Expo universale 2015 a Milano. Un evento che porterà posti di lavoro, turismo e finanziamenti

L'Expo (che significa soprattutto un forte indotto: 20 miliardi di euro, con 29 milioni di abitanti del pianeta che scenderanno per l'occasione dagli aerei per varcare le porte della città) può infondere la nuova energia

L'Italia dunque ha vinto la battaglia contro la Turchia e la sua candidata Smirne. Ad assistere alla proclamazione, oltre al sindaco di Milano Letizia Moratti, anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema con il sottosegretario Bobo Craxi e il ministro del Commercio estero Emma Bonino. Presenti anche molti esponenti del mondo imprenditoriale milanese.

L'Expo (che significa soprattutto un forte indotto: 20 miliardi di euro, con 29 milioni di abitanti del pianeta che scenderanno per l'occasione dagli aerei per varcare le porte della città) può infondere la nuova energia necessaria a scrollarsi di dosso quel senso di ineluttabile pessimismo tutto italiano.

Certo, in Italia esiste un partito degli scettici, che non crede all'utilità delle Esposizioni Universali e anzi ne sostiene la dannosità procurata da quei brevi momenti di euforia collettiva che portano ad uno sviluppo discontinuo delle città e ne mettono in secondo piano le reali esigenze e una corretta programmazione di crescita.

Critiche che contengono della verità.

E allora da cosa dipende questa smania di vittoria? Se si guarda al passato, alla lunga lista delle esposizioni universali organizzate dalla metà dell'Ottocento a oggi, si vede come molte esposizioni abbiano lasciato opere e simboli che hanno profondamente segnato la storia del progresso economico e civile: il Palazzo di cristallo, costruito a Londra per la grande esposizione del 1851 (la prima nel mondo), e la Tour Eiffel, innalzata per l'esposizione parigina del 1889, dimostrarono l'importanza del vetro e de ferro nell'architettura moderna. E ancora, a Chicago nel 1893 i visitatori europei constatarono che in meno di trent'anni, dalla fine della guerra di Secessione, gli Stati Uniti erano diventati una grande potenza industriale.


A Parigi, nel 1900, trovarono una rete di trasporti sotterranei, costruita per l'occasione, che avrebbe reso uno straordinario servizio alla capitale francese nelle generazioni successive. A Milano, nel 1906, scoprirono una città che il traforo del Sempione aveva reso ancora più europea.

Vi sono quindi momenti in cui l'entusiasmo collettivo e la concentrazione degli sforzi su un obiettivo comune possono essere utili al morale di una città e al suo futuro.

Negli ultimi quindici anni, il capoluogo lombardo ha creato una nuova Fiera, ha restaurato la Scala, ha rinnovato il quartiere della Bicocca, ha qualche teatro in più, ha esteso la rete della metropolitana, etc. Ma chi frequenta il nord Europa ha l'impressione che Milano, pur restando la più dinamica delle città italiane, sia ancora affetta da un certo provincialismo, che la costringe "al palo" rispetto alle altre città europee.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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