Video Monaci in Tibet piangono davanti ai giornalisti al grido "Il Tibet non è libero"

Monaci in lacrime gridano 'Il Tibet non è libero' e vengono ripresi dai cameramen presenti sul posto. Vidoe

Trenta monaci in lacrime hanno urlato "Il Tibet non è libero!". Un grido disperato che ha fatto subito il giro del mondo grazie ai cameramen presenti. Un grido che ha squarciato l'atmosfera rarefatta e artificiale della capitale tibetana che, più che riappacificata, appare sottomessa.

Le autorità cinesi hanno scortato i giornalisti tra le macerie del centro storico dove si sono svolti i sanguinosi scontri del 14 marzo. Con gli edifici e i negozi bruciati, insieme alla presenza imperante di soldati, sembrava di essere in una zona di guerra, ha scritto un giornalista del Financial Times presente sul posto.

I reporter hanno poi visitato un centro medico e un negozio di abbigliamento in cui, dicono le autorità cinesi, sono state bruciate vive cinque ragazze dai dimostranti tibetani. Il tour si è poi spostato al tempio di Jokhang, uno dei luoghi sacri tibetani più famosi, e qui c'è stata l'irruzione dei monaci che finalmente si sono ritrovati davanti a telecamere e microfoni. Hanno anche difeso il Dalai Lama, accusato da Pechino di aver orchestrato le proteste, affermando che il loro leader spirituale non è coinvolto con quanto successo a Lhasa nei giorni scorsi.

Subito dopo la dimostrazione, che costerà cara ai monaci, la polizia in tenuta anti sommossa ha isolato l'area intorno al tempio e i giornalisti sono stati allontanati.

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Fonte: pubblicato il


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