Riforma Pensioni nei programma elettorali di pd e pdl e altri partiti? Ognuno dice la sua

Il tema della riforma delle pensione diventa oggetto attivo di queste elezioni politiche. Ogni partito dice la sua. Vediamo quali sono le principali idee

Berlusconi ha spiegato che, data l'eredità del governo Prodi, dopo le elezioni, che è convinto di vincere, bisognerà mettere di nuovo mano al sistema previdenziale. Come? "Ripristinando la Maroni, con tanto di scalone, e magari non basta neanche e si dovrà fare altro". Inutile dire che le reazioni a queste parole sono state tempestive, sia da parte dei sindacati che da parte di tutto il mondo politico, anche all'interno dello schieramento di centro destra. 

Bonanni e Angeletti, segretari generali di Cisl e Uil, hanno replicato giudicando assolutamente sbagliata la marcia indietro paventata da Berlusconi; il ministro del Lavoro Cesare Damiano, ha parlato di "affermazioni pericolose", il leader della Sinistra arcobaleno Fausto Bertinotti di "formula sciagurata", pur precisando che la riforma del luglio scorso non è certo l'ottava meraviglia. Ma tempestiva è stata anche la smentita del cavaliere, che sostiene di essere stato frainteso della "sinistra stalinista" che capisce solo quello che le fa comodo capire per poter saltare alla gola dell'avversario. "Sono necessari soltanto degli adeguamenti alla legge attuale", bisogna mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati, "so bene che i sistemi pensionistici non cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale": questa la seconda versione di Silvio che va a sostituire la prima, decisamente di stampo diverso.

Nonostante il consono "non l'ho mai detto" berlusconiano, l'allarme sul tema è salito, aprendo un dibattito i cui toni sono resi più squillanti dalle urne elettorali all'orizzonte. Su tutti i giornali campeggiano titoli in prima pagina e interviste a esponenti di Pdl e Pd, che spiegano come e se cambierà il protocollo sul welfare del 23 luglio scorso in caso di vittoria elettorale. Tra questi in primis l'intervista su ‘Repubblica' al padre dello scalone, Roberto Maroni, che non segue la corrente di Arcore e sostiene che la sua legge, seppur migliore della riforma introdotta dal governo Prodi, non debba essere reintrodotta. 

Il leghista lancia una "moratoria di cinque anni": "propongo che il prossimo governo si impegni a lasciare le cose così come stanno per tutta la legislatura". Maroni crede sia meglio lasciar stare ulteriori modifiche al sistema previdenziale, quantomeno per "lasciare i lavoratori tranquilli, dopo tanti tira e molla". Gli unici cambiamenti possibili sono quelli sull'aumento delle pensioni minime e l'introduzione di incentivi "per tenere al lavoro chi potrebbe andare in pensione". Nessun ritocco sull'età pensionabile quindi, e l'ex ministro garantisce ai sindacati che nulla verrà fatto senza il loro consenso.

In un'altra intervista a un altro quotidiano, ‘L'Unità', anche Cesare Damiano dice la sua. Non occorre nessuna modifica alla riforma delle pensioni varata dal governo di centro sinistra, perché "i conti dell'Inps sono notevolmente migliorati". Quanto detto e poi ritrattato da Berlusconi è "un'affermazione intempestiva e dannosa", che crea "allarme tra i lavoratori, i quali pretendono, giustamente, un sistema che dia certezze e non sia sottoposto a continui cambiamenti peggiorativi". Tornare allo scalone cancellerebbe la maggiore equità del sistema pensionistico a cui si è arrivati, e a pagarne le conseguenze sarebbero "i soliti noti, cioè i lavoratori e i pensionati". Damiano passa poi al contrattacco sul terreno elettorale e annuncia che se il suo Pd ad aprile otterrà la maggioranza, "verrà affrontato il problema della rivalutazione delle pensioni in relazione all'andamento del costo della vita, senza toccare il sistema pensionistico".

