Iran criticato il governo di Ahmadinejad dai leader religiosi. Appena prima delle elezioni

Il grande Ayatollah Montazeri critica il Governo iraniano, proprio in prossimità delle elezioni politiche

A proposito dell'attuale governo iraniano, il Grande Ayatollah Montazeri, pur sottolineando che "tutti i governi e i popoli devono avere accesso alla tecnologia e all'energia nucleare", spiega che "gli errori commessi dalla Repubblica Islamica e le provocazioni gratuite dell'attuale governo sono alla base della mancata fiducia internazionale nei confronti del nostro paese. Questi errori - aggiunge Montazeri - hanno portato a una coesione internazionale che si manifesta con sanzioni contro l'Iran con conseguenze preoccupanti per la popolazione".

A questo punto, il Grande Ayatollah si augura che "il governo, tenendo presente le difficoltà attuali, rinunci alla sua politica emotiva ed estremista e si adoperi per superare l'attuale isolamento e per evitare che le pressioni politiche ed economiche schiaccino il paese e la popolazione". Tracciando poi un bilancio di 29 anni di vita della Repubblica Islamica, Montazeri afferma: "Io non accuso nessuno di tradimento, ma non posso ignorare che l'estremismo di alcuni e l'autoritarismo di altri abbiano impedito la materializzazione dei principali obiettivi della nostra Rivoluzione, che erano libertà politiche e civili per l'intera popolazione".

A una domanda sulla bocciatura di molti candidati che intendevano presentarsi alle elezioni del 14 marzo, il Grande Ayatollah si esprime con parole molto dure. "La bocciatura della candidatura di persone utili e con esperienza, così come le forti pressioni sui giornali e i giornalisti, nonché su donne e studenti, aumenta il divario tra la gente e il potere, mettendo in seria discussione la legittimità del governo e delle istituzioni.

Nelle attuali condizioni, con la pressione internazionale che cresce - aggiunge - non riesco a capire perché il nostro governo non pensi alle conseguenze delle proprie scelte. Anche perché la gente è già scontenta per l'inflazione galoppante e la disoccupazione crescente, e queste decisioni poco sagge non fanno altro che alimentare il dissenso popolare.

Quindi, un Parlamento scelto in queste condizioni - sottolinea Montazeri - e senza una competizione leale e reale, certamente non può essere rappresentativo della maggioranza degli iraniani, che si vedranno governare da una minoranza uniforme e incapace di rispondere ai loro bisogni".


L'Ayatollah si fa anche portavoce dei malumori di chi non vede di buon occhio la generosità con la quale il governo di Ahmadinejad elargisce aiuti a certi movimenti mediorientali e a certi paesi dell'America Latina. "E' ovvio - sostiene - che a pagare il prezzo degli aiuti elargiti ad altri paesi e movimenti non deve essere assolutamente la popolazione iraniana, che questo inverno in molte zone del Paese ha sofferto per il freddo e per la mancanza di carburante per il riscaldamento".

Montazeri, riferendosi poi alle accuse rivolte a Teheran di interferire negli affari interni dei Paesi vicini, primo su tutti l'Iraq, afferma che è "un dovere aiutare i paesi vicini, con i quali abbiamo fede e cultura in comune, e che oggi si trovano in difficoltà", ma precisa che "questi aiuti in nessun modo devono trasformarsi in interferenze, come nemmeno le grandi potenze devono condizionare le scelte dei paesi in via di sviluppo con il loro sostegno economico".

Nella sua analisi dell'Iran di oggi, l'Ayatollah fa un cenno anche alla presenza massiccia di militari e di esponenti del clero sulla scena politica ed economica del paese, oggetto di forti critiche da parte delle forze riformiste. "Sull'interferenza dei militari nella vita politica - dice - mi rifaccio alle dichiarazioni del defunto Ayatollah Khomeini, il quale disse che non è negli interessi del Paese, e nemmeno delle forze armate, che chi indossa un'uniforme si intrometta nei giochi politici e si schieri con le parti". Allo stesso modo, Montazeri non è favorevole nemmeno alla presenza del clero nei ruoli esecutivi.

"Il clero deve tenersi lontano, per quanto possibile, dagli incarichi esecutivi e dai centri di potere per non compromette il suo ruolo di guida spirituale della popolazione", sottolinea. Questa visione di Montazeri, che da sempre si oppone alla presenza del clero nei ruoli esecutivi, è una delle ragioni per il quale è stato allontanato, a suo tempo, dall'Ayatollah Khomeini.

Infine, Montazeri ribadisce di non essere contrario alla pena di morte, prevista dalla sharia islamica, ma si dice convinto che nella Repubblica Islamica si faccia un abuso di questa legge. "La pena di morte è prevista per reati di sangue, su richiesta dei parenti della vittima e in altre rarissime occasioni, sempre se l'accusato ha reso libera ammissione di colpa - a spiega -. Ma in nessun caso (deve essere applicata, ndr) se la confessione è conseguenza dell'uso della forza, della tortura o di altri tipi di pressioni".

Parlando della lapidazione, altra pena inflitta ultimamente dai giudici iraniani, Montazeri sottolinea che "le condizioni per poter emettere tale sentenza sono talmente difficili che la rendono quasi impossibile.





Fonte: pubblicato il


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