Programma giustizia e magistratura del Pdl di Silvio Berlusconi per elezioni aprile 2008

Berlusconi iene a precisare che la situazione della giustizia in Italia richiede 'una riforma da fare in accordo con l'opposizione, perché altrimenti non si riuscirà a vincere questo ordine dello Stato che è diventato un potere'.

Berlusconi iene a precisare che la situazione della giustizia in Italia richiede "una riforma da fare in accordo con l'opposizione, perché altrimenti non si riuscirà a vincere questo ordine dello Stato che è diventato un potere". Questo il lancio tematico, pacato e oggettivo: poi arriva il resto del repertorio. Si comincia con il corpus dei magistrati, vera "metastasi italiana", dato che "una parte dei pubblici ministeri usa il suo potere per fini di lotta politica".

Da qui, il passaggio ad Antonio Di Pietro diventa pressoché obbligato per il leader Pdl, per il quale l'ex Pm "fa politica con metodi del pubblico ministero. Ho detto più volte -prosegue- che Di Pietro mi fa orrore, lo ripeto volentieri, in quanto ha gettato in carcere persone che non avevano fatto nulla, rovinando la loro vita e quella delle loro famiglie. Molte di loro sono state trovate innocenti e non sono state nemmeno considerate tali da dover essere sottoposte a processo". Quindi il giudizio sempre scampo: "Quando uno non ha rispetto degli altri, gioca così con la vita degli altri, credo che sia un uomo a cui non dare nessuna considerazione, anzi da tener lontano. Mi dispiace che Veltroni, disdicendo una sua promessa di cui si era tanto vantato, andremo da soli, si sia alleato proprio con Di Pietro e con il suo partito che costituisce il massimo del giustizialismo in Italia, il che la dice lunga sul fatto -ha concluso Berlusconi- che il Partito democratico, l'ultima trasformazione del Partito comunista che poi e' diventato Pds e poi Ds, e adesso appunto Partito democratico, sia ancora largamente intriso da cultura giustizialista". Ipse dixit.

Al signore di Arcore risponde per le rime Massimo Donadi, capogruppo IdV alla Camera, candidato in Veneto 2. L'incipit lascia subito intendere che Donadi non le manderà certo a dire: "L'insistenza ossessiva con la quale Berlusconi continua a dire di provare orrore per Di Pietro e per un partito come Italia dei Valori ci inorgoglisce, perché proviene da una persona che incarna, politicamente, tutti ciò che per noi è negativo e rappresenta un disvalore". Poi Donadi torna indietro nel tempo, riferendosi a un particolare non poco inquietante: "A Berlusconi sarebbe il caso che qualcuno ricordasse che anche se sono passati 14 anni, non per questo creano meno inquietudine le parole pronunciate dal giudice Borsellino poche settimane prima di morire, quando parlò di indagini che riguardavano i rapporti tra la mafia e Mediaset. Borsellino è morto e Berlusconi non l'ha mai spiegato. Per questo il suo orrore per Idv dev'essere visto da tutti gli italiani perbene come una sorta di marchio di qualità".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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