Unione Europea e boicottaggio Olimpiadi 2008: incontro previsto per una decisione

Il Dalai Lama continua nella sua strada di non violenza verso i monaci tibetani. Previsto un incontro per decidere sul da farsi

Il Dalai Lama continua a seguire la strada della non violenza, rispedendo al mittente le accuse di Pechino sul suo ruolo di ‘istigatore' delle proteste iniziate il 10 marzo e sul suo tentativo di 'tenere in ostaggio 'le Olimpiadi di agosto per sostenere la sua causa. Precisa poi di non mirare né alla secessione né all'indipendenza del Tibet, ma più umilmente ad una maggiore autonomia. 

Il Premio Nobel per la pace attacca i mezzi di informazione cinesi, accusandoli di aver utilizzato 'immagini ingannevoli e distorte' sulle proteste, focalizzate sull'attacco dei manifestanti tibetani alla comunità cinese e prive di fotogrammi sulla repressione delle forze di sicurezza. Immagini che rischiamo di aggravare la tensione nella regione e di scatenare nuove violenze, di 'gettare i semi di una tensione razziale con conseguenze imprevedibili a lungo termine'.

A Lhasa, dove le porte di tutti i monasteri buddisti restano sprangate e sorvegliate dalle forze di polizia, è arrivata nel frattempo la delegazione di quindici diplomatici stranieri -tra cui quelli di Usa, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Russia, Canada, Australia e Slovenia . La visita è stata organizzata dal ministero degli Esteri cinese, dopo la pressante richiesta della comunità internazionale affinché fosse permesso ad osservatori neutrali di varcare i confini della repubblica autonoma per verificare che cosa vi stia davvero accadendo. In un comunicato stampa rilasciato dalle autorità cinesi si legge che la delegazione indagherà in loco 'sul reale svolgimento dei gravi e violenti incidenti criminali'. I diplomatici, il cui rientro a Pechino è previsto per sabato sera, hanno anche chiesto di incontrare i monaci che ieri (giovedì) hanno protestato davanti ai giornalisti stranieri e che, secondo Baema Chilain -vice presidente della regione Autonoma Tibetana- non saranno puniti.

La questione tibetana esce dai confini nazionali, e le proteste si allargano ad altri paesi, tra cui il Nepal. A Kathmandu, un gruppo di studenti tibetani si è arrampicato sul muro di cinta degli edifici dell'Onu, con cartelli con scritto 'Tibet libero' e 'Stop al genocidio culturale in Tibet', per chiedere un intervento del Palazzo di vetro sulla vicenda.

Un altro fronte caldo si è aperto a Brdo, in Slovenia, dove i ministri degli esteri dell'Unione Europea si sono riuniti per discutere del possibile boicottaggio delle Olimpiadi da parte delle potenze occidentali in segno di protesta contro la repressione cinese in Tibet. I ventisette paiono divisi in due blocchi: il primo a favore della linea dura, determinato a lanciare un segnale alle autorità cinesi per il rispetto dei diritti umani e un maggior dialogo con il Tibet; il secondo più moderato e contrario a qualunque forma di boicottaggio, tra le cui file compaiono Gran Bretagna, Cipro, Danimarca, Svezia e Portogallo.

Alla testa dei pro-boicottaggio la Francia di Nicolas Sarkozy, che continua a mantenere una posizione possibilista sulla sua assenza alla cerimonia di inaugurazione dell'8 agosto. C'è poi chi ha già dichiarato in modo definitivo che in tale occasione non ci sarà: il presidente della Repubblica ceca Vaclav Klaus, il premier polacco Donald Tusk e il presidente dell'Estonia Toomas Hendrik Ilves. La novità di questa prima giornata di riunione arriva dalla Germania. Il ministro tedesco Frank-Walter Steinmeier, pur sostenendo che 'un boicottaggio non è di aiuto né alla Cina né alle associazioni sportive', precisa che né lui, né il cancelliere Angela Merkel, né il ministro degli Interni Schauble andaranno a Pechino l'8 agosto. 'Non possiamo cancellare un appuntamento che non abbiamo neppure previsto'. Steinmeier sostiene però che sia 'impossibile pretendere che le Olimpiadi siano ospitate solo dai Paesi buoni' e che queste siano piuttosto una buona opportunità per contribuire all'apertura e alla trasparenza dei paesi. 

Dall'Austria arriva un invito alla cautela: il ministro Ursula Plassnik ha dichiarato che 'è importante non limitare la questione del rispetto dei diritti dell'uomo in Cina e in Tibet alla presenza alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici', e si augura una posizione unanime dei 27 per mandare un messaggio di 'fermezza e pazienza' in grado di persuadere la Repubblica cinese a riaprire il dialogo con il Dalai Lama. 

Il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, continua a sostenere che 'le iniziative per il Tibet sono efficaci se discusse a livello europeo, non se c'è una rincorsa di singole dichiarazioni che rischiano soltanto di creare confusione'.





Fonte: pubblicato il


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