Economia 2008-2009 in Italia non crescerà e problemi per Europa e Usa. Possibile recessione

Situazione rischiosa per l'economia italiana ed europea per il 2008/09. Praticamente un'economia bloccata

La crescita del Pil dell’Italia non andrà oltre lo 0,3% sia nel 2008 che nel 2009, contro lo 0,6% fissato nelle ultime stime ufficiali del Governo.

Un taglio rispettivamente dello 0,5% e dello 0,7% rispetto a quanto l’istituto di Washington prevedeva a gennaio e che pone il nostro Paese come fanalino di coda in Europa, dove la media di Eurolandia è prevista attestarsi all’1,4% quest’anno e all’1,2% il prossimo e dove nazioni coma la Francia e la Germania si sono guadagnate stime decisamente migliori: la Francia può sperare infatti in un aumento del prodotto pari all’1,4% nel 2008 e all’1,2% nel 2009, la Germania all’1,4% nel 2008 e all’1% nel 2009.

Fuori dell’area dell’euro correrà di più anche la Gran Bretagna destinata a crescere dell’1,6% in entrambi gli anni di riferimento.

La crisi dei mutui subprime però si fa sentire ovunque e, secondo l’Fmi, il prevedibile raffreddamento dell’inflazione legato al rallentamento economico può aprire alla Bce lo spazio per un taglio dei tassi.

Le buone notizie per l’Italia arrivano però dai conti pubblici.
Il rapporto tra deficit e Pil si attesterà al 2,5% sia nel 2008 che nel 2009, in linea con le stime dell’esecutivo e ben al di sotto del tetto del 3%.
Il rapporto tra debito e Pil dovrebbe ridursi ulteriormente quest’anno, attestandosi al 103,6%, per poi ritornare al 104%, ma a politiche invariate, nel 2009.


Gli altri dati macroeconomici parlano di un’ inflazione al 2,5% quest’anno e all’1,7% il prossimo, di un tasso di disoccupazione al 5,9% nel 2008 e al 5,8% nel 2009.
E i consumi privati dovrebbero crescere rispettivamente dello 0,8% e dello 0,9%.

Più in generale, per quanto riguarda l’ Europa, il Fondo elenca una lunga serie di elementi di rischio: da una stretta al credito più forte del previsto, a un ulteriore apprezzamento dell’euro, da una recessione negli Stati Uniti più dura di quanto stimato, a un nuovo surriscaldamento del prezzo del petrolio.
Il miglioramento dei bilanci pubblici registrato nel corso del 2007 ha inoltre “creato un po’ di spazio per politiche economiche anticicliche”.





Fonte: pubblicato il


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