Nike in Paesi emergenti. Sciopero in Vietnam per stipendi bassi, la multinazionale li alzerà

Nike, una delle multinazionali più grandi del mondo, implicata in uno sciopero dei lavoratori

Il boicottaggio del marchio Nike è stata in questi ultimi anni una delle battaglie più vigorose sostenute dal movimento no-global e no-logo, in seguito alla scoperta dello sfruttamento di centinaia di migliaia di bambini nativi e residenti soprattutto nei paesi asiatici, costretti a un ritmo massacrante nella cucitura di nuovi sofisticati palloni da calcio, utilizzati per la prima volta nel corso dei mondiali in Corea nel 2002, quando non a caso iniziò l'abitudine di selezionare non più soltanto due-tre palloni da utilizzare nel corso di una partita, bensì affidandone uno a ognuno dei raccattapalle disposti intorno al rettangolo di gioco. Naturale la moltiplicazione dei palloni utilizzati per ogni incontro sportivo, con la conseguente e vertiginosa crescita della produzione del prodotto.

Un esempio, questo, che rende l'idea delle origini dello sciopero in Vietnam, il più grande sciopero della storia di questo paese dal momento della sua riunificazione comunista.
Ventimila operai, tra i quali molti giovani e molte donne, hanno occupato uno stabilimento Nike a Ching Lu, in provincia di Long An, per tentare di ottenere una migliore condizione di lavoro e un aumento dei salari; salari che, in base anche a quanto monitorato dal sito transnationale.org, si aggirano intorno ai 67 centesimi di dollaro al giorno: all'incirca quaranta dollari al mese, a fronte di un'inflazione galoppante nel paese asiatico (i generi alimentari sono aumentati di oltre il 20% nelle ultime quattro-cinque settimane).

Una situazione delicata, dunque, che ha spiazzato anche i vertici dell'azienda. Se ne sta occupando Crish Helzer, nome altisonante nella organizzazione Nike, essendo colui il quale si occupa di sponsorizzazioni, in particolare artefice dei più importanti contratti siglati dal colosso americano con i campioni dello sport. La difesa del management Nike si fonda sulla media salariale attualmente riscontrabile in Vietnam, che risulterebbe addirittura più bassa del tetto dei quaranta dollari mensili assicurati da una occupazione nello stabilimento Nike nel paese.

Ma al di là di qualsiasi valutazione di carattere socio-economico, resta questa ignobile tendenza da parte dei grandi gruppi occidentali di trasferire le loro sedi di produzione nelle zone maggiormente povere dell'intero pianeta (magari tentando di camuffarle in 'operazione umanitarie' e di 'sostegno allo sviluppo'), sfruttando una forza-lavoro praticamente a costo zero rispetto alle medie salariali di paesi del cosiddetto 'primo mondo'.

Nike comunque ha deciso di venire incontro ai lavoratori e alzari gli stipendi.





Fonte: pubblicato il


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