Cina contro la Francia per Tibet e Olimpiadi 2008. Al boicottaggio pensano anche altre nazioni

Continuano le battaglie in Tibet. Molte nazioni tra cui la Francia minacciano di boicottare i giochi olimpici

Oggi, in un'operazione condotta da Pechino, ci sono stati altri arresti nella capitale tibetana di Lhasa e la polizia cinese ha assicurato controlli ancor più severi nei monasteri. Attualmente, la Cina sostiene che le vittime siano 19 ma alcuni rappresentanti del governo tibetano in esilio hanno parlato di 140. Le azioni di protesta si sono allargate intanto anche nella provincia occidentale di Qinghai, solo l'ultima delle zone in cui si sono verificate attività contro il governo con centinaia di civili protagonisti di manifestazioni di protesta contro i divieti imposti da Pechino. Un abitante del posto ha confermato alle agenzie internazionali la notizia della manifestazione, sostenendo che i paramilitari hanno disperso i 2-300 manifestanti dopo un'ora e mezza, la maggior parte, e dicendo che la zona era gremita di agenti di sicurezza armati e che i lavoratori erano barricati nei propri negozi.

Sempre oggi, Pechino ha annunciato la resa di 600 persone che hanno preso parte alle rivolte del 14 marzo scorso. La fonte di Pechino ha detto che il risentimento nei confronti della polizia paramilitare impiegata nei pressi dei monasteri ha spinto un monaco del tempio di Ramoche a impiccarsi. Una notizia ancor più drammatica e significativa, alla luce del particolare, che la Cina intende rafforzare la campagna di "rieducazione patriottica" nei monasteri buddisti tibetani, secondo quanto ha annunciato il ministro della Pubblica Sicurezza Meng Jianzhu, che ha anche parlato di punizioni per i monaci che hanno "minato la solidarietà cinese".

La questione del programma di rieducazione è stata uno degli argomenti al centro della conferenza stampa organizzata oggi a Pechino dal governo per far rispondere alle domande dei giornalisti stranieri una serie di esperti e studiosi governativi di questioni tibetani. I corrispondenti stranieri hanno denunciato i metodi di controllo dei viaggi organizzati per la stampa, troppo brevi e controllati in modo strettissimo, criticando il modo in cui il governo cinese ha condotto la visita a Lhasa -la capitale del Tibet chiusa ai media dall'inizio delle proteste a metà marzo- per 26 reporter di 19 testate internazionali.

In questo clima, diventa di prioritario interesse la reazione internazionale, che sta prendendo la forma dei boicottaggi (alle Olimpiadi, in particolare), e che vede tutti gli attori politici lanciare moniti al governo di Pechino, in particolare la Francia. Anche per questo, la Cina ha reagito all'eventualità di una visita del Dalai Lama a Parigi, ribadendo la propria assoluta contrarietà a qualsiasi apertura da parte di Stati terzi nei confronti del leader spirituale dei buddhisti tibetani.

La Commissione europea ha ribadito la sua preoccupazione per la repressione in atto e media tra le parti, restando in stretto contatto con le autorità di Pechino ma anche con rappresentanti del Dalai Lama. "Siamo molto preoccupati per la situazione in Tibet e nelle province confinanti", ha detto la portavoce del commissario Ue per le Relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, Christiane Hohmann. "Deploriamo la perdita di vite umane e il fatto che molti siano rimasti feriti e facciamo appello a tutte le parti perchè usino moderazione, soprattutto alle autorità cinesi con i dimostranti", ha continuato. La Commissione europea, ha assicurato la portavoce, "continuerà a seguire la situazione molto molto attentamente".


E' tornato invece sulla possibilità del boicottaggio olimpico, vagheggiato da Sarkozy, Daniel Cohn-Bendit, ex leader del movimento studentesco francese ed attuale membro del parlamento europeo per lo schieramento dei Verdi, che ha proposto una manifestazione in grande stile contro la repressione in Tibet da attuarsi magari proprio durante la cerimonia di apertura. "Dobbiamo fare in modo che i comunisti cinesi si pentano di aver voluto organizzare i Giochi olimpici.

Per parafrasare uno slogan del 1968, dobbiamo portare il caos a Pechino", ha detto, lanciano l'invito agli altri paesi. "Questo significa che noi andremo lì a correre, saltare e nuotare, ma allo stesso tempo che abbiamo atleti dalla mentalità civilmente educata che potrebbero mostrare la loro solidarietà con il Tibet indossando fasce e sciarpe arancioni", ha affermato Cohn-Bendit. "Abbiamo anche bisogno di giornalisti che vadano lì non solo a coprire gli eventi sportivi, ma anche a parlare coi dissidenti.

Ho sentito dire che verrà bandito l'accesso a piazza Tienanmen. Occupiamola e vediamo se stavolta i cinesi manderanno i carri armati", ha continuato, criticando la decisione di affidare i Giochi ad un paese come la Cina. "Non si affidano le Olimpiadi ai paesi dove vige il totalitarismo, altrimenti avremo sempre questo tipo di problemi". Più freddo sull'ipotesi boicottaggio il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, secondo cui è meglio lavorare sul piano politico, sottolineando l'autonomia dello sport e intimando a non strumentalizzare le parole del Dalai Lama.

Nonostante molti Paesi abbiano sollecitato Pechino ad ammorbidire la sua azione contro le rivolte in Tibet, per ora Usa e Gran Bretagna hanno ribadito il loro sostegno ai Giochi Olimpici.








Fonte: pubblicato il


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