Corruzione politici e parlamentari neli Stati Uniti: comitato di controllo etico

Istituito un comitato di controllo etico per fermare la corruzione nella politica Usa. Ma è come svuotare il mare con un secchiello!

La corruzione politica Usa è sempre esistita, ma dall'inizio della presidenza Bush le cose peggiorarono, quando esplose lo scandalo del lobbista Jack Abramoff, il "padrino" (come amava farsi chiamare), che coinvolse il capogruppo repubblicano alla camera Tom DeLay e altri illustri parlamentari come Randy Cunningham e Bob Ney e decimò la generazione dei quarantenni rampanti del partito (Ralph Reed, Grover Norquist).

Gli episodi di corruzione e/o favoritismo si moltiplicarono negli anni successivi coinvolgendo vari membri del governo, dal ministro dell'agricoltura Ann Veneman, al ministro del lavoro Elaine Chao, al capo del provveditorato generale David Safavian -- tutti costretti a dimettersi, alcuni finiti in carcere, altri ancora sotto processo.

Si potrebbe pensare che con la seconda amministrazione Bush le cose andassero meglio, che i repubblicani - peraltro coinvolti in un certo numero di scandali sessuali (le avance del deputato Foley nei confronti dei valletti del Congresso) e politici (il CIA-gate di Lewis Libby) avessero imparato a tenere le mani fuori del barattolo della marmellata. Ma così non è stato per la signora che nel 2006 prese il posto di Safavian, Lurita Doan, anche lei inquisita per corruzione e licenziata. Mentre il nuovo ministro della giustizia Alberto Gonzales era costretto a dimettersi in connessione con lo scandalo dei "procuratori licenziati" (per motivi politici), il suo predecessore, grande amico di Bush e fervente evangelico, John Ashcroft, veniva inquisito per avere ottenuto contratti poco limpidi dallo stesso ministero che aveva retto fino a poco prima.

Intanto saltava il direttore della Veterans Administration per la conduzione scandalosa degli ospedali in cui vengono curati i reduci dell'Iraq e dell'Afghanistan, anche se ancora non si sa se l'abbia fatto per semplice incuria o per altri più corposi interessi. Da ultimo - ed è notizia di pochi giorni fa - nel bel mezzo della tempesta che ha investito il settore immobiliare e trasformato in carta straccia decine di migliaia di mutui, ha dovuto dimettersi un altro vecchio amico di Bush fin dai tempi del Texas, Alphonso Jackson, il direttore del Dipartimento casa e sviluppo urbanistico (che distribuisce i soldi per le case popolari): l'accusa è quella di avere favorito gli amici degli amici in alcune operazioni immobiliari.

Naturalmente gli episodi di corruzione non riguardano solo il governo centrale e a livello locale è quasi impossibile contarli. Basti dire che in questo momento una trentina di sindaci di grandi città in tutti gli Stati Uniti sono sotto processo. Dopo una lunga battaglia legale l'anno scorso è finito in galera per corruzione l'ex governatore dell'Illinois (lo stato di Barack Obama), George Ryan. Come è noto, il governatore di New York, l' "incorruttibile" Eliot Spitzer, ha dovuto dimettersi per le sue relazioni con una squillo di lusso; ma non è per questo che è sotto inchiesta, bensì per essersi servito nei suoi incontri molto poco galanti dell'aereo di servizio, facendosi inoltre accompagnare dalla scorta (che però - ad onore del vero - faceva aspettare fuori della porta).

Nessuno si stupisce (ingiustamente, forse) se sente dire che gli avvocati sono corrotti; ma un certo stupore l'ha suscitato a metà marzo l'arresto di due principi del foro come Melvyn Weiss e Richard Scruggs, notissimi perché avevano patrocinato alcune importanti "class actions" contro le multinazionali del tabacco: oltre alle munifiche parcelle si erano fatti dare fuori busta per diversi milioni di dollari dai loro clienti e, contemporaneamente, dai dirigenti delle industrie trascinate in tribunale.

Non è il caso di parlare di Katrina e dello scandalo dei fondi rubati o perduti nella ricostruzione, ancora lungi dall'essere completata a quasi tre anni dall'uragano. Ma una nota a piè di pagina la merita la notizia della settimana scorsa, secondo la quale i container venduti a peso d'oro al governo per ospitarvi "temporaneamente" gli sfollati (ma molte migliaia dei più poveri ci vivono ancora) erano fin dall'inizio contaminati da percentuali elevatissime di formaldeide, una sostanza chimica che provoca disturbi respiratori e anche il cancro.

Qualche informazione in più invece va data sulla corruzione nelle forniture militari. Lasciamo perdere le inefficienze che hanno fatto sì che i soldati americani spediti in Iraq e Afghanistan non avessero per lungo tempo i necessari giubbotti antiproiettile né i mezzi corazzati per proteggersi dalle "bombe improvvisate". Lasciamo anche perdere che qualche centinaio di migliaia di elmetti sono stati ritirati a fine 2007 perché la fornitura non corrispondeva agli standard di protezione contro le schegge (ed è per questo che muore il maggior numero di soldati). E non menzioniamo neppure che una dozzina di soldati e ufficiali sono finiti in galera per avere organizzato piccoli ma lucrosi commerci di armi e materiali. Queste sono cose che succedono in tutte le guerre. 

Suscitò invece qualche perplessità il fatto che a pochi anni dall'inizio della guerra molti dei combattenti nemici uccisi o catturati risultavano in possesso di armi americane. Come mai? Semplicemente perché circa 300.000 armi da fuoco di vario tipo portate in Iraq erano state consegnate all'esercito iracheno "brevi manu", senza registrare il numero di matricola, e per varie vie traverse erano finite nelle mani degli insorti. L'ultimissima poi riguarda qualche milione di pallottole e migliaia di kalashnikov forniti all'esercito afgano. 

Sembra che queste armi non sparino o che abbiano la tendenza ad esplodere. La ragione? Sono vecchie, hanno almeno venti anni. Il governo americano le aveva acquistate per nuove da una società fantasma di proprietà di amici dell'ex ministro della difesa Rumsfeld, i quali a loro volta le avevano acquistate sul fiorente mercato clandestino che si approvvigiona dai depositi smantellati della vecchia Unione sovietica ed ex stati satelliti.

Ma tutto questo presto finirà, è stato detto. La settimana scorsa il Congresso con una decisione autenticamente bipartisan ha istituito un "comitato etico" che sarà formato da "personalità esterne di alta moralità" per tenere d'occhio i deputati e impedire che vadano per la cattiva strada.





Fonte: pubblicato il


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