Pecoraro Scanio indagato per viaggi gratis, favori e corruzione in cambio di appalti

Il ministro dell'Ambiente indagato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata a compiere reati contro la p.a. e corruzione

"In oltre 20 anni di attività politica, non ho mai avuto a che fare con la giustizia", per questo "sono scioccato e allibito perché ho appreso solo dai giornali le accuse pensantissime e infamanti che mi sarebbero state rivolte, e a una settimana dal voto questo rappresenta un danno gravissimo anche per la parte politica che rappresento", dichiara il Ministro dell'Ambiente, Pecoraro Scanio, specificando la volontà di rinunciare all'immunità parlamentare perchè "su di me non ci sia alcuna ombra". Poi chiede alla giustizia tempi rapidi: "la magistratura faccia emergere tutte le notizie sull'inchiesta in pochi giorni", dice, procedendo ad allontanare da se i reati contestatigli. In primis, il presunto favoreggiamento all'agenzia di viaggi Visetur in cambio del pagamento di soggiorni da nababbo: "l'agenzia di viaggi che avrei favorito opera per il ministero fin dal 2003", quindi prima del suo arrivo al dicastero dell'Ambiente, "e io non ho mai fatto nessun favore o forzatura per nessuna azienda e ho agito sempre in una linea di assoluta legalità", aggiunge. In secondo, il presunto finanziamento di Modus Vivendi da parte del ministero, che al contrario "non ha ricevuto neppure un euro". Come andranno le cose si potrà sapere solo nei prossimi giorni, quel che è certo è che il danno politico e personale è consistente, tanto che lo stesso parla anche della propria volontà di costituirsi come parte offesa se dovessero emergere attività contro la sua persona.

La vicenda. La bufera si alza su Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente e leader dei verdi, questa mattina quando la stampa diffonde la notizia che la sua persona sarebbe iscritta nel registro degli indagati con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata a compiere reati conto la pubblica amministrazione e corruzione. A tessere le tele della ragnatela d'inchiesta che annoda come un cappio l'esponente del sole che ride è il pm anglo-napoletano di Potenza, salito agli onori della cronaca per la sua Vallettopoli, John Henry Woodcock. Ad affiancarlo, l'azione investigativa che fa capo a Sergio de Caprio, comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri ma più conosciuto come il "Capitano Ultimo", ovvero l'uomo dello stato che nel gennaio del 1993 riuscì a porre fine alla lunga latitanza del boss dei boss Totò Riina. Tra gli indagati, insieme a Pecoraro Scanio, la stampa rivela i nomi di importanti esponenti del mondo dell'ambiente e dei rifiuti, delle agenzie di viaggio e delle associazioni culturali e ambientaliste. Qualche nome: Franco Ferrone, imprenditore lucano titolare di una azienda che opera nel settore delle bonifiche ambientali, Marco Gisotti, direttore della rivista verde "Modus vivendi", e Mattia Fella, titolare dell'agenzia di viaggi Visetur. Oltre a loro, sarebbero coinvolti anche un consulente del ministro, un magistrato campano attualmente fuori ruolo.

Secondo l'accusa, proprio loro avrebbero costruito con il leader del partito del sole che ride un rapporto di scambio politico-affaristico, con il ministro pronto a servirsi di queste relazioni per beneficiare di viaggi (in Italia e all'estero: Milano, Carabi, Americhe, Europa), comprendenti anche molteplici soggiorni in alberghi di lusso (il Town House Hotel del capoluogo lombardo, per esempio), oltre che la fornitura di una serie di cellulari in uso dello stesso e di alcuni membri del suo staff. In cambio, Pecoraro Scanio avrebbe concesso appalti e contributi pubblici ai generosi sostenitori: alla Visetur (delegata ad occuparsi di alcune trasferte ministeriali) e alla Modus Vivendi. Altro dettaglio critico per il ministro, la presenza del fratello del titolare dell'agenzia viaggi Mattia Fella, Stanislao, tra i consulenti del dicastero.

Una presunta associazione a delinquere che il pm Woodcock avrebbe ricostruito attraverso l'uso di intercettazioni telefoniche e testimonianze, fra le quali si annoverano quelle di alcuni componenti della segreteria del responsabile Ambiente ascoltati nei giorni scorsi. Tra queste intercettazioni ci sarebbe anche quella, secondo l'accusa penalmente rilevante, relativa all'acquisto di terreni limitrofi al lago di Bolsena. Si tratterebbe di superfici a destinazione agricola sulle quali si voleva costruire una villa: ebbene, almeno stando all'analisi delle utenze degli indagati, Pecoraro Scanio si sarebbe speso a renderli edificabili. 
La parte maggiormente pesante riguarda però il delicato settore dello smaltimento dei rifiuti. Alcuni imprenditori finiti sotto intercettazione avrebbero infatti affermato di aver trattato con Pecoraro Scanio la possibilità di smaltire, in un termovalorizzatore da loro gestito in Grecia, una parte dell'immondizia campana. Anche in questo caso - sostiene il magistrato - il ministro avrebbe ottenuto una contropartita per il suo interessamento, pur non essendo riuscito poi a garantire che l'affare andasse in porto, visto che la consegna non sarebbe stata attribuita agli indagati.

