Tibet-Cina: Unione Europea condanna ufficialmente il Governo Cinese e pronto boicotaggio olimpiadi

L’assemblea di Strasburgo ha approvato una risoluzione che condanna fermamente “la brutale repressione dei dimostranti tibetani” da parte delle forze di sicurezza cinesi

Con 580 voti favorevoli, 24 contrari e 45 astensioni l’assemblea di Strasburgo ha approvato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi i politici eccetto l'IND/DEM, che condanna fermamente “la brutale repressione dei dimostranti tibetani” da parte delle forze di sicurezza cinesi e “tutti gli atti di violenza” avvenuti in Tibet, chiedendo inoltre “un'indagine aperta e indipendente” da svolgere sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

Il Parlamento ha anche rivolto appello alle autorità di Pechino, affinché presentino un elenco delle persone detenute, e le trattino conformemente al diritto internazionale in materia di diritti umani senza ricorrere “in nessuna circostanza alla tortura”. E’ la prima vera presa di posizione unitaria dell’Unione Europea riguardo la questione tibetana, senza provare a creare un ponte verso Pechino, ma invitando il governo cinese a garantire assistenza legale agli arrestati, e chiedendo l'immediato rilascio di tutti coloro che hanno manifestato pacificamente esercitando il loro legittimo diritto alla libertà di espressione.

Il Parlamento europeo ha anche inviato le proprie condoglianze a tutte le famiglie delle vittime delle violenze di queste settimane, per rispondere a quello che il Dalai Lama ha definito “genocidio culturale”; l’assemblea ha parlato di “reazione sproporzionata della Cina”, e ha in qualche modo reso omaggio al capo spirituale dei tibetani per averli sollecitati “a praticare la non violenza” e per aver respinto le richieste di indipendenza tout court, proponendo invece una soluzione che persegua un’autentica autonomia culturale e politica, che tenga conto della libertà religiosa. Sulla crisi è intervenuta oggi anche la commissione diritti umani dell'Onu, che ha espresso la sua viva “preoccupazione per la repressione della rivolta in Tibet” ed ha esortato Pechino a “concedere l'accesso nella regione a giornalisti ed osservatori indipendenti”.

Riguardo ai Giochi, all’indomani dell’annuncio di Brown, pronto a disertare la cerimonia inaugurale, così come farà il Presidente dell'Onu, Ban-Ki-Moon, il Parlamento ha fatto suo il pensiero del Dalai Lama secondo il quale i Giochi olimpici rappresentano “una grande opportunità per la libertà di tutto il popolo cinese”. In tal senso, infatti, si parla di occasione per la Cina di “aprirsi al mondo e viceversa”, cercando una strada pacifica che oltre tutto incoraggi la Presidenza in carica dell'UE a adoperarsi per trovare una posizione comune nell’Unione in merito alla questione boicottaggio. Una posizione sintetizzabile, con la proposta di un “eventuale rifiuto a partecipare alla cerimonia inaugurale, qualora le autorità cinesi non riavviassero il dialogo” con il Dalai Lama.

Più in generale, il Parlamento invita la Cina a “rispettare i propri impegni pubblici nei confronti dei diritti umani e delle minoranze, della democrazia e dello Stato di diritto come annunciato nella decisione del comitato olimpico internazionale che ha consentito a Pechino di organizzare i Giochi”. Un linguaggio formale che però sottende la volontà di andare fino in fondo, si spera unitariamente, alle ipotesi di lotta a Pechino, in via diplomatica, e che di fatto rischia di isolare la Cina alla vigilia delle Olimpiadi, anche in virtù della moratoria sulla pena di morte varata dalla risoluzione ONU del 18 dicembre 2007, che Pechino difficilmente ratificherà prima di agosto. Respinto, invece, un emendamento proposto tra gli altri da Marco Pannella e Marco Cappato, che caldeggiava l’invito al Dalai Lama a Bruxelles per incontrare il Consiglio esortando la Presidenza UE a fare “tutto il possibile” affinché tale visita avvenisse quanto prima.


Proprio il Dalai Lama è in viaggio verso gli Stati Uniti, dopo aver fatto oggi una breve sosta in Giappone, dove ha detto che i tibetani hanno diritto a una protesta non violenta. “L'espressione dei loro sentimenti è cosa loro, nessuno ha il diritto di zittirli”, ha detto il Dalai Lama tornando a chiedere autonomia per il Tibet, pur riconoscendo che il popolo cinese merita le Olimpiadi. “Uno dei problemi del Tibet è che non c'è libertà di espressione”, ha spiegato durante la conferenza stampa in un albergo presso l'aeroporto Narita, a pochi chilometri da Tokyo, aggiungendo che “la mia visita negli Usa non ha alcun valore politico”.

Di contro, sono da registrare le “aperture” verso Pechino del Cio, che assomigliano più che altro ad una resa nei confronti del regime. Il presidente del Cio, Jacques Rogge, ha infatti ricordato che il governo cinese, quando chiese di poter ospitare le Olimpiadi, assicurò che avrebbe “migliorato la situazione sociale, compresi i diritti umani”. Un impegno “morale più che giuridico”, che è stato “sostanzialmente rispettato”, a detta di Rogge che ha citato come esempio la nuova e relativamente liberale legge sulla stampa straniera varata all'inizio del 2007.





Fonte: pubblicato il


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