Tibet: monaci manifestano pacificamente, ma le autorità cinesi intervengono duramente sparando

Monaci tibetani protestano contro il Governo Cinese per il controllo del Tibet

Negozi, automobili della polizia e dell’esercito sono state date alle fiamme e secondo una testimone sarebbero stati sia i monaci che gli abitanti della capitale tibetana a provocare gli incendi.

Si tratta dell’ultimo episodio di una serie di proteste esplose questa settimana all’interno e all’esterno del Tibet che mirano ad attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla condizione di questo piccolo Stato.
La speranza è che i riflettori accesi sulla Cina in vista dei giochi olimpici di Pechino possano spostarsi anche sulla loro causa.

L’agenzia Nuova Cina ha affermato che “ci sono dei feriti, che sono stati ricoverati in ospedale” senza fornire altri dettagli.
Altri testimoni hanno riferito che la polizia militare è intervenuta in forze per disperdere i dimostranti e che i monasteri di Sera, Drepung e Ganden, centro delle proteste dei giorni scorsi, sono stati circondati dalla polizia militare.
Alcuni monaci stanno compiendo gesti di autolesionismo per protestare contro l’accerchiamento delle forze dell’ordine attorno al monastero e contro l’arresto di alcuni monaci.

Le proteste sono iniziate in due monasteri di Lhasa lunedì scorso, anniversario della rivolta non-violenta del 1959 contro l’occupazione cinese, e secondo Rfa e l’associazione britannica Campagna internazionale per il Tibet (Ict), giovedì hanno raggiunto anche quello di Ganden.

La Casa Bianca si è detta “rammaricata” per le violenze avvenute in Tibet e ha richiamato la Cina al rispetto della cultura tibetana.


Contemporaneamente anche il Dalai Lama ha chiesto alla Cina di rinunciare all'uso della forza e, in una dichiarazione fatta a Dharamsala in India, si è detto “profondamente preoccupato” per la situazione in Tibet.








Fonte: pubblicato il


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