L'inchiesta è approdata oggi, per competenza territoriale (alcuni reati contestati sarebbero stati compiuti nella capitale) alla Procura della Repubblica di Roma, con la documentazione già raccolta sulla scrivania del procuratore Giovanni Ferrara. Ora Pecoraro Scanio potrebbe essere deferito al Tribunale dei Ministri che, valutando il materiale messo insieme dal pm di Potenza, dovrà stabilire se procedere o meno verso il responsabile dell'Ambiente.

In una intervista rilasciata a La Repubblica nell'immediato dalla fuga di notizie dai palazzi giudiziari, Pecoraro Scanio ha contestato la consistenza delle accuse anticipando una linea di difesa che sarà poi la stessa tenuta in conferenza stampa nel pomeriggio. "Credo che la ditta in questione di cui si parla nell'indagine abbia perso gli appalti sotto il mio ministero" mentre l'agenzia di viaggi "aveva già dei rapporti con il ministero dell'Ambiente prima ancora che io ne diventassi il ministro". Sulla questione delle utenze telefoniche, ha poi aggiunto come "non ho mai ricevuto telefonini, quello che ho attualmente è quello di servizio che appartiene al ministero dell'Ambiente. Poi gli altri telefonini che ho avuto non so da dove provengano perché sono cellulari forniti dal partito e quindi se ne è occupata la tesoreria". Alla domanda su ruolo di Fella, Pecoraro ha semplicemente ammesso di conoscerlo, perché "fa delle manifestazioni per noi, si occupa del sito delle notizie verdi", mentre suo fratello, il ministro ha detto che "sì, è vero fa parte dei duecento membri della commissione del mio ministero" ma si tratta comunque di "un avvocato referenziato che mi è stato presentato dall'ex presidente del Tribunale di Orvieto come persona abbastanza in gamba. Per questo ha ottenuto la nomina, ma nulla di più".

Le reazioni politiche. In risposta alla notizia trapelata questa mattina, che ha spinto il ministro Pecoraro Scanio a sospendere il tour elettorale che lo avrebbe visto oggi in Calabria e poi in Basilicata, il suo partito ha fatto quadrato difensivo. Il capogruppo verde alla Camera Angelo Bonelli, pur rinnovando la propria fiducia e quella della sua formazione nei confronti della magistratura, ha voluto ricordare come Pecoraro Scanio abbia sempre "fatto della lotta alla corruzione e delle battaglie per la legalità una bandiera" e che per questo "sarà il primo a favorire l'accertamento della verità". Un coro di "piena solidarietà" è poi stato espresso dai vertici napoletani e campani dei Verdi. Tutti comunque d'accordo nel sottolineare l'opacità temporale di questa fuga di notizie: "appare inspiegabile la decisione di rendere nota un'indagine dai contorni ancora poco chiari a pochi giorni dal voto" ha detto il presidente regionale, Tommaso Pellegrino. 
Vicinanza è stata espressa al "compagno" di coalizione -a cui forse questo vocabolo non piacerebbe, non calzandogli molto i panni della militanza rossa- dal leader candidato Fausto Bertinotti: "avrà tutte le possibilità di poter dimostrare la sua lealtà alle istituzioni, il suo profilo privo di qualunque macchia", ha detto il leader di SA, che ha poi stigmatizzato il contesto politico in cui questa notizia ha fatto ingresso. "Siamo in campagna elettorale", ha detto, quindi per un politico "che fa campagna sarebbe auspicabile di non essere sottoposto a elementi che possano essere fuorvianti". Stesso sostegno dal segretario del PdCi Oliviero Diliberto. 

Ad alzare la polemica nella corsa alla dichiarazione di solidarietà è stato Enrico Boselli, che ha parlato di "un silenzio assordante" da parte "dei due maggiori partiti". L'aspirante premier socialista ha puntato l'indice contro il "fenomeno del garantismo a targhe alterne" rispetto a cui "nessuno sembra preoccuparsi granchè", oltre che verso un episodio che si caratterizza come espressione "dell'ennesimo linciaggio mediatico a pochi giorni dal voto". Le domande di Boselli sono state chiare: "come mai Veltroni non spende una parola per un ministro del governo Prodi? E perchè tace Berlusconi che, se fosse capitato a lui, avrebbe già strillato contro la giustizia a orologeria?". 

Effettivamente da quelli che fino a qualche mese fa erano i colleghi di governo, oggi impegnati in una corsa solitaria dietro l'effige di Walter Veltroni, non sono giunte dichiarazioni di grande forza, anche emotiva oltre che politica. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema si è limitato per esempio ad un no comment, mentre Pier Luigi Bersani, responsabile delle Attività Produttive, si è detto "amareggiato" e veramente dispiaciuto.








Fonte: pubblicato il


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