Elezioni aprile 2008 italiane reinviate perchè è stata riamessa la Dc con il suo simbolo?

Possibile rinvio delle Elezioni del 13 e 14 Aprile per la riammissione del Dc con il proprio simbolo, dopo la controversia con il Tar. E a rimetterci potrebbe essere la Destra

La vittoria giudiziaria della Dc rischia di deflagrare in una competizione elettorale già avviata, destabilizzando il centrodestra. Con il rischio estremo, ancora allo stadio di ipotesi, di uno slittamento del voto che potrebbe dare tempo prezioso al partito democratico di Walter Veltroni.

All'origine della disputa giudiziaria, l'utilizzo dello scudo crociato. Troppo simile a quello dell'Udc di Pier Ferdinando Casini, secondo una precedente ordinanza del Tar della Campania. Il rischio di creare confusione nell'elettorato aveva portato all'esclusione dalle liste. Ora, la riammissione del "glorioso simbolo dello Scudo Crociato - Libertas, dopo la proditoria esclusione", come dice Pizza.

Ma che succederà ora? "Adesso - spiega - spetta al governo e al ministro Amato rimetterci nelle condizioni di svolgere correttamente la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri partiti". I giochi, infatti, sono consumati da tempo, sorteggio sulle liste e operazioni burocratiche comprese. E la Dc ha meno di 10 giorni per portare a termine la sua campagna elettorale contro i 30 previsti per legge: "Chiediamo un spostamento del voto di almeno quindici giorni, per il rispetto della legge sulla par condicio", puntualizza il leader democristiano.

Gli effetti della sentenza. La sentenza del Consiglio di Stato ha un effetto collaterale importantissimo, come spiega Gianluigi Pellegrino, avvocato della Sinistra Arcobaleno: "Riconosce che la giurisdizione sull'ammissione delle liste alle elezioni politiche è amministrativa". Non una cosa da poco, visto che sono pendenti una serie di ricorsi presentati contro l'ammissione del Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo. Pendono, perché tutti gli organi teoricamente preposti si sono chiamati fuori dalla titolarità del giudizio: "C'è un vuoto di tutela grave - spiega Pellegrino -. Finalmente, con questa sentenza, si stabilisce che c'è un giudice a Berlino. A questo punto, da giurista, dico che occorre il tempo necessario per attivare la tutela. E quindi credo che sia necessario un rinvio della data delle elezioni". 

Per Roberto Manzione, coordinatore nazionale di Unione democratica per i consumatori, la macchina elettorale che si "è sostenuta sinora su una incongruenza tipicamente italiana" alla fine si è definitivamente inceppata e questa situazione abnorme dimostra la totale inadeguatezza del sistema paese. Tant'è che sulle richieste reiterate della Dc di Pizza che, forte di una sentenza esecutiva che le attribuiva l'esclusiva del simbolo dello Scudocrociato, pretendeva legittimamente di poter partecipare alle prossime competizioni elettorali, molti avevano deciso di non decidere. 

Il Tar Lazio aveva sostenuto di non essere competente a decidere contro il provvedimento di esclusione del simbolo giacché tutta quella materia rientrava nell'esclusiva competenza delle Camere in forza dell'art. 66 della Costituzione ("Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti"), mentre il Senato, con due relazioni approvate a maggioranza, aveva ugualmente escluso la sua competenza a decidere sui titoli di ammissione di simboli e liste. Insomma, il sistema si reggeva su una doppia dichiarata incompetenza che se danneggiava i ricorrenti e qualificava l'Italia come un paese incivile (non era previsto alcun giudice a Berlino), consentiva però al sistema elettorale di andare avanti. 

"Dopo la decisione pronunciata ieri dal Consiglio di Stato - spiega Roberto Manzione -, la musica è profondamente cambiata perché qualcuno ha avuto il coraggio di assumersi l'onere di decidere e, rilevate le buone ragioni della Dc di Pizza, ha ordinato l'inclusione di quella lista nelle elezioni politiche previste nella regione Lazio. 

Questa decisione - prosegue l'esponente dell'Unione democratica - comporta conseguentemente una serie di gravissime questioni: 

1) È vero che la decisione è vincolante soltanto per le elezioni politiche nella regione Lazio, ma è pur vero che gli altri ricorsi pendenti nelle altre regioni dovrebbero verosimilmente subire la stessa sorte; ecco perché il primo problema è quello di valutare se estendere, come sarebbe normale in un paese giuridicamente evoluto, la valenza del giudicato a tutto il territorio nazionale o se, invece, aspettare le singole decisioni che di fatto paralizzeranno le elezioni, giacché comporteranno quantomeno una modifica delle singole schede elettorali regionali per aggiungere la lista neo ammessa. 

