuro premier, risultando oggi molto più ridotto e secco rispetto al 2004: dopo il fallimento del processo di fine dialogata del conflitto basco nella scorsa legislatura, ora l'obiettivo è quello della fine definitiva e incondizionata del terrorismo etarra.








Fonte: pubblicato il


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