iuti e finanziamenti ad Afghanistan per la ricostruzione: mai arrivati soldi promessi

Dieci miliardi di dollari, a tanto ammontano i fondi destinati all'Afghanistan che non sono mai arrivati

La denuncia viene dall'organizzazione internazionale Oxfam, che ha stilato un rapporto per l'Acbar, l'agenzia internazionale che coordina un centinaio di Ong che operano in Afghanistan (tra le altre Christian Aid, CARE, Islamic Relief e Save the Children), e svela la grande farsa degli aiuti internazionali destinati alla ricostruzione e all'assistenza umanitaria nella zona. Un buco economico enorme e una figuraccia a livello internazionale che pende sui paesi dell'Alleanza, ma che soprattutto viene scontato ogni giorno dalla popolazione afgana. "Le conseguenze del mancato versamento della somma", si legge nel documento redatto da Oxfam, "sono il fallimento della prospettiva di una pace collegata allo sviluppo e alla ricostruzione dell'Afghanistan".

Dalla caduta del regime talebano, sette anni fa, la comunità internazionale ha promesso per la ricostruzione del Paese 25 miliardi di dollari (16,2 miliardi di euro). Ma dei 15 miliardi di dollari versati effettivamente (9,7 miliardi di euro), "il 40% è tornato nelle tasche dei paesi donatori, sotto forma di agevolazioni per le aziende e remunerazioni per consulenze di alto livello", afferma il rapporto, che non si limita alla già vergognosa sfilza di numeri, ma documenta coi fatti e gli esempi i mancati interventi. Tra le dimostrazioni degli "sprechi", infatti, il documento cita la strada che collega il centro della capitale Kabul con l'aeroporto, costata agli Stati Uniti più di 2,3 milioni di dollari a chilometro, "almeno quattro volte di più di una qualsiasi altra strada dell'Afghanistan". Proprio gli Usa sono la maglia nera di questa sorta di classifica delle promesse mancate, avendo donato solo la metà dei 10,4 miliardi di dollari promessi per il periodo 2002-2008. La scusa è la mancanza di sicurezza a tutela dei progetti in corso, che però quasi mai sono stati decisi dalle Ong in base alle effettive esigenze della popolazione, ma sono stati gestiti dai Prt provinciali della Nato in base quasi esclusivamente a logiche militari. Morosa anche la Commissione europea e la Germania, che hanno inviato meno dei due terzi dei rispettivi 1,7 e 1,2 miliardi di dollari promessi, e la Banca mondiale che ha stanziato solo la metà degli 1,6 miliardi impegnati. Ha fatto un po' meglio la Gran Bretagna, che ha investito in Afghanistan ben 1,3 miliardi degli 1,45 promessi. Nota positiva è la quota 100% dell'Italia, per il seppur modesto impegno finanziario (424 milioni di dollari).

Il rapporto punta il dito soprattutto dinamiche di gestione dei fondi, sugli alti livelli di corruzione, sulla debolezza dell'apparato governativo afgano e sulle scarse condizioni di sicurezza. Oxfam sottolinea come i fondi destinati alla ricostruzione siano stati troppo spesso impiegati per la realizzazione di progetti a breve termine, anzichè a lungo termine, nel tentativo di assicurarsi il sostegno della popolazione afgana nella lotta armata contro i talebani, dimenticando una pianificazione all'altezza del futuro "venduto" a parole. "Qualsiasi ritardo nell'erogazione dei fondi - si legge nel dossier - mette a grave rischio il processo di ricostruzione dell'Afghanistan, soprattutto alla luce del fatto che l'aiuto internazionale rappresenta il 90% del budget per le spese pubbliche del paese".

Come se non bastasse, Oxfam mette in discussione anche le dinamiche degli aiuti. Solo due terzi dei soldi per la ricostruzione passano attraverso il governo e le amministrazioni locali, e ben il 40% torna nelle tasche dei paesi donatori sotto forma di compensi per consulenze e di spese per gli stipendi (spesso dorati), il vitto, l'alloggio, la sicurezza e la mobilità del personale espatriato. Per esempio, quasi la metà dei finanziamenti della Cooperazione statunitense (UsAid) sono finiti in appalti a cinque multinazionali Usa (KBR-Halliburon, Louis Berger Group, Chemonics International, Bearing Point e Dyncorp). Oxfam spiega con un paragone significativo e inequivocabile la situazione attuale: l'esercito Usa spende 10 milioni di dollari al giorno in Afghanistan, mentre la media di denaro speso fra tutti i paesi donatori è di soli 7 milioni di dollari al giorno dal 2001. 

Oxfam propone anche un piano di rilancio, che rivoluzioni completamente le priorità, ma che soprattutto venga rispettato. A cominciae da un incremento degli aiuti, migliorando e rendendo più trasparenti i flussi, con una misurazione reale dell'impatto e dell'efficacia degli interventi, e rendendo più effettivo il coordinamento tra i donatori e il governo di Kabul. "Gli aiuti devono fare davvero la differenza per gli afgani più poveri, in particolare nelle aree rurali" ammonisce Matt Waldman, autore del rapporto e policy adviser di Oxfam per l'Afghanistan. 





Fonte: pubblicato il


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