Diminuire costi politica: il programma del Pd e della Sinistra Arcobaleno. Punti congiunti?

Il PD di Veltroni ha istituito una commissione per cercare di diminuire i costi della politica italiana. Idee comuni con la Sinistra Arcobaleno

Il candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni, ha costituito una commissione apposita per studiare il fenomeno dei costi della politica e tentare di "attaccarlo alla radice". Il costituzionalista Stefano Ceccanti, che coordina il gruppo di lavoro, prima di parlare vuole attendere che sia stata stilata una relazione finale. Si sa delle proposte chiave, portate avanti dal segretario del Pd anche durante la crisi di governo. Si vuole ridurre, in caso di conquista della maggioranza, il numero dei parlamentari. E' circolata anche la voce che si stia tentando di trovare il modo di ridurre il peso dei finanziamenti pubblici ai partiti, dando più spazio ai privati. Comunque vada a finire, le proposte saranno coerenti con l'accordo di massima trovato con l'altro partito della coalizione, l'Italia dei valori. Ma la questione è ben presente anche nel programma della "Sinistra arcobaleno", sotto il titolo "Tagliare i privilegi, difendere la democrazia".

Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, ha ricapitolato con "Aprileonline" l'intesa. Spiegando, soprattutto, che il patto tra Veltroni e Antonio Di Pietro è "saldo" per quanto riguarda la strategia di riduzione dei costi della politica, più improvvisato nel settore dei contributi all'editoria e ai partiti.

I costi della politica, ha spiegato Donadi, Pd e Italia dei valori, se dovessero andare al governo, li ridurranno anzitutto all'interno "di un processo di revisione e riassetto della struttura istituzionale del Paese, in particolare la revisione dell'attuale sistema di bicameralismo perfetto. Fatto quello, ridurremo, dimezzandolo, il numero dei parlamentari. La presenza di mille parlamentari oggi, per come si è evoluta concretamente la Costituzione, è diventato un numero eccessivo anche rapportato agli altri Paesi europei". In termini economici, tuttavia, i costi parlamentari sono solo una piccola porzione delle spese totali imputabili alla politica. Donadi ha perciò elencato gli altri "punti d'attacco" dell'accordo: "Stabilire un obbligo, accompagnato da benefici economici, di gestione unificata dei servizi generali (il trasporto pubblico, gli uffici tecnici, l'assistenza domiciliare) con il riferimento delle aree omogenee, in tutti i comuni con meno di cinquemila abitanti". Secondo: "Intendiamo ridurre di almeno il cinquanta per cento - lo consideriamo un intervento minimo per ridare efficienza e competitività al sistema - il numero delle società a partecipazione pubblica sia dello stato che degli enti locali. Serve una privatizzazione maggiore, per quanto riguarda queste attività". Infine, si pensa all' "l'abolizione delle province nelle aree metropolitane e la revisione, secondo criteri rigidissimi, dei requisiti per entrare a far parte della categoria delle comunità montane. Devono essere pochissime, concentrate nelle aree ad altitudine maggiore, con un'alta percentuale del territorio in montagna. Vanno eliminate tutte le comunità montane in riva al mare". Non riconducibile direttamente alla politica è la questione del pubblico impiego, qui si è progettato un intervento sulla base della stella polare della meritocrazia: "Vanno inseriti criteri di valutazione per competenza, per merito e professionalità basati sul raggiungimento di obiettivi. I giudizi devono essere affidati a organi indipendenti, in modo che anche nella pubblica amministrazione si comincino ad applicare criteri di meritocrazia".

Quanto ai finanziamenti pubblici all'editoria, Donadi ha ammesso che "non c'è stato tempo di andare oltre una posizione che riteniamo ancora insoddisfacente, cioè quella di rivedere strutturalmente i criteri per l'assegnazione dei fondi all'editoria, con particolare riferimento all'editoria di partito. Anche qui servono criteri oggettivi, deve essere garantita, ad esempio, un certo tipo di diffusione e la separatezza tra il partito e la gestione del giornale". Ma Di Pietro e i suoi non sono soddisfatti e, in caso di vittoria, si batteranno per spostare l'asticella ancora di più verso il rigore: "Noi in realtà vorremmo che fosse possibile, dopo le elezioni, andare oltre questo compromesso che per mancanza di tempo abbiamo trovato. Siamo per l'abolizione completa di questi fondi, tout court, per tutta l'editoria". L'ultimo punto, i rimborsi elettorali. L'Italia dei valori concorda con il Pd sul fatto che siano, per la politica "il male minore", visto che comunque garantiscono trasparenza. Tuttavia, Donadi vedrebbe bene, anche qui, l'introduzione di criteri rigorosi, come quello del "tasso di democrazia interna" per aprire i cordoni della borsa dello Stato nei confronti dei partiti.

Anche la Sinistra arcobaleno ha inserito nel programma la riduzione dei costi della politica, inserendola in un'ottica di "discrasia" tra la crescita, nel Paese, delle disuguaglianze e l'aumento dei privilegi dei politici. La sinistra propone la diminuzione del numero dei consiglieri regionali e dei parlamentari e l'adeguamento della retribuzione di questi ultimi alla media europea. Si vuole, inoltre, sottrarre ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici e, si legge, "stabilire criteri che le amministrazioni devono rispettare per garantire l'interesse pubblico e i principi del merito".





Fonte: pubblicato il


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