Da casa Pd arriva anche il rimbrotto del numero uno Walter Veltroni, che promette un intervento straordinario per "dare alle pensioni più basse la capacità di reggere" e attacca la destra, "divisa su tutto". Ad attaccare senza remore il cavaliere è anche Pierferinando Casini, che ironizza sulla catena di smentite dell'ex alleato: "Se questa è la premessa del buon governo auguri. E naturalmente sono sempre i giornalisti ad aver capito male...Ma la gente capisce bene".

E mentre il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, invita "le forze politiche a una lunghissima tregua" per quanto riguarda le pensioni e dice che la sua organizzazione è "fermamente convinta che il sistema sia stato riordinato con il protocollo sul welfare e non ha bisogno di ulteriori manutenzioni in un periodo di medio-lungo termine", motivo per cui ogni intervento su questo punto non incontrerà il favore della Cgil, sul ‘Messaggero' l'economista di Forza Italia Renato Brunetta lancia le sue proposte di modifica. 

Accelerare l'innalzamento dell'età pensionabile, rivedere i coefficienti di trasformazione ogni due anni, introdurre incentivi e disincentivi per convincere i lavoratori ad andare in pensione più tardi, forgiare una nuova scala mobile con un ritorno a una indicizzazione piena e una rivalutazione semestrale in base all'inflazione, legare le pensioni all'andamento dei salari di fatto. Queste le misure proposte dall'economista, che rimpiange la legge Maroni e taccia l'ultima riforma come "imbroglio", ma che è consapevole del fatto che "non si può rimettere in moto un nuovo impianto legislativo". 

Piace a Manuela Palermi, capogruppo al Senato di Verdi-Pdci e capolista in Toscana per la Sinistra l'Arcobaleno, questa proposta, che considera "seria" e si augura non sia solo un modo per "rastrellare un po' di voti". La Palermi ci tiene comunque a mantenere le distanze: "da Brunetta e Pdl ci divide tutto" e le sue proposte devono essere estese ai salari.

Rimanendo in tema pensioni, un altro nodo ancora da sciogliere che preoccupa tanti è quello del decreto sui lavori usuranti. Al governo rimangono solo due settimane per portarlo a casa: il 30 marzo infatti scadrà il termine della delega contenuta nel protocollo sul welfare. Sarà dura, considerando le vacanze di Pasqua, che il Cdm di lunedì sarà dedicato interamente ad Alitalia, e la rottura con Confindustria. Lo scontro con Viale dell'Astronomia verte sul lavoro notturno: la delega prevedeva almeno 80 giorni l'anno di lavoro notturno per poter usufruire della pensione anticipata per impiego usurante, ma nell'ultimo testo del decreto questo limite è sceso a 64 giorni. 

A usufruire dell'anticipazione di tre anni per la pensione di anzianità sarebbero i lavoratori, con 35 anni di contributi e con un'età anagrafica non inferiore ai 57 anni, impegnati in "lavori in galleria, cava o miniera", "lavori in cassoni ad aria compressa", "palombari", "lavori ad alte temperature", "lavorazione del vetro cavo", "lavori espletati in spazi ristretti", "lavori di asportazione dell'amianto", gli addetti alla catena di montaggio, i conducenti di veicoli pesanti adibiti a servizi pubblici di trasporto di persone.

Inoltre secondo la bozza del governo Prodi il periodo lavorativo usurante, nel periodo transitorio, deve essere stato svolto per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, mentre a regime la clausola temporale prevede un periodo non inferiore alla metà della vita lavorativa. 

I benefici previsti per i lavori usuranti potranno essere concessi in "coerenza con il limite delle risorse finanziarie di un apposito Fondo costituito, la cui dotazione finanziaria è di 83 milioni di euro per il 2009, 200 milioni per il 2010, 312 milioni per il 2011, 350 milioni per il 2012, 383 milioni a decorrere dal 2013".

Per Epifani questo decreto è "un atto dovuto che non si può non fare" e invita il governo a varare il provvedimento nel prossimo consiglio dei ministri -previsto per mercoledì prossimo- e non oltre, dato che sarebbe poi impossibile convertirlo in legge.
Lo stesso invito proviene dalla segretaria generale dell'Ugl Renata Polverini e da tutta la Sinistra Arcobaleno. 








Fonte: pubblicato il


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