2) Il secondo aspetto è ancora più inquietante - dice Manzione -, perché l'ammissione della lista della Dc di Pizza comporterà obbligatoriamente, per garantire la regolarità teorica della consultazione elettorale, la necessità di consentire a quella lista la possibilità di fare una adeguata campagna elettorale in condizione di par condicio, cosa assolutamente impossibile senza immaginare l'evenienza di un differimento della data di voto di almeno tre settimane; 

3) Ma l'eventuale differimento delle elezioni nazionali come si concilierebbe con le disposizioni del decreto legge che le ha accorpate alle elezioni amministrative? 

4) Se però dovesse esserci il differimento del voto, si entrerebbe in contrasto con l'art. 61 della Costituzione che prevede un termine massimo (70 giorni dallo scioglimento) per le nuove elezioni".

L'ipotesi di tempi supplementari per la campagna elettorale, che delineerebbe un caso più unico che raro nella storia delle democrazie occidentali, "non è stata esclusa" dal ministro degli Interni Giuliano Amato. "A noi - ha detto Amato - viene comunicata una decisione cautelare che potrebbe essere modificata dal giudizio di merito per la riammissione di un simbolo e quindi la presentazione di una lista. Questa è una procedura non prevista dalla legge elettorale che può avere tempi indefiniti, alla quale tuttavia bisogna conformarsi, e quindi al momento non posso escludere che essa comporti un rinvio della data delle elezioni". 

Dopo ore di consultazioni, il ministero dell'Interno ha dato incarico all'Avvocatura dello Stato di proporre ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione per regolamento preventivo di giurisdizione perché sia risolta una volta per tutte la questione della competenza a giudicare sul processo elettorale. "Il Viminale, comunica una nota, ha altresì incaricato l'Avvocatura di avanzare istanza di revoca dell'ordinanza emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato in relazione alla lista della Democrazia Cristiana essendo ormai iniziato il procedimento elettorale". Se i Magistrati amministrativi e/o la Suprema Corte daranno ragione al Governo, l'ipotesi del rinvio del voto si allontanerebbe definitivamente.

Fibrillazioni politiche. L'ipotesi dello slittamento del voto, dunque, seppure si allontana, non è ancora annullata. E il mondo politico è entrato in fibrillazione.

Gli occhi puntati tutti su piazza del Gesù. E Pizza assapora l'improvvisa notorietà giocando al gatto coi topi, laddove per una volta il gatto è proprio il suo partitino e i topi hanno il volto preoccupato di Berlusconi e company , improvvisamente spaventati dall'ipotesi che il formaggio (palazzo Chigi) di cui già assaporano il gusto gli venga soffiato da sotto il naso. Unanime dunque il coro di proteste. 

Cavaliere, Fini e Lega accusano il governo dimissionario di broglio pre-elettorale, parlano apertamente dello slittamento eventuale del voto come di "dramma per il paese" e si appellano al senso di responsabilità di Pizza e company che pure sarebbero loro alleati politici. In cambio, il leader Pdl assicura un suo "intervento sulle televisioni, a favore di un recupero di visibilità della Dc". Veltroni, rilancia la palla in casa Pdl invitandoli a evitare al paese questo brutto pasticcio e a risolvere in casa loro quelli che sono problemi politici tutt'interni allo schieramento di centrodestra. "Un eventuale rinvio delle elezioni renderebbe ridicola l'Italia di fronte al mondo intero", sottolinea Prodi. E Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, boccia l'ipotesi di rinviare il voto, perché creerebbe una "lesione fra la politica e le attese dei cittadini".

E Pizza? Tiene il punto e si mostra sordo agli appelli politici a chiudere in via politica il caso che rischia di far slittare la data delle elezioni. "Mi rendo conto che i nostri alleati sono legittimati a chiederci responsabilità sulla data del voto, ma l'interesse del mio partito è preponderante, non è che si può fare campagna elettorale in nove giorni". 

Il segretario della Dc, afferma di non aver sentito personalmente Silvio Berlusconi che oggi ha invitato la Dc a riflettere bene sulla possibilità che la data del voto slitti a causa della riammissione alla tornata elettorale dello scudocrociato alleato col Pdl "Non ho parlato con Berlusconi - spiega Pizza- né ho sentito nessuno del governo. Certo, abbiamo apprezzato l'apertura fatta oggi dal ministro Amato sulla possibilità di uno slittamento della data. Proprio su questo riunirò "ad horas" gli organi dirigenti della Dc perché noi siamo un partito che decide collegialmente, ma credo che l'orientamento sia quello di non soprassedere sul rinvio delle elezioni".








Fonte: pubblicato il


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