Ministri Governo Berlusconi se dovesse vincere elezioni 2008

Ecco una lista dei Ministri del Governo Berlusconi, se dovesse vincere le elezioni di Aprile

Berlusconi ha la vittoria in tasca, ma non è immune dalla paura che qualcosa vada storto, soprattutto al Senato, dove il premio di maggioranza si assegna regione per regione e dove i "piccoli" possono dunque fare la differenza. Così, a dispetto dei proclami e della propaganda, il leader del Pdl chiama a raccolta i suoi e li incita a fare quadrato per spiegare "a tutti coloro che sono del centrodestra come il voto al senato a favore dei partiti minori può portare in qualche regione a una vittoria di Veltroni". Hanno aperto la campagna elettorale puntando al voto utile e ora si ritrovano a fare i conti con la variabile del voto disgiunto.

Ovviamente, il Berlusconi affabulatore continua a definirle "ipotesi irrealistiche", ostenta la sicurezza di una vasta maggioranza con un margine, smentito da tutti gli esperti, che "si calcola sui 28-30 senatori". Ma il Berlusconi politico sa fare i suoi conti. E i numeri di palazzo Madama, che gli offrono una forbice da 6 a 19 seggi di vantaggio, lo spingono alla ricerca di strategie alternative. In base a quale scenario post-elettorale si verificherà, il Cavaliere dunque opterà per la strategia a lui più favorevole, ferme restando le richieste di Fini e Bossi. Se il divario nei confronti della somma delle opposizioni fosse almeno di dieci seggi, la presidenza del Senato andrà a un esponente del Pdl. Nessuna Camera all'opposizione, dunque, visto che per la presidenza di Montecitorio già c'è un sicurissimo Gianfranco Fini.
Per Palazzo Madama sono due i nomi di Forza Italia che circolano e tra i quali sceglierà Berlusconi: Renato Schifani, capogruppo uscente, e Sandro Bondi, coordinatore nazionale degli azzurri. Il primo sarebbe probabilmente meno osteggiato dal Partito Democratico. Fuori dai giochi Giuseppe Pisanu, in netta discesa come quotazione all'interno di Forza Italia e Marcello Pera, che ha già presieduto la Camera Alta nella legislatura 2001-2006. Per quanto riguarda invece i capigruppo del Pdl, scontato Maurizio Gasparri (An) al Senato, a Montecitorio sono due i nomi che si contendono la poltrona. Entrambi di Forza Italia: l'ex ministro Claudio Scajola (in pole position) e Angelino Alfano, coordinatore regionale degli azzurri in Sicilia.

Al contrario, nel caso che dalle urne uscisse una maggioranza risicata per il centrodestra, vale a dire lo scenario peggiore per la coalizione Popolo della Libertà-Lega-Mpa, il Cavaliere, obtorto collo, deciderà di lasciare all'opposizione la seconda carica dello Stato anche e soprattutto per un calcolo numerico. Il presidente dell'Assemblea, infatti, non vota mai e quindi sarebbe di fatto un seggio in meno per il Pd. E l'unico candidato dei Democratici a ricoprire questo ruolo - stando al ragionamento di Berlusconi - è Franco Marini, che verrebbe quindi riconfermato alla guida di Palazzo Madama.

Ma non è solo il Senato a far fremere il Pdl. Tra poco più di due settimane, infatti, scatta l'ora X per la formazione del nuovo governo e il Cavaliere non vuole farsi trovare impreparato. Con la scorsa finanziaria il governo Prodi ha fortemente ridotto de iure il numero dei dicasteri e dunque, è meglio incasellare oggi tutti gli aspiranti.
Roberto Maroni confermatissimo al ministero del Welfare. Un dicastero sicuro per l'aennino Altero Matteoli (forse le Politiche Agricole). Certo il ritorno di Giulio Tremonti all'Economia, meno certo l'approdo di Roberto Formigoni agli Esteri (ha l'opposizione degli americani per lo scandalo Oil for Food). Il presidente della regione Lombardia, al momento, deve difendere le sue mire da un altro "papabile": Franco Frattini, che alcuni vorrebbero al Viminale, che altri trasferirebbero da Bruxelles al Pirellone di Milano ma che, invece potrebbe, grazie all'esperienza maturata in Commissione europea, incassare le chiavi della Farnesina. Allo Sviluppo Economico Claudio Scajola (se non farà il presidente dei deputati) ma potrebbe spuntare anche Corradino Passera.

E poi ci sono quelli da riconfermare come Gianni Letta, pronto a ricoprire il ruolo di segretario unico alla Presidenza del Consiglio. La Giustizia tornerà a sbandare sotto le cure del leghista Roberto Castelli (che mantiene anche un'opzione aperta sulla regione Lombardia come terza "pedina") o, se al peggio non c'è mai fine, il portone di via Arenula potrebbe aprirsi per Ignazio La Russa.





Fonte: pubblicato il


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