Palestina-Israele: tregua raggiunta con Hamas? Si riprenderanno i colloqui grazie all'Egitto?

Il presidente dell'Anp assicura, nonostante la smentita degli stessi, che Hamas e Israele hanno raggiunto 'un'intesa di massima' su una tregua

Il presidente dell'Anp assicura, nonostante la smentita degli stessi, che Hamas e Israele hanno raggiunto "un'intesa di massima" su una tregua, che impegni il primo a cessare il lancio di razzi e secondo a revocare l'embargo sulla Striscia.

"Credo che Israele acconsenta o abbia già acconsentito", ha detto il leader palestinese dopo un colloquio ad Amman con re Abdullah II di Giordania. "A seguito di quanto sta accadendo in Egitto credo che vi sia un'intesa di massima, che nei prossimi giorni potrebbe preludere a un accordo", ha aggiunto Abu Mazen, riferendosi allo sforzo di mediazione della diplomazia egiziana che avrebbe portato le parti a una tacita tregua all'interno e intorno alla Striscia di Gaza.

Il premier israeliano, Ehud Olmert, ha tuttavia negato che Israele sia impegnato in una trattativa del genere: "Non vi è alcun accordo, non vi sono negoziati né diretti né indiretti", ha insistito il premier, a margine della visita del suo omologo ceco Mirek Topolanek, sottolineando che non vi sarebbe alcuna ragione di colpire Gaza se da lì non partissero salve di razzi.

Da parte sua, Iman Taha, un portavoce del Movimento per la resistenza islamica, ha ribadito che Hamas continuerà a lanciare i suoi razzi e che l'attuale calma è solo il frutto di una decisione tattica del movimento. Così anche Sami Abu Zuhri, un altro portavoce di Hamas, ha affermato che non è stato raggiunto un formale cessate il fuoco, mentre ha confermato l'impegno dell'Egitto, smentito da Israele, per il raggiungimento di una tregua. Ma, in una nota diffusa da Gaza, il movimento di resistenza islamico, che lo scorso giugno con un colpo di mano assunse il controllo della Striscia e costrinse il presidente Abu Mazen a riparare nella Cisgiordania occupata, conferma che si sta lavorando con gli egiziani su un'intesa per il cessate il fuoco.

Un ruolo, quello del Cairo, tornato centrale dopo la recente visita di un consigliere diplomatico israeliano della Difesa, Amos Gilad: una missione che secondo Olmert era stata "programmata da settimane" e che punta invece a bloccare l'infiltrazione di armi dal Paese nordafricano verso Gaza. Smentite a parte, comunque, resta il fatto che per il terzo giorno consecutivo non vi sono stati raid nella Striscia di Gaza ed è praticamente cessato il lancio di razzi contro il sud di Israele, con "appena" due missili lanciati domenica dalla Striscia verso il sud di Israele, a fronte di decine di Qassam piovuti quotidianamente nei giorni precedenti. Una calma ancora più evidente, perché segue l'escalation di violenze dell'ultima campagna militare israeliana, "Inverno caldo", che ha causato la morte, in pochi giorni, di 132 palestinesi (compresi donne e bambini), 4 soldati e un civile israeliano.


Appoggiati dagli Stati Uniti, gli emissari egiziani hanno avuto vari incontri separati con Israele e il movimento islamico. Nessuno si illude: la tregua, se di questo si può effettivamente parlare, è molto fragile, prima di tutto per la complessità della situazione sul terreno. Israele non ha compiuto una rappresaglia al massacro di venerdì scorso nella scuola rabbinica di Gerusalemme perché non ha trovato - a differenza di quel che era sembrato in un primo momento - alcun legame diretto tra Hamas e l'attentato; ma non impiegherà molto a trovare i responsabili. Non solo: lo stesso piano egiziano presenta problemi (come confermato dal fatto che il capo dell'intelligence del Cairo, il generale Omar Suleiman, che doveva recarsi in Israele e nei territori per continuare il negoziato, ha rimandato per la seconda volta in pochi giorni la sua missione).

Come prerequisito dell'accordo, Hamas chiede l'apertura dei valichi di frontiera, in particolare quello di Rafah; tema questo particolarmente difficile. Il piano prevede anche uno scambio di prigionieri (Hamas ha sequestrato nel giugno 2006 il soldato Gilad Shalit, Israele ha migliaia di detenuti palestinesi nelle proprie prigioni). "Per ora siamo a un fase preliminare: ascoltiamo le richieste delle parti per definire un'iniziativa dettagliata e completa", ha spiegato Mohammed Bassiuni, presidente della commissione parlamentare per la Sicurezza del parlamento egiziano. E adesso occorrerà attendere per vedere i prossimi sviluppi.








Fonte: pubblicato il


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